Quando il destino ti fa innamorare del Bologna

Quando il destino ti fa innamorare del Bologna

Vorrei fare un appello a tutti i genitori del mondo e a coloro che pianificano un dolce arrivo in casa: non azzardatevi mai a immortalare i pargoli con addosso bavettini, tutine e affini della vostra (e dico: vostra!) squadra del cuore perché potrebbe essere il preludio della prima piccola grande delusione della vostra neo-carriera da educatori. Eh già, perché nella vita tutto è possibile: si può nascere a Torre del Greco, Napoli, Campania, in un ambiente ovattato di un azzurro stile cielo di fine agosto, e tifare… rullo di tamburi… Bologna! Questa è la mia storia, il mio destino beffardo e masochista quanto volete ma che tutto sommato non cambierei per niente al mondo; ho cominciato ad amare questi colori a pochissimi respiri di vita, senza mai aver visto nemmeno una partita del sospirato BFC (e questo potrebbe spiegare tante cose… ) e, nel candore della mia innocente età, senza sapere nemmeno dove Bòlògna (pronunciata rigorosamente con le vocali aperte, da buona donna del mezzogiorno d’Italia quale sono) fosse collocata nella cartina del nostro Paese. Io l’ho sempre chiamato ‘’mistero della fede’’ e non me ne vogliano i credenti per questa definizione dall’aria sacrilega: un amore folle, estremo, intenso e mai ostacolato dalla mia azzurra famiglia, altrimenti avrei dovuto fare la ‘’fuitina’’ calcistica almeno ogni domenica dell’anno e chiedere asilo politico a San Petronio. E a voler essere maliziosi penso che se nei lontani ultimi anni ‘80 nel Bologna ci fossero stati tali Stefano Pioli e Panagiotis Kone forse il signor D’Alessio senior (mio padre, nonché ex calciatore) avrebbe avuto qualcosina in più da ridire. Ma sapete che c’è di nuovo? Dopo lustri in cui i miei conterranei mi hanno sempre vista come la ‘’Calimero’’ della situazione, la povera indifesa che tifa per una squadra-simpatia (definizione di formazione calcistica solita regalare punti a destra e a manca, soprattutto alle ‘’big’’), adesso è tempo di dare una bella ‘’sforbiciata’’ al passato, in tutti i sensi (oh Kone!): la recente tre giorni di Napoli del mio amato BFC mi ha resa per settimane forse il personaggio più odiato dai partenopei (me la giocavo con Bossi, pare), mi ha fatto trascorrere un Natale in trincea soprattutto quando mi sono trovata al cospetto di quella fetta di tifosi (di tutte le squadre, per l’amor del Cielo) che quando affronta una ‘’piccola’’ è solita festeggiare i tre punti con 7 giorni di anticipo dando tutto per scontato ma mi ha anche tolto parecchi ‘’schiaffi’’ dalla faccia e, calcisticamente parlando, ha permesso l’ascesa del club felsineo (e della sottoscritta in quanto fiera rappresentante) nel Gotha delle cose da temere. Qualunque sia il futuro a breve e medio termine del nostro attuale allenatore non lo ringrazierò mai abbastanza per tutti i campi che ci ha permesso di espugnare, le cosiddette ‘’imprese dell’anno 2012’’ sull’asse Milano-Roma-Napoli che per alcuni calciofili sono state solo partite maledette atte a far perdere la schedina, per altri invece molto di più: nessuno potrà mai risarcire le lacrime sincere e amare di quell’adolescente che nel giugno 2005 piangeva guardando in diretta al televideo (ebbene sì, l’era della Pay TV era lontana) l’incredibile retrocessione della sua squadra del cuore contro i ‘’cuginastri’’ del Parma. Forse neanche Gilardino in persona, nemmeno se segnasse da qui a maggio 20 gol portandoci dritti in Europa. Ma tutto sommato, anche dopo aver messo sulla bilancia gioie e dolori del mio primo quarto di secolo di vita rossoblù, io non cambierei fede per niente al mondo; ok, lo ammetto, a volte mi sono sentita come il burbero Scrooge di Dickens mentre guarda impassibile il resto delle persone festeggiare un Natale che per lui non sarà tale, ma quando capita la mia ‘’giornata’’ me la godo ancora di più di chi forse vince troppo e ha ormai perso il gusto del trionfo. Questo temo che non sarà un problema nostro, cari colleghi tifosi rossoblù di Bologna e non. L’ultimo pensiero del giorno, nonché dichiarato sassolino dalla scarpa, lo dedico a chi, probabilmente incapace di provare emozioni spontanee e forti, ha sempre voluto trovare una spiegazione (che, beccatevi questo spoiler, non esiste) al mio essere tifosa del Bologna. Le tesi snocciolate sono state le più disparate: dalla cotta per un calciatore (ammetto che ne ho prese anch’io, da Bonomi a Cipriani, senza dimenticare gli attuali Portanova e Kone) al mio solo gradimento per i colori sociali (perché non il Crotone, dunque?) o, addirittura, io semplicemente tiferei Bologna per rinnegare la mia terra e giocare a fare la meridionale trasgressiva che vuole farsi annettere con forza nel ‘’lontano’’ nord Italia, come i cosiddetti ‘’nuovi ricchi’’ della caccia all’oro negli Stati Uniti che, in barba alla condizione di nascita, si imposero nella società che conta. Niente di tutto ciò, amabili lettori: sono fiera della mia terra a cui sarò sempre grata ma la fede calcistica non si compra al supermercato, né denota chissà quali dietrologie maligne nei confronti dei luoghi natii. Al cuor non si comanda, anche se ciò dovesse implicare sciagure e drammi sportivi ogni domenica (sì, facciamo tutti gli scongiuri del caso!). Quindi, in conclusione, buon 2013 a tutti i tifosi rossoblù e in generale a chi vive il calcio con un’insolita corrente elettrica dentro senza buttarsi in altre striate e comode scelte. Grazie a chi ha speso il suo tempo a leggere questo mio primo (e ultimo?) pezzo che ho dedicato per raccontarvi un po’ com’è l’animose non violenter Giusy vista dalla prospettiva domenicale, avvolta in una coltre rossoblù alle pendici del Vesuvio. E un pensiero a chi in questi anni, tra il serio e il faceto, ha cercato di ostacolare il mio amore: non mi avrete mai!

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