La quadratura del cerchio

La quadratura del cerchio

Stefano Pioli, uomo di grande spessore sia dentro che fuori dal rettangolo di gioco, sta cercando da mesi di conferire al Bologna quella quadratura tattica che nel campionato scorso ha permesso alla squadra di togliersi diverse soddisfazioni.

Non nascondiamoci dietro ad un dito, l’alchimia trovata lo scorso anno era sostanzialmente composta da un quadrato formato da Perez e Mudi su un lato, per la fase difensiva, e la coppia Diamanti e Ramirez, sul lato opposto, per dar manforte alla fantasia offensiva. Perdendo il Belga, che con il Ruso formava una delle coppie mediane più forti del campionato, e Gaston Ramirez , uno dei pochi giocatori visti a Bologna che creava superiorità offensiva, il tecnico di Parma ha impiegato mesi prima di trovare quell’ equilibrio che fornisce alla squadra un’adeguata copertura difensiva e consente di supportare l’unica punta impiegata.

Le caratteristiche sono ovviamente diverse, ma l’allenatore del Bologna sta chiedendo ai vari Khrin e Guarente (presto anche  Pazienza visto il secondo tempo contro l’Inter) di mettersi al servizio del gruppo per far sì che si formi quella compattezza di squadra che fece tanto bene al Bologna dello scorso anno. Lo stesso discorso va fatto anche per il talentuosissimo Manolo Gabbiadini.

Ovviamente è chiaro che le fortune del Bologna dipenderanno dalla forma fisica di alcuni giocatori chiave che, vista l’età, non sono più dei ragazzini. Perez, ad esempio, per rendere al meglio deve stare bene fisicamente, così come Diamanti e lo stesso per Gilardino, soprattutto per il lavoro spalle alla porta che sta facendo in questa stagione.

Capitolo mercato: la sensazione è che la squadra che dovrà affrontare il girone di ritorno rimanga quella vista fino ad ora. Non avrebbe senso acquistare giocatori (Moscardelli?) che non abbiano caratura superiore a quelli già in rosa. A meno che, società in grossa difficoltà economica come il Cagliari, per esempio, dovessero mettere all’asta giocatori del calibro di Ibarbo e Sau, allora la prospettiva cambierebbe radicalmente. Discorso diverso va fatto per il portiere. Agliardi martedi sera ha commesso un errore grave. Quell’uscita sciagurata, oltre ad avere fatto svanire la speranza di approdare alle semifinali, forse ha definitivamente creato insicurezza nel reparto difensivo della squadra. Il numero uno è quello che comanda il reparto, è l’unico che vede il campo da una prospettiva diversa. Difficile sarebbe affrontare un girone di ritorno con un’insicurezza psicologica così importante. Un altro portiere va preso solo se si chiama Viviano o Stekelemburg (è pur sempre il portiere della nazionale olandese) non di certo Sorrentino a quelle cifre assurde chieste da Campedelli (per uno nato nel ‘79), e non avrebbe pure senso prendere un altro portiere (Lobont o Bizzarri) dello stesso valore di Agliardi.

Altro problema è quello legato al mercato in uscita. Sono troppi i giocatori sotto busta paga, la speranza è che quei ragazzi che il campo lo vedono con il binocolo, capiscano finalmente che è arrivato il momento di andare cercare fortuna (intesa in senso tecnico e tattico) altrove.

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