La metamorfosi del Bologna (e di Donadoni)

Rossoblù più vivaci, rognosi, con una idea di gioco chiara. E rispetto a un anno fa sono cambiati 7 titolari…

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Tutti d’accordo nel fare i complimenti a Donadoni e al Bologna per i 14 punti in 8 partite. Una squadra totalmente diversa rispetto a quella della passata stagione: ora il Bfc vince, convince e diverte. Tutto fantastico, sperando che il periodo duri il più possibile e la truppa non si faccia cogliere impreparata alla prima difficoltà, problema spesso riscontrato nell’ultimo anno. Ma vediamo più nel dettaglio cosa è cambiato, anche alla luce dell’arrivo di Rodrigo Palacio.

Partendo dalla difesa, si nota come la solidità sia decisamente migliorata, Helander e Gonzalez si completano perfettamente a vicenda e il costaricano ha proprietà di palleggio decisamente migliori rispetto al predecessore Gastaldello. Siamo talmente tanto solidi dietro che non ci accorgiamo neanche dell’assenza di Maietta. Non solo, Masina sembra aver ripreso la strada perduta, il giovane rossoblù ha ritrovato la sicurezza di un tempo e gli svarioni difensivi sembrano acqua passata. Svolta vera, invece, a destra, dove il prode Mbaye ha garantito una concretezza difensiva senza eguali in rosa, chiaramente superiore al ‘fisicato’ Krafth e all’esperto Torosidis. Il greco paga l’anagrafe e una brillantezza leggermente perduta, lo svedese la cronica sbadataggine difensiva. Mbaye invece riesce perfettamente a coniugare doti fisiche con un grande senso tattico: chissà perché è stato perso tempo in precedenza… Ora la difesa è un blocco unico, si muove all’unisono. Già qui ci sono tre nuove pedine rispetto al passato, Helander e Mbaye – che l’anno scorso erano riserve – e Gonzalez che è stato un nuovo acquisto estivo.

Deciso salto di qualità in mediana. La continuità di rendimento che sta offrendo Pulgar ha fatto dimenticare a Donadoni e alla piazza la perdita di Diawara: ora dalla zona centrale non si passa. Non solo, il cileno offre una funzionalità senza eguali in fase di palleggio, sviluppando il gioco nel modo migliore per quella che è la filosofia tattica del Bologna. In mezzala, inutile sottolineare la prestanza e la costanza di Andrea Poli, tatticamente decisamente più prezioso di Dzemaili, e la prepotenza di Godfred Donsah. Magicamente riscoperto da tutta Bologna. E dire che il ghanese in estate, come Mbaye, è stato sull’orlo della cessione: tanti, clamorosamente, non si sarebbero strappati i capelli a fronte di una uscita senza senso e sotto prezzo. Un po’ di fortuna, parliamoci chiaro, c’è stata eccome, vuoi per qualche infortunio e vuoi perché il mercato non ha prodotto il classico effetto domino che di solito muove pedine da una squadra all’altra. E se li avessimo ceduti, dove saremmo e cosa diremmo ora? In sostanza, la mediana è quasi tutta titolare: Poli è un nuovo acquisto, Donsah non giocava mai e Pulgar era mezzo titolare e mezza riserva.

In attacco c’è poco da dire. L’arrivo di Palacio è stato la chiave di volta, il perno che ha sbloccato il Bologna dal punto di vista tecnico e mentale. Don Rodrigo è un campione, e tutti gli vanno dietro. Anche il mister, che se lo coccola costantemente e lo segue, lo ascolta. Per Donadoni meglio un giocatore già pronto, scafato, navigato, che uno da svezzare. Verdi e Di Francesco completano il reparto, ma il talento e le capacità dei due non sono mai state in discussione, anche se il mister ci ha messo un po’ di tempo per lanciare il figlio d’arte nell’undici titolare. Eccola dunque la metamorfosi, figlia di una serie di fattori inequivocabili. Il cambiamento del mister, non più precluso verso alcuni giocatori, gli arrivi dal mercato e un anno in più di esperienza accumulato. Ecco perché non si possono conferire i meriti ad una sola persona, così come non è unico il responsabile quando si perde. Bravo Donadoni, non tanto nel produrre 14 punti in 8 partite, ma a portare avanti un cambiamento radicale rispetto a un anno fa. 7 titolari diversi, baricentro più alto e una gestione meno statica della rosa: più o meno quello che i critici chiedevano. Compresi i cambi, meno scontati in questa stagione rispetto a prima. Il 4-3-3 stantio ha fatto spazio ad uno più vigoroso, energico, pimpante e coeso. Ma tutto è partito da una rivoluzione di uomini, che misteriosamente l’anno scorso non si era vista anche quando le cose andavano male. E infine, oltre al mister, vogliamo farli due complimenti anche al proprietario che finalmente inizia a ricevere i frutti dei danari investiti? Bravo Donadoni, bravo Saputo.

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  1. 12345678 - 3 anni fa

    sicuro che i cambi sono stati “consigliati” dai dirigenti, in primis il Dott. Fenucci, perché Donadoni è troppo stupido e incompetente per farli da solo.

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