Saputo: “Ecco il mio Bologna: organizzazione, lavoro e spirito d’appartenenza”.

Saputo: “Ecco il mio Bologna: organizzazione, lavoro e spirito d’appartenenza”.

51 anni, imprenditore canadese nel settore latticini, immobiliare e trasporti, proprietario del Montreal Impact e terzo straniero ad investire sul calcio italiano che conta. Questo è il profilo di Joey Saputo, colui che è arrivato a Bologna per trovare una sponda in cui mandare i suoi giocatori canadesi ad imparare ed invece ne è diventato il salvatore.

Lui l’Italia ce l’ha nel sangue, come tra l’altro dimostra parlando la nostra lingua correttamente: papà siciliano di Montelepre, mamma veneta e moglie con origini calabresi.  E nel bel paese Saputo ci trascorrerà anche le prossime vacanze estive con la famiglia, a Milano Marittima precisamente. 

Saputo è arrivato a Bologna e ha preso la società per mano, dandogli una spinta concreta l’ha fatta risalire, con le sue doti manageriali, le sue risorse e la sua intelligenza. “Pensare che io non volevo neanche comprarlo il Bologna -racconta il chairman a Repubblica- Tacopina mi ha coinvolto nella cordata. Ero uno dei soci e quando ho capito che gli altri non avevano capitali, mi sono assunto tutta la responsabilità economica. Adesso le decisioni le prendo io, solo io posso firmare, con l’ad Fenucci”.

“Sono sincero -ammette l’imprenditore- non tifavo Bologna, non sono stato mosso dalla nostalgia per il grande passato, ma qui ho visto qualcosa, ho visto un futuro”. 

Una delle prime cose che Saputo ha fatto una volta acquistato il Bfc è stata quella di incontrare tutti i dipendenti. “Volevo conoscere la gente -spiega- squadra a parte. Sapere cosa pensavano delle loro mansioni, dell’ambiente e di come si poteva migliorarlo”. Significativo l’episodio della lavanderia: “Si sono presentate due signore, mi hanno detto che la lavatrice aveva un problema e allora molte maglie venivano lavate a mano. Siamo nel 2015 è c’è ancora chi fa il bucato di una squadra a mano?!”. Umanità che gli è stata trasmessa dal padre. “Emanuele, mio padre, mi ha sempre insegnato che in un’azienda la prima cosa che conta è il capitale umano.”

Con un po’ di fortuna i rossoblù sono riusciti a raggiungere la serie A ed il bello inizia adesso. La partecipazione alla massima serie non era una prerogativa necessaria allo sviluppo della società felsinea, ma è stato sicuramente un trampolino di lancio che ha ulteriormente acceso l’entusiasmo ed ha accelerato le operazioni di restyling dell’ambiente. Stadio, centro tecnico ma non solo.

Il contenitore è importante, è una sostanza per la forma. Saputo afferma che avere uno stadio all’altezza non è solo una pura questione estetica o di prestigio societario, ma è essenziale anche per il bene del calcio: “I grandi calciatori stranieri non vengono più Italia. Perché dovrebbero, stipendio a parte, se la casa dove si esibiscono è sciatta, malridotta e vuota?”.  Bologna cercherà, nel suo piccolo, di fare il possibile per aiutare se stessa e, insieme, il movimento del calcio italiano. “Sicuramente il Dall’Ara verrà rimodernato. Per i primi interventi di rifacimento la data è settembre. Per la ristrutturazione generale entro due mesi avremo una prima valutazione dei costi, credo attorno ai 4-5 milioni di euro. Un anno per il progetto definitivo”.  Quindi restyling, hospitality, curve, ampliamento parcheggio e copertura degli spalti.

Anche per Casteldebole ci sono progetti importanti e all’avanguardia, Saputo li illustra: “Vorrei un centro tecnico unico per tutto il Bologna. Perciò un centro aperto anche a donne e giovanili”. Questo non solo per comodità ma, soprattutto, per costruire il senso di appartenenza.

Poi si passa alla sostanza, alle strategie di mercato, alla costruzione della squadra, a coloro che il prossimo anno indosseranno la maglia rossoblù nella massima serie. “Io non voglio mettere bocca nel mercato -dice l’imprenditore canadese- ma confesso che siamo un po’ indietro perchè l’arrivo in A è stato sofferto e incerto fino all’ultimo minuto”. A che calcio si dovrebbe ispirare il nuovo Bologna? Saputo cita il Carpi: “Ho ammirato molto il loro approccio alle partite. Hanno corso sempre fino alla fine, lottando su ogni pallone. Per quanto riguarda il mio calciatore preferito non saprei fare un nome, ma posso dire che il ruolo che preferisco è a centrocampo, dove si costruisce il gioco”.  

Saputo non si occuperà direttamente del mercato ma ha un’idea chiara sulla strategia da seguire: “Non serve urlare compro questo o quello. Io sono per gli investimenti a lungo termine perciò, tra un campione agli ultimi anni di carriera ed un giovane dal futuro brillante, scarto il passato.”

Il lavoro di Saputo è incentrato sulla pazienza, la tranquillità, sulla una buona gestione del marketing e delle risorse, sulla passione, sulla determinazione e sul lavoro. “Io voglio ripagare la città per come mi ha accolto, per quello che sta facendo per me. Abbiamo raggiunto la A, questo è solo il nostro punto di partenza, ora lavoriamo per restarci. Inoltre vorrei un mondo di avversari e di non di nemici, non possiamo arrabbiarci con gli altri,arbitri compresi, sarebbe controproducente, ma dobbiamo rispettarli, come è successo con l’Avellino”. 

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