E’ passato un anno ma il problema resta: l’attacco non segna

E’ passato un anno ma il problema resta: l’attacco non segna

Quanto è stata maledetta la scorsa stagione per la mancanza del cosiddetto ‘bomber da doppia cifra’? Tra Rolando Bianchi, Davide Moscardelli, Jonathan Cristaldo e Robert Acquafresca il Bologna non è mai riuscito a sopperire alla partenza di Alberto Gilardino prima e Alino Diamanti poi, ci ha provato con Kone ma il greco non poteva salvare da solo la baracca (anche perché prima punta non è). Ma se l’anno scorso il lotto di partenti del reparto offensivo qualche dubbio lo lasciava (su Bianchi la fiducia era ai minimi) e in estate quando si seppe che il Gila non sarebbe più stato qui il panico serpeggiava, quest’anno la sensazione era ben diversa. La punta di categoria e dal gol facile Filippo Fusco l’ha acquistata e infatti in doppia cifra ci si è arrivati, ma non basta. Daniele Cacia ha scavalcato quota 10 ma il suo potere di incisione sulla classifica è più limitato di quanto i suoi gol dicano. Questo perché alcune sue marcature non hanno portato punti in classifica. C’è il primo a Perugia in cui il Bologna venne sconfitto, c’è quello splendido da centrocampo con il Varese ma con la squadra già sul due a zero e quello in casa col Brescia che però, per demeriti difensivi, non è servito nemmeno a racimolare un pareggio. Di 11 segnati ne rimangono 8 decisivi che hanno fruttato al Bologna 14 punti, in teoria un bottino non da buttare ma l’intermittenza con cui Cacia ha distribuito i suoi gol non ha permesso al Bfc di mantenere una continuità di vittorie fondamentale per attaccare la promozione diretta. C’è sempre stato un intervallo minimo di quattro o cinque senza segnare nell’arco della stagione dell’attaccante ex Verona, partite in cui Cacia non ha inciso per quanto ci si aspettasse, soprattutto in tutta quella sequenza impressionante di pareggi casalinghi. Ecco perché a volte non conta solo il totale dei gol ma la loro distribuzione, perché un paio di reti pesanti dell’attacco (non solo Cacia, ma in generale) avrebbero aiutato il Bologna a conquistare molti più punti tra le mura amiche di quanto fatto fino adesso (33 su 60 a disposizione). 

 

Ovviamente c’è la responsabilità corale di una squadra che ad un certo punto della stagione non è più riuscita ad essere incisiva in fase di possesso palla, con una cronica mancanza di rifornimento alle punte. Poi c’è il contorno, Acquafresca non è un bomber ma nel corso del campionato ha dimostrato di sapersi adattare di più come partner della prima punta rispetto a tutti quelli che si sono alternati, quantomeno l’intesa Cacia-Acquafresca dava la sensazione di essere più funzionale alle caratteristica della punta di Catanzaro. A gennaio, l’arrivo di Mancosu può aver alterato gli equilibri anche se da parte di tutti era stato benedetto l’arrivo del capocannoniere dell’ultima Serie B, ovvero esattamente un calciatore con le caratteristiche di categoria che tutti ora richiedono. Sembravano risolti i problemi con l’ingresso di Mancosu e Sansone, quest’ultimo capace di siglare venti reti a Sassuolo qualche anno fa quando i neroverdi sfiorarono la promozione. Invece il calcio non è una somma di dati statistici ma di convivenza giornaliera ed evidentemente Cacia, Mancosu e Sansone non sono fatti per stare assieme. Fino al punto che pure Acquafresca, al netto del rigore sbagliato con l’Avellino, è apparso più pimpante e più utile quelle poche volte che è stato schierato. Ora il Bologna si ritrova con una punta che ci prova e sembra avere il colpo in canna (Sansone), una che non ha digerito il cambio di prospettive e di peso della maglia (Mancosu) e l’altra che invece si è smarrita dopo l’arrivo a gennaio di compagni di reparto ad aumentare la concorrenza. In tutto questo c’è Acquafresca che mai alza la voce e rimane sullo sfondo in attesa di una chiamata da parte del mister. L’impegno non gli manca ma i gol sì. Inoltre, si aggiunge pure l’involuzione di Laribi, giocatore decisivo ai massimi fino alle reti di Cittadella e Crotone ma poi sparito dalle scene, è stato lui a mettere una pezza sul dato insufficiente dell’attacco rossoblù, ma una volta calato di rendimento il Bologna ha smesso di vincere. Sono passati quasi due anni e purtroppo il cronico problema dell’attaccante il Bologna non lo ha risolto, i tempi dei Signori, Di Vaio e Gilardino sono finiti da un bel po’ e sia Diego Lopez che Delio Rossi, nonostante le abbiano provate tutte, lo hanno capito. Si tratta solo di comprendere se il parco attaccanti è stato sopravvalutato o se il calo generale della squadra ha portato le punte a incidere di meno. La vena del gol un attaccante non la perde, speriamo che la somma di 70 reti che la rosa rossoblù in attacco mette assieme abbia ancora degli addendi da aggiungere da qui alla fine. Altrimenti saranno guai.

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