lo spunto

Calcio e salute: vale la pena finire la stagione?

Manuel Minguzzi

Un altro passaggio chiave per il medico è quello delle diagnosi. In questo periodo stiamo imparando una cosa sul decorso della malattia, ovvero che le famose due settimane potrebbero non essere un tempo sufficiente. Non è per fare allarmismo o sostituirmi agli scienziati, ma ci sono stati casi isolati in cui i pazienti sono risultati positivi anche un mese dopo, un aspetto che potrebbe renderli infetti anche per un tempo più lungo delle due settimane. Su questo Zunarelli si è concentrato quando si è parlato della possibile ripresa: “Ci sono casi di persone guarite che sono risultate positive un mese dopo dai tamponi negativi – le parole del medico – Se dovesse succedere a un calciatore cosa succederebbe?”. La domanda è lecita, perché è chiaro che i calciatori siano desiderosi di tornare a giocare, ma a patto che le condizioni di sicurezza siano garantite. E come possiamo garantirle se un atleta può risultare positivo un mese dopo? Il rischio è abbastanza evidente: riprendere a giocare a maggio e poi andare incontro a una nuova positività che di fatto cancellerebbe ogni possibilità di chiudere la stagione.

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