Marco Belinelli: Pokerface. Da San Giovanni in Persiceto al titolo NBA

di Tommaso Rocca

In questi giorni Marco Belinelli sta girando l’Italia per promuovere la sua biografia scritta a quattro mani con Alessandro Mamoli, giornalista e commentatore del basket americano sulle frequenze di Sky Sport. Il libro è uno spensierato viaggio nella vita di Marco, dagli inizi tra tortellini in brodo e Basket City di una Bologna della fine degli anni ’80 al sogno di una vita che si realizza: giocare e vincere in NBA. Marco è un ragazzo sensibile, silenzioso e riservato, anche la sua famiglia è così e gli trasmette tutti i valori che rispecchiano la sua personalità fuori e dentro dal campo. Il viaggio all’interno della sua carriera ma ancor meglio della sua vita, è un racconto che cresce pian piano d’intensità, la sua vita professionistica migliora passo dopo passo assieme alla sua fiducia fuori dal campo perché il ragazzo ha del talento ma per arrivare al top bisogna coltivarlo giorno dopo giorno senza mai sentirsi arrivato. Ed il “Beli” è così, mai vedere un punto d’arrivo in quello che si è sudato e conquistato, ma solo un altro tassello di un progetto molto più grande che ti spinge a spostare l’asticella sempre più su. Le sue origini francesi e il canestro attaccato dal nonno in cortile, le infinite sfide con il fratello più grande fino a tardi e i suoi primi passi in palestra a San Giovanni in Persiceto da giocatore di basket con la Vis. Sul muro di quella palestra oggi c’è la sua gigantografia ma mica perché Marco è un narcisista, lui neanche la voleva e si imbarazza ancora oggi a vederla ma l’ha accettata perché “…sia da stimolo per i bambini di oggi con la testa dura come la sua…”. Già perché per fare quello che ha fatto Marco la testa dura e la voglia di migliorare non devono mancare mai, nemmeno nei momenti più bui e difficili, negli anni di Golden State e Toronto dove si è visto chiudere più volte la porta in faccia e si è sentito dire di non essere abbastanza bravo per essere un giocatore da NBA. La sua costanza e la sua voglia però erano più forti di tutto e tutti e così ecco arrivare l’occasione a New Orleans. Gli addetti ai lavori cominciano a notarlo e lui inizia a giocare con continuità e far capire a tutti perché quella sera del 28 Giugno 2007 era stato scelto al draft dagli Warriors come un giocatore della più famosa e difficile lega del mondo della palla a spicchi. Marco inizia scalino dopo scalino la sua salita verso l’olimpo, un anno da titolare in una squadra buona come gli Hornets e l’amicizia con un fenomeno come Chris Paul, il primo turno dei playoff superato l’anno dopo a Chicago con addosso la maglia dei Bulls che fu di Michael Jordan ovvero il motivo di numerose notti insonni a mangiare popcorn davanti alla tv, il passaggio a San Antonio, una famiglia più che una squadra, che gli ha permesso di vincere la gara del tiro da tre punti all’All Star Game e poi il titolo NBA, il sogno di ogni ragazzino ed ovviamente anche quello di Marco Belinelli da San Giovanni in Persiceto. Nel godibilissimo viaggio in cui ci conduce il “Beli” c’è spazio anche per la nazionale italiana, recentemente impegnata agli Europei, croce e delizia di molti giocatori (e neanche Marco fa eccezione) e parlando di Italia racconta anche le sue difficili scelte degli anni di Bologna tra i primi veri allenatori e fallimenti, tra Virtus e Fortitudo e di quanto sia stato vicino il suo ritorno a casa nell’anno del lockout. E poi gli amici nel basket e nella vita, la famiglia vera e quella che in America lo aiuta in tutte le sue faccende, gli aneddoti di un ragazzo che è rimasto sempre lo stesso che si destreggiava con la stessa faccia e con la palla a spicchi in mano che gli avversari fossero alberi di prugne o si chiamassero Lebron James o Kobe Bryant, sia che il tiro partisse davanti a 17mila persone in un palazzetto stracolmo col fiato sospeso o che togliesse il sonno ai vicini mentre sbatteva sul muro di casa che faceva da tabella. Probabilmente oltre alla continua ricerca di migliorarsi uno dei segreti di Marco Belinelli è questo, essere sempre se stessi sia dopo uno 0 su 5 che dopo aver messo un tiro da oltre 8 metri sulla sirena, avere sempre la stessa Pokerface.

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