Il calcio ha la VARicella

Rimane la suddistanza psicologica nonostante il Var: il calcio ha una malattia grave

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

E’ bastato un solo girone per rendere il Var innocuo. Lo strumento tecnologico, che doveva togliere una serie di errori, ha vissuto la sua giornata più dura. E’ il giorno della VARicella, da curare il prima possibile.

Partiamo da un presupposto: il problema non è il Var, ma chi lo utilizza ed eventualmente il protocollo costruito attorno ad esso. Rimanendo sugli episodi di Napoli, che fanno seguito a quelli di Bologna-Cagliari, uno dei problemi non ancora risolti dal Var è relativo al fallo di mano. Con la permanenza dell’involontarietà, unita alla discrezionalità di chi guarda in campo e chi davanti al monitor, ogni colpo di mano in area avrà un giudizio diverso in base alla sensibilità dell’arbitro di turno, in campo o Var che sia. Bisognerebbe trovare un protocollo chiaro che limiti la discrezionalità di giudizio, perché è inaccettabile che un tiro indirizzato verso l’angolino, deviato da un braccio, sia un episodio meno grave di un tuffo sulla linea di fondo, anche se il fallo di mano è indipendente dalla destinazione finale di un pallone. Pur osservando il regolamento, che non distingue i tiri in porta da altre situazioni sulla volontarietà del tocco di mano, si capisce bene che l’importanza dei due episodi è ben diversa.

Sul resto servirebbero 10mila battute o 3 articoli. Innanzitutto colpisce la predisposizione di Mazzoleni a purgare il Bologna. L’elenco è lungo, negli ultimi 4 anni sono ben 5 le partite dei rossoblù inficiate dalla direzione dell’arbitro di Bergamo. Errori grossolani, per certi versi incredibili,  tutti relativi a calci di rigore dati contro o non concessi ai rossoblù. Sarà una coincidenza. Stupisce, però, che il designatore Rizzoli lo abbia inserito a Napoli, forse la partita più importante della giornata. E’ un direttore di gara che continua a sbagliare ma nonostante tutto rimane nel Gotha del mondo arbitrale italiano. Esempi? Dopo il rigore inesistente concesso alla Lazio al 97′ il 16 ottobre 2016, pensate sia stato fermato? No, è stato promosso con le direzioni di tre big (Crotone-Napoli, Sampdoria-Inter e Palermo-Milan).

Sugli episodi di ieri c’è poco da dire. Su Callejon il Var non può intervenire perché spetta all’arbitro valutare l’intensità di un tocco, mentre il mani di Koulibaly, come da direttive di Rizzoli, Mazzoleni era tenuto a rivederlo. Poteva darlo o non darlo e giudicarlo involontario, ma per decenza sarebbe stato almeno corretto visionare il monitor. Così facendo, anche alla luce di tutti gli episodi precedenti, come può un tifoso non pensare male? Poi c’è il contesto generale, ben descritto dagli episodi di Crotone. Trapela, forse, una repulsione degli arbitri alla correzione del Var. Se un arbitro esperto come Tagliavento sbaglia due clamorose decisioni pur rivedendo gli episodi, si comprende come il problema non sia la tecnologia ma l’uso che se ne fa. Emerge il protagonismo dell’arbitro, magari restio a cambiare una decisione presa (perché incontrovertibilmente sbagliata) provocando, di fatto, errori più gravi. Chi parla di sabotaggio sbaglia? Chissà…Resta dunque il vero dato: la sudditanza psicologica, se così vogliamo chiamarla, non può essere cancellata dalla tecnologia, proprio perché chi ne soffre è lo stesso designato a guardare un monitor. L’altro aspetto è banale: gli arbitri incompetenti rimangono tali anche di fronte al sostegno del Var. Questa è la malattia, qualcuno riuscirà a debellarla?

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