E’ una Serie A di ‘plumoni’

E’ una Serie A di ‘plumoni’

Mercato invernale con i portafogli chiusi: 24 milioni spesi in tutta la sessione. I canditi sono finiti

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

In dialetto bolognese il termine ‘plumone’ sta a significare ‘tirchio’. Deriva dalla ‘Pluma’, ovvero quella peluria che si trova nelle tasche malinconicamente vuote. Bene, considerando le spese effettuate dalla Serie A in questa sessione di mercato, si può affermare che tutto il massimo campionato italiano è governato da ‘plumoni’. Si scherza, chiaro, ma i dati sugli investimenti in questi 30 giorni parlano chiaro…

Sono stati 24 i milioni di euro spesi da tutte e 20 le società di Serie A durante il mercato invernale (dati Transfermarkt), sostanzialmente circa il 5% di quanto speso dalla Premier League (più di 400 milioni). In questo contesto si capisce bene perché le varie proprietà, seppur ricche, badino al sodo e ai bilanci piuttosto che ai sogni di mercato. Per dirla alla Roberto Carlino: ‘Non si vendono sogni ma solide realtà’. Pensare che il mondo del calcio sia diventato un mondo in cui si può spendere e spandere senza ripercussioni è folle. Un esempio? Suning. Due settimane fa l’Ad Alessandro Antonello ha illustrato la situazione dell’Inter in relazione all’emissione di bond da 300 milioni di euro che permetteranno di gestire il club: “L’Inter deve correre con le sue gambe e l’operazione bond l’avrebbe fatta qualsiasi imprenditore. Non è sempre giusto chiedere alla proprietà” (fonte Fcinternews). Insomma, obbligazioni, prestiti. Su Calcio e Finanza si legge che ‘oltre a rimborsare i debiti preesistenti, il bond dell’Inter ha fornito al club un’infusione di cassa di 82 milioni euro”. Pensate, dunque, che i Zhang fatturnoa 53 miliardi di dollari l’anno, ma evidentemente, da famiglia imprenditoriale avveduta, ha deciso di rendere l’Inter un club capace di sorreggersi da solo. Un po’ come vorrebbe fare Saputo con il più ‘piccolo’ Bologna.

Non accorgersi che il calcio è cambiato, che i fasti degli anni ’90 sono finiti da un po’ e che allora si truccavano i bilanci oppure si truffavano i risparmiatori, vuol dire non comprendere la realtà. Per il Resto del Carlino, il Bologna avrà un passivo in questo mercato di 2.5 milioni di euro, che parametrato alle spese dell’intera Serie A vuol dire aver fatto la propria parte. E quando si attacca il proprietario per le mancate spese (fermo restando che a fine anno continua a ripianare) significa guardare solo il nostro orticello e non gettare lo sguardo altrove, dove tutte le società di Serie A sono in crisi tranne due (Napoli e Juve). Prima e seconda della classe dimostrano di poter spendere, tutte le altre, comprese Inter e Roma, devono cedere o comunque far quadrare i bilanci. L’Inter ha preso, in PRESTITO, Lisandro Lopez e Rafinha, la Roma Jonathan Silva e la Lazio Martin Caceres. In questo contesto, cosa avrebbe dovuto fare il Bologna? Poi certo, Verdi è rimasto per un suo rifiuto, ma pensare che solo il nostro proprietario debba spendere e spandere – quando società che ricavano decisamente di più lavorano di prestiti – è un esercizio utopico e un pretesto per attaccarlo. Tecnicamente il Bologna è decisamente migliore rispetto al primo di gennaio, in un mercato in cui spiccano le operazioni dei rossoblù (il no di Verdi e gli arrivi di Orsolini e Dzemaili) e quelle di Babacar al Sassuolo e Kurtic alla Spal. Il resto? Non pervenuto.

 

 

 

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