Krsticic suona la carica: “Ci aspettano otto finali, cercheremo di vincere sempre”

Krsticic suona la carica: “Ci aspettano otto finali, cercheremo di vincere sempre”

Ci si aspetta tanto da Nenad Krsticic, il serbo con l’infortunio di Zuculini rappresenta l’uomo chiave della mediana rossoblù, quel giocatore in grado di dare il tocco di imprevedibilità che può aiutare una squadra a volte apparsa troppo piatta. Il centrocampista ha le idee chiarissime sul finale di stagione, una corsa senza sosta alla Serie A che parte sabato al Rigamonti di Brescia, partita in cui potrebbe esserci spazio per tanti giocatori che fino a qui hanno giocato meno: “Con le assenze il mio rientro ci darà una mano – ha ammesso Krsticic in conferenza – però guardo prima di tutto alla squadra, l’importante è stare uniti perché non importa il singolo giocatore ma il gruppo. Il mister ne sceglie undici e quelli che entreranno a partita in corso dovranno stare pronti”. Nonostante la sconfitta di Carpi, Krsticic guarda al lato positivo: “E’ stata una sconfitta bugiarda, loro hanno fatto tre tiri in porta e tre gol mentre noi nel primo tempo abbiamo fatto bene. Ad ogni modo il clima è positivo, siamo secondi in classifica e la testa è già rivolta al Brescia, trasferta in cui andremo per vincere e avvicinare il nostro obiettivo”. Le rondinelle sono all’ultima spiaggia, devono vincere per mantenere vive le speranze di salvezza; tra l’altro sono un avversario che Krsticic ha già affrontato con la Samp quest’anno. “Li ho affrontati in Coppa Italia e non sono una squadra difensivista – ha affermato il serbo – in più non hanno niente da perdere e cercheranno di vincere, potrebbero esserci spazi per noi. In Serie B tutte quelle che giocano contro il Bologna si chiudono”. Quello dei pochi spazi è un problema che il Bologna è chiamato a risolvere, Krsticic prescrive la cura: “Dovremmo far girare più velocemente la palla perché spazi non ce ne sono, e contro le squadre chiuse in venti metri cercare di tirare di più in porta. Non sempre si può trovare la palla filtrante o il cross dal fondo”. E’ questa la principale differenza tra Serie A e Serie B, la tattica catenacciara che impostano tante squadre: “In A non è così, tutte cercano più o meno di giocare e gli spazi ci sono, in B invece si pensa a non prenderle e questo per noi a volte è un problema”.

 

C’è anche il capitolo pressione, da queste parti sempre molto tirato in ballo. Krsticic però ammette come giocare con un pizzico di tensione non sia affatto male, quantomeno è più divertente: “Penso che la pressione ci sia stata fin dall’inizio del campionato, appena è arrivata la prima chiamata mi sono messo a guardare le partite del Bologna e posso dire che la pressione fa parte del mestiere. Senza poi è anche brutto. Ora ci aspettano otto finali in cui ognuna la dobbiamo giocare come fosse l’ultima. Tutti siamo chiamati a dare qualcosa di più ma non facciamo tabelle; giochiamo per cercare di vincerle tutte”. Una delle caratteristiche principali dell’ex Samp è la versatilità, a centrocampo sa fare quasi un po’ tutto. Se gli chiedi il ruolo preferito la risposta è chiara: “Mi piace giocare davanti alla difesa o mezzala, in passato ho fatto anche il trequartista, ma non importa dove giocherò perché sono a disposizione del mister che sceglie in quale ruolo farmi scendere in campo se lo ritiene opportuno. Non mi pesano le aspettative che ci sono su di me, ho lavorato tanto per recuperare dall’infortunio e fare meglio di quello che ho fatto nelle tre partite in cui ho giocato”. Buono anche il rapporto con Diego Lopez: “E’ giovane, ha smesso da poco di giocare e capisce quelle che sono le situazioni che possono crearsi in uno spogliatoio. Io ho avuto Mihajlovic, un allenatore anch’esso giovane e a cui piace parlare con i giocatori. In questo si assomigliano”. Divagando dai concetti tecnici, si passa a parlare di guerra. Krsticic l’ha vissuta ed è stato costretto a conviverci per tre mesi, quando all’età di nove anni forse non capisci bene cosa sta succedendo là fuori ma la paura è tanta: “Abbiamo smesso di andare anche a scuola – ricorda Nenad – è stato uno dei momenti più brutti della mia vita durato quasi tre mesi. C’erano tanti pericoli e tanta paura ma è una situazione che ti aiuta comunque a forgiare il tuo carattere”. Chiusura sui debutti e sui suoi idoli: “Ho cominciato a 7 anni a giocare, il mio preferito è Iniesta perché mi piacciono i giocatori tecnici e decisivi. Negli altri sport il punto di riferimento di tutta la Serbia è Nole Djokovic, il numero uno in assoluto; sta facendo tanto per il nostro popolo”.

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