Donsah: “Mio padre sbarcò a Lampedusa, giocavo scalzo e senza maglietta”

Donsah: “Mio padre sbarcò a Lampedusa, giocavo scalzo e senza maglietta”

E’ uno dei pezzi pregiati di questa sessione di mercato, un giocatore giovane e di prospettiva su cui il Bologna ha deciso di investire, un rinforzo fisico e tecnico per una mediana che deve ancora trovare una sua quadratura. Godfred Donsah porta con sé una storia dura, di quelle che lasciano il segno e che vanno di pari passo con la realtà. Se lui è qui è grazie a suo padre che decise di imbarcarsi per Lampedusa, senza soldi, senza cibo e, a volte, senza vestiti. Il mediano di colore è stato presentato oggi a Casteldebole, ecco le parole di un ragazzo umile, intelligente e che è consapevole di quanto possa essere dura la vita.

 

Come mai il Bologna?

“Ringrazio il Bologna per avermi portato qui, ho scelto questo club per il progetto straordinario che mi è stato illustrato. Questo è un grande club, non avevo bisogno di altre offerte”

Sei pronto per scendere in campo?

“Sì, se il mister mi darà fiducia farò di tutto per aiutare i compagni a vincere sabato”

Quale allenatore ti ha fatto crescere di più?

“Sono tre, un anno e mezzo a Palermo con Mangia, poi a Verona con Mandorlini e Zeman che mi ha dato tanto l’anno scorso. Anche Zola mi ha dato fiducia ed è per quello che sono qua oggi”.

Che tipo di giocatore sei? Hai un modello al quale ti ispiri?

“Vorrei diventare come Nainggolan, lui a Cagliari ha lavorato sodo per diventare grande. Sto seguendo le sue orme”.

La vita è strana, mentre l’Italia fronteggia il problema sbarchi a Lampedusa, tu sei qui grazie a tuo padre che si imbarcò per l’Italia.

“Mio padre era clandestino, quando ero giovane non avevamo niente da mangiare e lui decise di venire in Italia. Venne qui in barca, a Lampedusa. Il mio procuratore mi ha aiutato con un provino a Palermo, poi hanno utilizzato il permesso di soggiorno di mio padre per tesserare me, ringrazio il mio procuratore e mio padre”.

Tanti sbarchi in Italia, ti senti vicino a quei ragazzi disperati?

“Sono storie drammatiche, ma se al tuo paese non hai niente da mangiare cerchi di andare via. Mia madre mi diceva sempre di non pensare come gli altri, di mangiare quello che c’è e non quello che ti piace”.

Come ti è venuta la passione del calcio?

“Mio padre da giovane giocava a calcio senza avere niente, da lì è nata la mia passione. Da piccolo giocavo scalzo e senza maglia, l’ho sempre fatto perché amo questo sport e ora è diventato il mio lavoro”.

Ieri è arrivata la prima convocazione in Nazionale, pensi al Mondiale?

“Sono felice, non è facile entrare nelle nazionale ghanese. Orgoglioso di farne parte”

Ti hanno già parlato della città?

“Quando ho sentito che il Bologna mi seguiva, ho parlato con Rossettini e Crisetig con cui ho giocato l’anno scorso. Mi hanno detto che questa è una bella piazza, il club è importante e il gruppo di ragazzi è fantastico. Il primo obiettivo sarà salvezza, poi potremo pensare ad altro”.

Conosci bene Crisetig e Rossettini, come ti trovi con loro?

“A me non piace parlare in campo, invece i compagni mi sgridano perché su alcune situazioni bisogna farlo. Rossettini e Crisetig mi stanno aiutando, l’aspetto della comunicazione me lo stanno insegnando loro due”. 

Conosci Appiah, ha giocato qui.

“Il mio procuratore lo conosce, quando sono venuto qui ho parlato con lui. Mi ha parlato molto bene di Bologna”. 

Perché il numero 30?

“Per Afriye Acquah, a Palermo mi ha aiutato tanto, mi ha ospitato a casa sua, mi ha donato soldi, comprato vestiti e le scarpe da allenamento”.

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