ESCLUS. TBW – Petillo (Sampnews24): “Partita dura, ma il fattore campo premierà la Samp”

ESCLUS. TBW – Petillo (Sampnews24): “Partita dura, ma il fattore campo premierà la Samp”

Domenica riprende il campionato dopo la sosta dedicata alle Nazionali, il Bologna ripartirà dal Marassi di Genova dove affronterà la Sampdoria di Zenga in quella che si preannuncia essere una partita molto delicata. Finito il mercato (con due partite giocate con la rosa incompleta) Delio Rossi ritorna a Genova con la necessità di portare a casa qualche punticino per muovere la classifica. La terza sconfitta di fila non verrebbe certo accolta positivamente. In vista del match nel capoluogo ligure, abbiamo intervistato in esclusiva Mario Petillo, direttore della testata Sampnews24.com

Signor Petillo, domenica riprende il campionato e c’è Samp-Bologna. Che partita sarà?

“Sarà una partita dura, perché la Sampdoria non può mancare la seconda vittoria in campionato, Zenga non può placare la fame del Doria e il Bologna non può inanellare la terza sconfitta consecutiva, perché non penso sia in linea con il progetto e con il mercato di quest’estate. Il fattore campo è a favore della Samp e la rivalità, che da sempre è accesa, si farà sentire sicuramente”. 

La Samp è reduce dall’esonero di Cagni e qualche problema difensivo sembra esserci.

“L’avevo sottolineato dopo la gara con il Napoli, ma qualche tifoso – pochi, se paragonati agli altri – mi ha dato contro dicendo che il bicchiere era mezzo pieno, perché usciti dal San Paolo con un punto prezioso. In realtà se guardiamo le due reti di Higuain è facile notare come siano entrambe arrivate da una trappola del fuorigioco sbagliata. Questa squadra lavora dal primo luglio insieme e dopo due mesi si ritrova ad aver subito otto reti in quattro partite ufficiali, di cui quattro prese dal modestissimo Vojvodina e due dall’onesto Carpi, che stava per farne anche un terzo su rigore. Insomma, i problemi ci sono, Cagni o meno. Anche gli acquisti non hanno soddisfatto, poi: Moisander torna adesso in campo, ma è in ritardo di condizione dopo due mesi di problemi alla schiena, Zukanovic aveva un problema di pubalgia, Coda starà fuori per diversi mesi, De Silvestri ha ripreso a correre ieri a Bogliasco…insomma, un reparto falcidiato”. 

In attacco, invece, le cose funzionano bene.

“Era anche ora, verrebbe da dire: Eder oramai ha terminato il suo percorso di maturazione, penso sia arrivato all’apogeo, con la maglia da titolare in Nazionale e con la prima posizione in classifica marcatore, anche se siamo solo all’inizio. Questo è il suo anno. Così come può esserlo per Muriel: contro il Carpi tutti quelli che lo hanno accostato a Ronaldo, il Fenomeno, negli anni hanno tirato un sospiro di sollievo, ma anche contro il Napoli non è stato da meno. Tutto questo aspettando Cassano, ma soprattutto Correa, che domenica potrebbe tornare in campo”.

Capitolo mercato, ceduta qualche pedina a centrocampo, sono rimasti Eder e Soriano. Rispetto alla passata stagione la rosa può considerarsi rinforzata?

“Il centrocampo è completamente cambiato, potremmo dire: Fernando ha preso il posto di Obiang in maniera ottimale. Il brasiliano tira e segna, oltre a essere bravissimo sulle punizioni, mentre lo spagnolo era bravo a fare il mediano e in costruzione non sempre era preciso. Barreto è stato un ottimo innesto, ma penso possa dare molto di più di quello che sta facendo vedere adesso. Col recupero di Correa potremmo dire che è un reparto potenziato, anche con gli innesti di Carbonero e di Ivan, giovanissimo e pieno di grinta. La difesa, come già detto, resta un punto interrogativo: anche Silvestre, confermato rispetto all’anno scorso, sembra aver perso un po’ di smalto”.

C’è poi l’istrionico presidente Ferrero, si narra che per motivi di bilancio almeno uno tra Eder e Soriano fosse necessario cederlo…

“Non mi esprimo sul bilancio: è una questione annosa, così come lo è la oramai fastidiosa questione del “chi c’è dietro Ferrero?”. Cedere uno dei due poteva essere fisiologico, Soriano era oramai con le valigie in mano, ma averli tenuti è stato un buon colpo, come un acquisto. Certo è che col ritorno di Correa ora ci sono tre giocatori per un solo ruolo, quello di trequartista. Anche perché Cassano non starà a guardare”.

