Calcio chiuso su se stesso: il Leicester ce lo sogniamo

Calcio chiuso su se stesso: il Leicester ce lo sogniamo

Rottura in Lega Calcio tra big e resto del lotto: problema di soldi, i grandi del calcio vogliono mantenere il loro potere

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

Dicevamo del ruolo centrale di Claudio Fenucci nell’asset strategico del Bologna di Saputo e che non ci sarebbero state possibilità di un trasferimento all’Inter, qualora i nerazzurri davvero abbiano in mente di cercarlo, e nel giro di poche ore arriva la conferma direttamente dall’assemblea della Lega Calcio.

Da tempo immemore i rappresentanti delle venti squadre di Serie A si incontrano regolarmente in Lega per poi non decidere nulla. Ieri, infatti, lo stallo si è tramutato in una vera e propria spaccatura: le sei big hanno abbandonato i lavori, in contrapposizione con le proposte di riforma lanciate dalle piccole, desiderose di avere la possibilità di competere in un campionato che dia a tutti la possibilità di partire più o meno ad armi pari. Qui casca immediatamente l’ipotesi Fenucci-Inter. L’amministratore delegato rossoblù da tempo lavora alla modifica della ripartizione dei diritti tv, esattamente ciò che l’Inter non vuole, dimostrando la propria posizione uscendo dall’assemblea in compagnia di Juve, Milan, Roma, Fiorentina e Napoli. La sintesi è questa: le big non vogliono un Leicester in Italia, arroccandosi attorno alla loro presunta ricchezza. Ma così facendo, le più deboli delle sei, non faranno altro che essere sempre e comunque succubi delle due o tre società che da sempre governano il calcio. O pensate davvero che la Fiorentina e le altre del lotto, mantenendo queste condizioni invariate, possano davvero insidiare il potere e le vittorie di chi comanda dall’alto dei propri benefici?

E allora ci si chiede: perché anche all’interno delle big non ci può essere una voce fuori dal coro che possa portare ad un cambiamento sostanziale delle cose producendo un vantaggio anche per sé? Semplice, il potere di alcuni club non è scalfibile, per introiti, vittorie, pedigree, influenza, allora tanto vale rimanere saldi nelle proprie posizioni (Europa in maniera più o meno stabile) ed evitare che qualcuno da dietro insidi anche questo piccolo beneficio europeo. In sintesi, se la Fiorentina consentisse una gara ad armi pari anche con qualcuna delle piccole vedrebbe incrinata la sua posizione europea: non avrebbe comunque la possibilità di raggiungere la Juve e nel frattempo rischierebbe di perdere ulteriori posizioni nella graduatoria…Meglio starsene tranquilli in un mondo fatto anche di relazioni, amicizie, favori, piuttosto che inimicarsi qualcuno di importante.

E il Bologna assieme alle altre? Ci sta provando sul serio come mai fatto in precedenza, ha costruito una fronda importante di 14 club ed è ad un passo dall’essere autonomo e cambiare le cose, peccato che quel voto mancante sia lo scoglio più arduo da superare. E stavolta, per far capire davvero come il mondo del calcio sia contaminato fino nel midollo, meriterebbe un applauso pure Claudio Lotito, che da presidente di una squadra in lotta per l’Europa ha deciso di schierarsi con le piccole, rischiando tanto, sia per il finale di stagione che per gli anni successivi. E’ difficile da digerire, ma lo sport che noi seguiamo con tanto amore e tanta passione è spesso deciso in partenza, concluso ancora prima di giocare. Ammiriamo partite che sanciscono una graduatoria stabilita in partenza, in cui sei club su quattordici si spartiscono i posti i migliori, salvo rare eccezioni, e che mai avranno la minima intenzione di cambiare. Quando parte la Serie A si è consapevoli di come andrà a finire, le big saranno sempre davanti e le piccole sempre dietro, forti di una ripartizione della torta che premia in maniera spropositata alcune salvo poi lasciare le briciole alle altre. Il Leicester, che negli ultimi due anni ha avuto ricavi altissimi per gli standard italiani (due o tre volte tanto quelli attuali del Bologna) in Italia non ha diritto di cittadinanza. E’ una favola che la Serie A, i potenti della Lega, non vogliono nemmeno sentir nominare e chiunque tenti di avvicinare il recinto rischia di essere fulminato dalla corrente elettrica in stile Wayward Pines. Povero Saputo, lo sa che il suo amico Agnelli (coinvolto pure da scomode intercettazioni…) le cose non le vuole proprio cambiare? Lo sa, il canadese, che alla Juve della competitività del campionato non frega nulla forte dei suoi ricchissimi introiti? Questa non è l’America…

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