Abbagli europei, ma se la squadra non segna un problema c’è

La parola Europa va bandita da Bologna per qualche anno, meglio pensare a come migliorare la produzione offensiva della squadra: Destro e Palacio assieme?

di Manuel Minguzzi, @manuel_minguzzi

L’uso spropositato e fuori luogo della parola ‘Europa’ può causare gravi danni alla salute dei tifosi. Una sorta di controindicazione da classico bugiardino dei medicinali. Dopo tre vittorie in fila, il troppo entusiasmo ha portato in auge la magica parolina, ma è meglio non pronunciarla da queste parti prima che il club si sia effettivamente strutturato (a livello economico e tecnico) per provarci. Si, livello economico (introiti, investimenti, ricavi) e tecnico (allenatore, giocatori e quanto altro). Perché se da un lato il club sta tentando di dotarsi di una struttura importante a livello finanziario, dall’altro per parlare d’Europa serve altro anche in campo e in panchina (riferito a tutte le componenti).

Meglio allora guardare a ciò che c’è in casa e come migliorarlo. Detto che nelle tre vittorie in fila Donadoni ha attinto a piene mani dalla panchina, Okwonkwo e Petkovic ad esempio, nelle tre sconfitte di questa settimana invece l’apporto delle riserve non ha dato una concreta mano alla truppa. Perché? In primo luogo per il livello degli avversari. Atalanta, Lazio e Roma sono nettamente più forti di Sassuolo, Genoa e Spal, classifica alla mano il Bologna ha battuto tre squadre impelagate nella lotta per non retrocedere. In seconda battuta, perché probabilmente rispolverare una tantum giocatori che hanno fatto bene nei pochi spezzoni giocati non consente loro di esprimersi con regolarità. E’ chiaro che se Okwonkwo segna a Reggio ma viene subito rimesso al suo posto ‘deve mangiare molta biada e imparare l’italiano’, ha sentenziato Donadoni dopo il match, se Petkovic perde ritmo dopo Sassuolo ritornando in panca per poi essere buttato nella mischia contro una squadra in forma come la Roma e se a Crisetig viene affibbiato il compito di sostituire Pulgar, tutto rischia di diventare complicato quando gli infortuni mettono qualche ostacolo sul percorso. E poi c’è Destro, che oggettivamente sta facendo fatica ma non è di certo valorizzato. Partita complicata (ma vale per tutti) contro la Lazio, poi panchina a Roma proprio quando il Bologna è riuscito a mettere in campo un discreto gioco a cui però è mancato un finalizzatore. Inoltre, l’inserimento a cinque dalla fine, addirittura dopo Falletti, sa molto di messaggio chiaro al giocatore: non puntiamo su di te.

Capitolo a parte meriterebbero Palacio e la poca produzione offensiva della squadra. E’ chiaro come Donadoni abbia scelto el trenza per togliersi d’impaccio dalle difficoltà di una squadra che, nonostante abbia in campo due talenti puri come Di Francesco e Verdi, non solo non segna ma addirittura non tira. E il fatto che il Bologna non sia riuscito a produrre tiri nella porta a Roma nonostante un discreto gioco e qualche situazione interessante la dice lunga. In linea di massima, la produzione offensiva del Bologna non ha subito svolte epocali in base agli interpreti in campo. Palacio ha fatto due gol, meglio di Destro e Petkovic, ma il dato complessivo è di 9 gol fatti in 11 partite, 2 in meno di un anno fa. E Destro è comunque riserva con Palacio che a Bergamo ha giocato 72 minuti, quindi in sostanza è mancato solo nelle ultime due. Chiaro, l’argentino per caratteristiche fisiche e tecniche tende a far giocare meglio la squadra, o comunque l’impressione da fuori è di un Bologna più fluido in manovra, ma resta la difficoltà a segnare indipendentemente da chi gioca. Palacio sbagliò due reti facili a Reggio, Petkovic una a centro area a Genova: insomma non è il solo Destro il problema. Perché le statistiche dicono che il Bologna è in fondo alle classifiche per tiri, assist e cross, e questo può significare solo una cosa: la fase offensiva va migliorata. I pochi gol sono una conseguenza, se si tira poco si segna poco. Serve altro, qualcosa di diverso al solito 4-3-3 che poi è 4-5-1: la sterilità sembra essere la stessa dell’anno passato, solo con un Palacio in più che non può essere considerato, a 35 anni, la panacea di tutti i mali. E allora perché, invece di cinque minuti beffardi a Roma, non si può inserire Destro in un contesto diverso fatto di due punte e esterni più vicini alla porta? Se non in partite difficili contro le big almeno nelle sfide alla portata, per dare al Bologna una dimensione diversa, più brillante, meno ancorata al passato. Più che un dualismo Palacio-Destro, non servirebbe di più farli giocare assieme? Per valorizzare entrambi e non solo el trenza? Cosa avrebbe da perdere il Bologna e Donadoni a provare qualcosa di diverso? E poi in estate per due mesi si è lavorato su un 4-2-3-1 messo in soffitta dopo il Cittadella…

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