Io palleggio da solo

Io palleggio da solo

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Pomeriggio di inizio ottobre 2008. Coppa Italia, Bologna contro Ascoli. Sbadigli a non finire in un assolato pomeriggio autunnale. Poi un fulmine a ciel sereno. Da quaranta metri parte un siluro che si infila nel sette della porta marchigiana. “Chi è che ha fatto goal?!”. “Coe.. Coel.. Coelho.. Ma scriverli un po’ più grandi i nomi sulle maglie?!”. “Ma no, non può essere! Coelho è uno scrittore!”. “Oh, c’è scritto così…”.

 

Dyego Rocha Coelho nasce a San Paolo nel 1983. Comincia la sua carriera nel Corinthians dove nel 2003 entra in prima squadra. Professione: laterale difensivo destro. Vince subito un Campionato Paulista ed entra nel giro della nazionale giovanile. Vince un Brasilerao nel 2005. Nella sua avventura nel Corinthians colleziona 59 presenze e 8 goal. Nel 2007 vince il Campionato Mineiro con l’Atletico Mineiro. Altre 36 presenze e 4 gol nell’esperienza a Belo Horizonte. La carriera di Diego è in costante ascesa, così il 9 luglio 2008 sbarca a Bologna, portato dall’allora ds Salvatori. Faccia simpatica e un gran sorriso stampato in faccia.

 

Ma chi è questo qui? Google: Dyego Rocha Coelho. Risultato della ricerca: video con bei cross, buona tecnica e qualche goal. Poi una chicca. Atletico Mineiro contro Cruzeiro. Il giocatore Kerlon irride Coelho con il numero della foca. Il futuro rossoblù non ci vede più: spallata di Mazinghiana memoria e mega rissa. Partita sospesa per cinque minuti e 120 giorni di squalifica. Quindi lù què è pure un duro, uno che una bella stecca non la nega a nessuno. Dyego Rocha diventa idolo ancor prima di mettere piede in terra felsinea.

 

In quella stagione il Bologna è invischiato nella lotta per non retrocedere e non lo fa solo per le prodezze di Marco Di Vaio. Dyego colleziona 13 apparizioni in campionato e 3 in Coppa Italia. Un solo goal all’attivo, quello descritto sopra. Di allenatori ne passano, pure troppi. Arrigoni, Mihajlović e da aprile “Habemus” Papa(dopulo). Il brasiliano le sue domeniche le passa in panchina e quando gioca non lo fa mai nel suo ruolo di laterale difensivo. E’ un brasiliano, non sa difendere, meglio schierarlo come ala. Come se poi Zenoni e Lanna sapessero difendere…

 

Dyego però ha una gran voglia di farsi conoscere. Di tornare in Brasile senza lasciare traccia non ci pensa proprio. Così un pomeriggio, durante l’intervallo, si alza da quella odiata panchina e si incammina sotto l’Andrea Costa. Destro. Sinistro. Tacco. Sinistro. Spalla. Spalla. Testa. Palla fermata sulla coppa. Destro. Sinistro… E’ un brasiliano, se non sa palleggiare lui! La gente prima lo guarda distratta, poi comincia ad applaudirlo, alla fine lo invoca. Il pubblico comincia a conoscere quel brasiliano barbuto, comincia a volergli bene. Di soddisfazioni dal campo ne arrivano davvero poche, così una domenica al Dall’Ara senza i palleggi di Dyego Rocha non è una domenica come Dio comanda. A fine anno Francesca Menar.. Menari… (avete capito dai, non ce la faccio a scrivere quel nome) non ci pensa proprio a riscattarlo e Dyegone se ne torna a Belo Horizonte.

 

C’è un uomo solo sotto l’Andrea Costa. Sono passati quarantacinque minuti dall’inizio della partita, l’arbitro ha mandato le squadre negli spogliatoi a prendere il classico tè caldo. Dyego Rocha resta lì, nella sua solitudine, a palleggiare, a fare i suoi numeri. Il sorriso sulle labbra. Rientra l’arbitro, rientrano i compagni, rientrano gli avversari. “Dyego! Dyego!”, lui alza una mano in segno di saluto. Gli sparisce il sorriso e torna a sedere su quella stramaledetta panchina.

 

Io sono Dyego Rocha Coelho, io palleggio da solo.

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  1. Anima Rossoblu - 2 anni fa

    Era simpatico ma era un brocco spaventoso. Speriamo abbia trovato una squadra dove almeno divertirsi.

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