C’è chi dice no

C’è chi dice qua, c’è chi dice là, io non mi muovo

di Redazione TuttoBolognaWeb, @TuttoBolognaWeb

Ci sono treni che passano una sola volta nella vita. Altri arrivano e partono una decina di volte al giorno, basta andare in stazione. «Ha fatto male, è pazzo». «Ha fatto bene, saggia decisione». Ragazzi, in questa storia non c’è un «giusto» o un «sbagliato», c’è solo la volontà di un professionista, un uomo di venticinque anni, che ha preso una decisione controcorrente. Illustri commentatori di tutta Italia, fatevene una ragione e andate avanti. Magari fra qualche mese Simone non saprà, o non vorrà, dire «no», però sarebbe bellissimo se attorno alla scelta di questo ragazzo si costruisse qualcosa di davvero importante, un Bologna orgoglioso della sua storia.

Intanto Verdi proseguirà la sua avventura con la nostra maglia e ne siamo onorati. Ha scelto di continuare a correre dietro ad un pallone in quei novanta minuti che davvero contano nella carriera di un calciatore. Ha scelto di essere protagonista in una «squadra anonima», «minuzzaglia», e non fare la comparsa in una formazione da scudetto come hanno fatto suoi illustri predecessori. Simone ha scelto di correre ancora a perdifiato sotto la nostra curva dopo un goal, di sentire il suo nome scandito, ritmato come in un unico battito cardiaco. Perché se sul petto abbiamo cuciti sette scudetti e qualche coppa ormai sbiadita dal tempo, ma certi campioni assoluti hanno deciso di indossare i nostri colori e fermarsi all’ombra delle Due Torri per il resto della loro vita, qualcosa vorrà pur dire. Qualcosa gli avremo lasciato anche noi con il nostro amore incondizionato.

Ieri, quando Simone è sceso in campo con la fascia da capitano legata al braccio, eravamo orgogliosi come non ci accadeva da tempo. Dopo cinquanta secondi poteva essere apoteosi, ma forse sarebbe stato troppo. Cinque minuti di forcing non spezzano le reni al Benevento e al sesto minuto sul Dall’Ara scende una gran puzza di «paura»: palo a botta sicura di Guilherme. I rossoblù perdono le distanze e fanno una gran fatica, rivediamo il solito, inconcludente, tiki-taka e dietro traballiamo paurosamente. Ma se le «streghe» hanno fatto sette punti in venti gare un motivo ci sarà. Minuto 35: Verdi batte una punizione velenosa e Destro è il più lesto a mettere in rete. Ecco il motivo. All’intervallo siamo in vantaggio e forse è l’unica nota davvero positiva. Nel secondo tempo il Bologna cresce e il Benevento non scende in campo. Verdi, De Maio, goal, Var, goal. Doppia esultanza, «two is mei che uan». Verdi, Dzemaili, autostrada libera, tiro, goal. M: «Bond, ho bisogno che lei torni», James Bond: «Non sono mai andato via». Triplice fischio. Forse bisognerebbe commentare il fatto che per un tempo abbiamo sofferto giocando contro nessuno, che abbiamo rischiato di andare sotto contro l’ultima in classifica… ma quando vinci tre a zero «cosa vuoi andarci a dirci». Musica Lucio, che la festa abbia inizio!

Bellissimo vedere Saputo abbracciare Simone a fine gara. Speriamo che anche Joey abbia capito che questo «no» vale più di mille plusvalenze. Del resto noi tifosi non viviamo di bilanci, se fosse così tiferemmo per un titolo in borsa, una fonderia, una industria idroelettrica. Invece ci sgoliamo per undici persone che corrono dentro ad una maglia: saremo dei fottutissimi romantici, ma questo non ce lo potete proprio togliere.

Forza Bologna, sempre!

MATTEO RIMONDI

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy