Disadattamento emotivo da risultato

Disadattamento emotivo da risultato

Frosinone e Fiorentina, due partite in quattro giorni, dall’inferno al purgatorio. Essere tifosi è anche questo

di Matteo RImondi

Sono passati duecentosettantasette giorni da quella giornata, quella inopinabile sconfitta sotto l’irreale striscione pubblicitario “Osteria Porca Vacca” che campeggiava sul Matusa. Sembra l’altro ieri. Quindici minuti e i ciociari misero la partita in cassaforte, quindici minuti che ci spalancarono le porte dei play-off. E’ cambiata la categoria, i giocatori, le posizioni in classifica, ma non il risultato. Evidentemente ci sono città, stadi, campi che risultano decisamente indigesti. Il Matusa, per i rossoblù, è uno di questi.

 

Riassunto delle puntate precedenti. A noi le partite da esame di maturità non piacciono proprio, siamo acerbi. Non sappiamo pareggiare, inutile chiedere questo risultato. Partendo da questi due presupposti, al Matusa scende in campo un Bologna rimaneggiato, più per necessità che per convinzione del mister. L’unica scelta discutibile è quella di lasciare in panca Giaccherini, ma il numero 17, tre partite in sei giorni, non le regge. E’ un Bologna “rossiniano” per gli uomini in campo, ma totalmente diverso per quello che produce. Dopo i primi dieci minuti di sofferenza, i felsinei alzano il baricentro, prendono campo e sono loro a condurre le danze. Insomma, dal punto di vista della personalità, una crescita costante e indiscutibile. La partita è stata risolta, come spesso accade nel calcio, da un paio di episodi. Uno: l’occasione sprecata da Ferrari, che ha un feeling con il goal come io ce l’ho con il ferro da stiro. Due: l’espulsione di Oiko, una ingenuità commessa per mettere una pezza all’ennesima vaccata di un Taider in serata disastrosa. Tre: il rigore, nettissimo, ma nato con mezzo Frosinone in fuorigioco. Donadoni per rimescolare le carte nel finale – aveva già buttato nella mischia Giak -, si volta verso la panchina e pesca Brienza e M’Baye. Il primo entra con l’atteggiamento giusto, il secondo invece, si cala nella partita con il piglio dell’impiegato comunale sanremese che timbra con la maglietta infilata nelle mutante. Morale, i nuovi arrivi servirebbero proprio tanto. Arbitro: ha diretto male? Ni. Ha fatto gravi errori? Ni. Sei cartellini nel primo tempo, due nella ripresa; sei gialli e un rosso per il Bologna, due gialli per il Frosinone; quarantacinque minuti diretti con un metro arbitrale e i restanti di tutt’altro genere. Poi quel corner con rigore trasformato in ammonizione a gioco fermo… Non benissimo. Di Sig. Gervasoni era sicuramente meglio quello di Aldo, Giovanni e Giacomo, questo l’è bon da gninta e quando c’è lui, io rimango sempre offeso… “ma di brutto, brutto, brutto!”.

 

Non ho neppure il tempo di migliorare la mia intesa con il ferro da stiro che à già ora di tornare in campo. Il Bologna più che una squadra di calcio somiglia ad un lazzaretto. Fortuna che si gioca di sabato, a domenica molto probabilmente non ci saremmo arrivati. Masina e Diawara giocano con 38 di febbre, Maietta con una stampella e quando lo speaker annuncia il terzino destro, M’Baye, la gente si lascia andare a gesti irripetibili al limite dell’osceno. Invece, dopo i primi dieci minuti di smarrimento, Ibrahima prende fiducia e gioca una gran bella partita. La viola mena le danze ma il suo tiki taka produce poco di concreto. Gasta e Mimmo fanno a sportellate con Babacar – che più che un calciatore, un’app che offre e trova passaggi auto – e il più delle volte hanno la meglio. Noi tentiamo delle sortite che però producono poco. Banti questa sera non ha voglia di usare il fischietto e lascia giocare. Sempre. Ha però il merito di non cambiare il metro di giudizio per tutti i novanta minuti. Il secondo tempo sembra ricalcare il primo, fino a quando Fernandez riesce nella titanica impresa di far fischiare due volte il direttore di gara: 47o giallo + 56o giallo = rosso, ciao Mati. Siamo gasati come una Panda a metano, stiamo già facendo voli pindarici su quanti gliene possiamo infilare in saccoccia, quando Bernardeschi, tutto solo in area, smonta tutti i nostri sogni di gloria. La gente impazzisce, non si capacita di come si possa subire goal in superiorità numerica, si rotola sui gradoni, minaccia di buttarsi giù. Ragazzi, sembra impossibile, ma può capitare! Fortuna che quattro minuti dopo, i rossoblù, fotocopiano il goal della viola-pupù riportando la calma. Mbaye serve il pallone in area a Donsah, gran numero, passaggio in mezzo per un Giaccherini tutto solo: 1-1. Donadoni decide che è meglio stare prudenti, tenere il risultato, e infatti butta dentro tutti gli attaccanti a sua disposizione. La Fiorentina sembra alle corde. Taider, oggi molto bene, prova il goal del secolo, ma Tatarusanu ci arriva. La retroguardia viola-pupù barcolla ma non crolla e il triplice fischio di Banti certifica il pareggio. Resta un rammarico: se ci fosse stato Destro! Come dite? Ah, Destro c’era…

 

Dopo Frosinone il Bologna rischiava seriamente di retrocedere. Nuvoloni neri si addensavano sul cielo felsineo, pioggia, neve, grandine! Il pareggio di sabato, contro la terza in classifica, ha riaperto spiragli di sereno, qualche raggio di sole è riuscito nuovamente a bucare le nubi. Siamo chiaramente affetti da disadattamento emotivo da risultato. Ma non fateci caso, siamo solo tifosi.

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