E’ pur sempre un calendario!

E’ pur sempre un calendario!

Inizio complicato per il Bologna nella prossima Serie A: ma se da un lato occorre essere realisti, dall’altro serve non farsi prendere dal panico

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Ogni volta che viene sorteggiato un calendario si cerca di analizzarlo nella sua profondità, ma farlo a fine luglio quando la stagione inizia a fine agosto è complicato, soprattutto con il mercato aperto. E’ nostro dovere provarci, anche se nel corso di un campionato non è mai possibile prevedere infortuni, stati di forma, momenti di crisi. Insomma, sapere come starà il Bologna a gennaio è sostanzialmente impossibile. Si può dunque fornire un giudizio sommario e del tutto teorico: il classico pronostico sulla carta.

Ad una prima lettura, il calendario del Bologna appare fatto di cicli. C’è una serie di partite difficili alternata ad una serie di partiti più abbordabili. Sicuramente, l’inizio casalingo è più duro di un anno fa (Crotone e Cagliari contro Torino e Inter) ma sostanzialmente i calendari tendono tutti ad assomigliarsi un po’, o comunque presentano cicli che non ci piacciono. Ad esempio,  luglio 2016 eravamo consapevoli del fatto che ci saremmo dovuti salvare con anticipo visto il finale contro Milan e Juve, stavolta abbiamo un problema opposto ed è quello di cercare di partire bene nonostante un calendario più complicato.

Quando si hanno cicli si possono scorgere vantaggi e svantaggi. Avere un calendario con squadre forti all’inizio può essere un punto a favore per il Bologna, le big da sempre non partono mai al top della forma e nelle prime sfide ci sono Inter e Fiorentina, due squadre che ripartiranno sostanzialmente da zero e a cui occorrerà tempo. L’altro vantaggio di avere un calendario simile è dettato dal fatto che si può dare continuità. Avere una serie di impegni più facili può consentirti di fare punti in rapida successione, fieno in cascina nel momento in cui arriveranno le partite più rognose. Gli svantaggi sono dettati dal fatto che c’è il rischio di fare meno punti in avvio (ma tutto potrebbe compensarsi alla fine) senza contare che diventerebbe difficile chiudere una crisi, qualora si palesasse, giocando contro una delle prime della classe.

E allora vediamolo questo calendario dopo i primi ostici tornanti. Dalla sesta in poi, Sassuolo, Genoa, Spal e Atalanta, partite che il Bfc può giocarsi alla pari. Dopo arrivano le due romane in fila, mentre a novembre si può cambiare marcia con Crotone, Verona, Samp e Cagliari. Finale con Juve e Milan ma anche con Chievo e Udinese. Si può fare e disfare, in sostanza. Quello che davvero farà la differenza, vista la scorsa stagione, non è tanto la disposizione delle partite quanto l’atteggiamento mentale della squadra. Quella famosa consapevolezza di volersela giocare senza paura con tutti. E siccome questo gap mentale lo dovrà colmare la truppa, anche l’ambiente, per dare una mano, sarebbe chiamato a non farsi prendere dal panico ogni volta che esce un calendario. Questo complesso di inferiorità dettato solo dalla possibile durezza degli incontri – e dall’eventuale inizio balbettante – è il primo fattore da debellare se davvero si vorrà tentare di crescere insieme. Siamo in Serie A, le partite difficili sono all’ordine del giorno, altrimenti avremmo fatto un altro campionato. Abbiamo sudato tanto per tornare tra i grandi, godiamoci il viaggio sperando in una ritrovata verve da ‘ammazzagrandi’: è l’unica cosa che ci manca.

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