Bologna, quale futuro ci aspetta?

Bologna, quale futuro ci aspetta?

I primi pensieri che voglio esternare sono rivolti alla partita di coppa. I giocatori del Bologna hanno tenuto testa ai giocatori miliardari annoiati dell’Inter (eccetto Guarin che sembrava più incazzato che annoiato) per 119 minuti. Poi purtroppo (è storia ormai nota) al 120esimo minuto i limiti tecnici della squadra sono venuti a galla. Agliardi ha tirato fuori il retino ed è andato a farfalle, e noi ci siamo fermati a pochi centimetri dal tavolo verde che ospitava la roulette dei rigori.

Detto ciò (ma si tratta di fatti concreti) da un certo punto di vista penso che sia stato fin troppo facile prendersela col “secondo” portiere. In primis perché non è colpa sua se, durante la sessione estiva del mercato, con i soldi derivanti dalla vendita di Gillet (1,7 Mln) nessuno abbia pensato di reinvestirli su un portiere affidabile. In secundis, il suo errore è stato certamente decisivo, ma in più di un’occasione i limiti della squadra sono venuti fuori: Gilardino, come spesso accade, non ha avuto una palla giocabile, Motta e Morleo hanno fatto fatica a mettere insieme dei cross decenti e Sorensen si è dimenticato Ranocchia. Ma si sà, passaggi col contagiri e cross al bacio sono direttamente proporzionali alla “pilla” a disposizione della società.

Per quanto concerne il mercato, mi pare al quanto sconfortante che ancora non si parli del rinnovo del contratto di Perez: la perdita di un giocatore come  il “Ruso” sarebbe l’equivalente di un colpo di grazia.

Per la porta sono stati citati Rosati del Napoli, che a Napoli chiamamo Paperon Rosati (e questo soprannome la dice lunga) e Viviano. Alla voce attaccanti tiene banco il “promettente giovanotto” del Chievo Davide Moscardelli al posto del partente Acquafresca. Diciamo che Zanzi non si è del tutto scatenato in questa sessione di mercato invernale (giusto per usare un eufemismo). Il vero timore che allarma i tifosi rossoblù (se la solfa dovesse continuare in questo modo) è pensare che il prossimo anno potremmo ritrovarci una squadra composta solamente da prestiti. Ho la vaga impressione che questo “pensiero” appena citato potrebbe ripecchiare in pieno il calcio di Guaraldi e soci. A proposito: «L’annunciato aumento di capitale che fine ha fatto? Perché sull’argomento è calata una fitta coltre di nebbia?». Chissà, magari un giorno ci risponderanno.

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