Passiamo al Bologna, come viene visto l’avvento della nuova proprietà capeggiata da Saputo?

“Pare abbiano fatto un ottimo lavoro: al di là dei playoff vinti con la fortuna, hanno allestito un’ottima squadra per la Serie A, facendo un mercato decisamente altisonante. Mi contraddico con la frase iniziale, ma d’altronde ho sempre pensato che la fortuna non esiste: esiste, piuttosto, il talento che incontra l’occasione e sa sfruttarla. Il Bologna sta sfruttando bene la sua occasione, però ora servono i punti”. 

E il mercato? Qualche colpo Corvino lo ha messo a segno.

“Tra gennaio e luglio sembrava che il Bologna potesse diventare la succursale della Sampdoria: prima Gastaldello, Da Costa e Sansone, poi Rizzo, un pensiero a Eder e Duncan. Insomma il Doria piace a Corvino. Penso che comunque gli affari fatti siano notevoli, perché anche strappare Mirante alla Samp – che lo aveva puntato nel momento di difficoltà della trattativa Viviano – è stato un buon colpo. Forse in attacco avrei fatto di più e mi meraviglio non sia stato fatto”. 

Domenica tornerà a Genova Delio Rossi, nel 2012/2013 fu l’unico allenatore ad aver battuto due volte la Juve. Che ricordo avete della sua gestione?

“Vedi, io sono nato a Salerno, ho vissuto lì per 20 anni: sebbene mi sia avvicinato al calcio soltanto a 15 anni, ero a Salerno quando Delio Rossi divenne il Profeta. Per me, così come lo è stato Zeman, era un po’ un simulacro della storia salernitana, quasi come se fosse un argomento da studiare a scuola. Di lui ho tanti ricordi, qualche SMS, qualche battuta durante il ritiro di Bardonecchia: lo ricordo con piacere. Purtroppo ha lasciato un ricordo non positivo dal punto di vista tecnico, molti doriani lo hanno etichettato come “bollito” e non più capace di allenare. Non so adesso a Bologna come stia andando la sua avventura, però nel calcio, si sa, basta poco per diventare un antieroe. Basti vedere Mihajlovic adesso a Genova…”.

Il Bologna ha bisogno di punti, con tre sconfitte consecutive anche Rossi potrebbe essere messo in discussione. Temete la voglia di riscatto dei rossoblù?

“La spavalderia di Zenga penso non abbia mai temuto nulla nella vita. Nemmeno una tifoseria inviperita dopo aver preso quattro gol contro il Vojvodina…”.

E Zenga invece? Come si è approcciato a questa nuova avventura?

“Contro il Carpi è stato fischiato, dopo la sconfitta con il Vojvodina è stata davvero dura riprendersi. Ha un carattere forte, per ora i risultati sono dalla sua, ma c’è ancora uno zoccolo duro che lo contesta sin dal giorno in cui arrivò a Roma per discutere con Ferrero del suo contratto. Vediamo sul lungo periodo come andrà. La Sampdoria, purtroppo, ha il vizio storico di non saper scegliere l’allenatore con cui affrontare un impegno internazionale e Zenga è una vittima storica, per ora. Un po’ come Catilina con Cicerone, e scusate il volo pindarico”. 

Ha seriamente rischiato dopo l’eliminazione in coppa?

“Il confronto con Ferrero e Romei c’è stato. Era necessario capire se l’allenatore aveva la squadra in mano, se aveva in pugno la situazione. A Novi Sad ha vinto 2 a 0, ci ha provato ad andare ai supplementari, e ha dimostrato che quella di Torino è stata una storia unica. Che poi sia siano fatti tanti nomi per sostituirlo e che qualcuno fosse già pronto non saprei dire con certezza: chi ha dato quelle notizie avrebbe dovuto prendersi la responsabilità di quanto detto, ma a volte nascondersi dietro un dito fa più comodo che altro”.

Se la sentirebbe, in conclusione, di fare un pronostico?

“Non sono scaramantico, quindi ti dico che la Sampdoria vincerà. Mi auguro un gol di Correa”. 

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