Faccia a faccia con ITALO CUCCI

Faccia a faccia con ITALO CUCCI

Signor Cucci, mi parli di vere emozioni del calcio, mi parli di Inter-Bologna di Coppa Italia.

Sembrava di rivivere la magica notte del San Paolo, Diamanti aveva trascinato i rossoblù al contrattacco. Il sogno è svanito all’ultimo minuto (ci ho fatto un film, con Pupi Avati, sul fatidico  Ultimo Minuto). Ma è ingiusto dar tutte le colpe a Agliardi. Le grandi squadre hanno spesso risorse inesauribili.

Si parla parecchio di un possibile ritorno di Viviano a Bologna. Nel caso, lei pensa che avrà le giuste motivazioni per riscattarsi in rossoblù dopo due annate difficili?

Se ne andò forse felice, tornerebbe di corsa a rifarsi la fama che aveva raggiunto conquistando addirittura la Nazionale. Lo tengono ancora lontano gli assurdi giochi dei ricchi. (citerei Giulio Onesti).

Lei è stato autore del libro “”Il mondo di Giacomo Bulgarelli”, qual è il suo ricordo più forte di questo campione?

Era un amico, Giacomino, prima che un amatissimo campione. Un eroe di altri tempi che sarebbe ancora un leader per capacità tecniche e forza d’atleta. Una bandiera quando la passione per la squadra non era in vendita.

Lei ha vissuto e goduto gli anni dell’ultimo scudetto rossoblù, nel calcio attuale cosa dovrebbe fare una società come il Bologna per tornare ai vertici?

Scoprire e allevare giovani talenti e tenerseli. Da queste parti giocavano ragazzini ignorati che ad esempio si chiamavano Di Natale e Borini, tanto per dire, o magari felicemente ingaggiati come un giorno Mancini. Trascuri o vendi i giovani, pensi di arricchirti e in realtà finisci fra i poveri. “Quel” Bologna l’avevano costruito talent scout come Pasti e Sansone e un presidente competente come Dall’Ara.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy