Rivoluzione a Casteldebole: doppi allenamenti e tanto lavoro

Rivoluzione a Casteldebole: doppi allenamenti e tanto lavoro

Lo hanno capito un po’ tutti che i ritmi sono cambiati. Lo hanno percepito i tifosi sulle tribunette e la stampa intenta a riportare ciò che succede in allenamento. Doppie sessioni di allenamento e nessun particolare rientro anticipato negli spogliatoi: si sta in campo fino all’ultimo secondo disponibile della sessione. Serviva una scossa, non è stata data in sala stampa durante la sua presentazione (toni pacati per il tecnico e nessun proclama) ma è arrivata eccome sul campo. Lavoro minuzioso, dettagli curati nei minimi termini e sessioni interrotte per spiegare, eventualmente, cosa non è andato. E’ successo anche ieri durante la partitella in cui Rossi ha fermato più volte il gioco per incalzare i giocatori su alcuni gesti tecnici (o movenze) non effettuate nel modo giusto. Si cambia registro, ora è solo necessario verificare come reagirà la truppa, se cioè avrà preso coscienza che probabilmente gli allenatori sono (per quello che è il loro ruolo) chiamati anche a rimbrottare i propri giocatori, perché i tecnici di esperienza lavorano con questa metodologia: spronando, punzecchiando, cercando di tirare fuori l’orgoglio e la motivazione oltre ad insegnare ed allenare come si sta in campo. Sotto questo profilo forse l’acerbo Lopez ha utilizzato una metodologia più soft, più in linea al pensare da giocatore piuttosto che da allenatore. Non ci sono controprove su quali delle due strategie avrà ragione, sarà solo il campo a dirci se la squadra avrà avuto una reazione o se invece con la sconfitta di Frosinone il castello è caduto. Quasi mai Lopez si è sgolato a fondo per riprendere i ragazzi, Rossi in due giorni lo sta facendo e sabato vedremo come il gruppo reagirà alle sollecitazioni. Da contraltare, può essere necessario mantenere una linea prudenziale perché non sempre alla prima partita i cambi epocali di metodologia portano immediatamente a risultati. Delio Rossi ha a disposizione solo tre partite prima degli eventuali playoff, non sempre durante la sua carriera è riuscito ad incidere istantaneamente subentrando. A Pescara e Palermo venne richiamato dopo essere stato cacciato (con i rosanero arrivò in finale di Coppa Italia) a Lecce sostituì Cavasin in una situazione disperata e non riuscì a salvare la squadra (che però portò in A l’anno seguente) a Bergamo debuttò con una sconfitta e sfiorò l’impresa di portare alla salvezza un’Atalanta sull’orlo del baratro, mentre a Firenze iniziò con un pari. Sono tutti segnali che indicano come Delio Rossi (ma vale per tutti gli allenatori) ha bisogno di un tempo fisiologico per incidere in maniera tangibile su una squadra non costruita da lui. C’è sempre una prima volta, chissà che non sia proprio questa e chissà che i giocatori del Bologna non siano stati rivitalizzati da nuove metodologie di allenamento. Lo scopriremo presto. Di sicuro, questo solleticare i giocatori dal punto di vista motivazionale ha già ringalluzzito una parte di tifoseria che non vedeva l’ora di avere a che fare con un allenatore di polso e, quando serve, pronto a strigliare. Ma su questo, probabilmente, conta anche il desiderio di tanti tifosi di non vedere più Lopez nella veste di allenatore del Bologna.

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