ESCLUS. TBW – Matteo Merighi (agente Fifa): “Ruolo del procuratore sportivo dequalificato”

ESCLUS. TBW – Matteo Merighi (agente Fifa): “Ruolo del procuratore sportivo dequalificato”

Abbiamo fatto una chiacchierata con Matteo Merighi, procuratore sportivo che già da diversi anni si muove nel mondo del calcio con vista giovani talenti. Abbiamo parlato un pò di tutto, dalla figura che ricopre attualmente, dalla questione giocatori stranieri in Italia, al rapporto che intrattiene con varie società e all’atteggiamento che hanno questi giovani ragazzi nei loro primi passi in questa dimensione.

Il procuratore sportivo sicuramente è uno dei lavori dal quale molti giovani in questo momento sono affascinati, come è la vita del procuratore e come si fa a capire quali ragazzi hanno il potenziale per diventare grandi?
“Bisogna interpretare questa figura come tale, ovvero un manager sportivo che fa delle scommesse sul giocatore che reputa all’altezza. Un procuratore sportivo ora come ora ha due possibilità o rimanere puramente manager o addirittura fare anche il corso per diventare osservatore, molto spesso vengono confuse e unite queste due figure, abbiamo da una parte il procuratore (prettamente un manager) e dall’altra l’osservatore, una qualifica aggiuntiva che ti permette di fare delle considerazioni sicuramente più specifiche e attente sui giocatori che hai davanti.
L’esempio che ti faccio è questo: se mi presentano un ragazzino di 12 anni, io chiedo sempre un parere a persone più specializzate di me, perché non è sempre così facile prevedere l’andamento di ragazzini così giovani. Renato Villa è una persona della quale mi fido molto per interpretare in un giocatore il potenziale che anno dopo anno dovrà essere incrementato e soprattutto confermato con la crescita.
È un mestiere questo che sconsiglierei, la figura del procuratore sportivo è stata nel tempo dequalificata; ora come ora viene vista semplicemente come un mediatore. Il procuratore sportivo non è così, è una figura che gestisce il proprio assistito in termini manageriali, di sponsor e immagine, a livello dell’informazione mediale (giornali e televisioni) e delle pubbliche relazioni; insomma cura l’immagine del giocatore a 360°”.

Un’altra mia curiosità è come sono questi ragazzi, sono tutti davvero giovanissimi (16-17-18 anni) come gestiscono la loro vita calcistica con gli impegni di tutti i giorni, scolastici, familiari, amici, si fanno tanti sacrifici per diventare dei campioni e grandi sportivi, tu come li vedi …
“La componente fondamentale è sicuramente quella della famiglia, l’impostazione con la quale sono cresciuti in termini di basso profilo, il non montarsi la testa, l’umiltà, un’etica di vita rigorosa giocano un ruolo importantissimo. Io a 16 anni devo vedere già un calciatore, poi passano i canonici due-tre anni ma questa formazione deve portare ad un esordio. Un ragazzo a quell’età deve avere la voglia e la testa di prendersi questa responsabilità, facendo sacrifici e cercando comunque di portare avanti anche l’aspetto scolastico che non è sicuramente da trascurare. Questo del calciatore è un sogno che bisogna portare avanti, non mettendo in secondo piano tutta la vita accademica, soprattutto in questo periodo difficile nel quale sta navigando il paese. Puoi fare benissimo in primavera, esordire anche in Nazionale, avere il primo contratto da professionista ma poi se la sfortuna bussa alla porta (parliamo di infortuni) non puoi non avere in mano nulla a 19-21 anni”.

Io ho visto un sacco di nomi nella tua lista, tutti giovanissimi e già alcuni con contratti con importanti marchi sportivi (Nike – Puma ect), riusciresti a darci un nome sul quale davvero puntare, sul quale sei sicuro che potrà esordire a breve in Serie A.
“Tra quelli che seguo uno fra tutti è già inquadrato come terzo-quarto portiere del Chievo Verona. Alessandro Confente, un ragazzo classe 98′, 1.94 di altezza con già un contratto Nike firmato, anche a livello di richieste di squadre italiane ma anche straniere è sicuramente quello più quotato.
E’ un giocatore che ha una proiezione interessantissima, il Chievo farebbe bene a tenerselo stretto”.

Ti chiedo come ti approcci con le società per presentare un ragazzo e come si fa a diventare davvero qualcuno in questo campo, cioè bisogna sperare che uno dei tuoi assistiti diventi ad esempio il nuovo Pogba?
“La problematica è sempre quella di vedere e capire che cosa hai tra le mani. Ti faccio subito un esempio: Filippo Lanzoni un classe 99′, con lui ho chiuso un operazione velocissima, svincolato dal Parma, l’ho portato a Palermo; è andata davvero bene, un ottimo posto dove crescere per lui e un’opportunità per me di approcciarmi al mondo Palermo che coi giovani lavora sempre molto bene. Il ragazzo era svincolato dopo tutto quello che era successo con il “Caso Parma” ma lo conoscevano già perché aveva già fatto degli stage con la Nazionale nel 2013-14, quindi sforzo minimo.
Assieme a queste ci sono altre operazioni che si possono chiudere velocemente, con ragazzi di 12-14 anni che devono ancora firmare il modulo del giovane di serie, un contratto basato sui 4anni +1 che ti lega ad una società per il periodo della “forma mentis calcistica” (dai giovanissimi al secondo anno di primavera), quindi compri effettivamente dei giocatori ex novo, magari pagando un premio alla società dilettantistica che l’ha preparato, ma per il resto non ci sono grandi problematiche.
Io dico sempre quando si fanno questi investimenti sulla carriera calcistica di questi ragazzi, preferisco fare due passi indietro per poi avere qualcosa in futuro di più sostanzioso, mettere magari un ragazzo in società importanti dove poi non trova la strada per crescere al meglio non è la cosa migliore. Si perderà magari un riconoscimento sostanzioso inizialmente ma è necessario a volte farlo per trovare la sistemazione migliore al ragazzo e metterlo nelle condizioni migliori per poter crescere in serenità e in maniera equilibrata”.

In Italia da 10 anni a questa parte si cerca sempre di puntare sullo straniero, perché un cognome con “inho” fa più gola alla piazza del semplice “Bianchi”. Ti chiedo come è la situazione giocatori stranieri per voi procuratori e se ti hanno mai proposto qualche giocatore di altri paesi?
“Per quanto riguarda questo mondo io ho un contatto di fiducia, un ottimo osservatore a livello internazionale. Personalmente mi capitò un primavera del River Plate, cercai di metterlo in una squadra di Lega Pro ma ebbe qualche problema di inserimento.
Diciamo che il procuratore sportivo dovrebbe prettamente guardare nei paesi lontani dall’Italia per vari motivi, sicuramente primo fra tutti forse la cattiveria e la voglia di affermarsi in una realtà – quella del calcio italiano – che per loro è qualcosa di inarrivabile. All’estero vedono ancora il calcio italiano come il primo fra tutti. Inoltre questi sono ragazzi che hanno alle loro spalle vite difficili, è un sogno talmente grande che non mangerebbero pur di giocare a pallone. E poi indiscutibilmente hanno forse qualcosina in più dei nostri ragazzi. Mi hanno raccontato alcuni miei colleghi che quando sono andati a chiedere un ragazzino nell’Est Europa alla sua famiglia, questa con grandissima gioia ha acconsentito al trasferimento, il ragazzo viene seguito e mantenuto; hanno sicuramente una situazione diversa.
A livello italiano collaboro con 4-5 persone con le quali mi trovo estremamente bene, in Italia diciamo sono coperto.
In merito ai miei assistiti ti posso dire che ho varie procure in primavera, con alcuni primi contratti in società come Bologna, Chievo, Hellas Verona, Vicenza, Palermo ed Empoli”.

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