Di Vaio si racconta: “Sto imparando tanto, io e il Bologna cresceremo insieme”

Di Vaio si racconta: “Sto imparando tanto, io e il Bologna cresceremo insieme”

“Il club manager è una figura centrale, fa da collante tra squadra e società”. E’ un ruolo nuovo nel calcio italiano, previsto in solo due squadre: Fiorentina e, appunto, Bologna. Nei viola la carica è ricoperta da Vincenzo Guerini, sotto le Due Torri c’è Marco Di Vaio. 

E chi meglio di Di Vaio poteva svolgere una funzione di questo genere? Un ex calciatore rossoblù rimasto sempre nel cuore dei tifosi e legato alla città, un conoscitore di calcio, uomo di grande intelligenza e umanità.

“Fare il dirigente a Bologna -spiega Marco a Stadio – ti dà tanta responsabilità, molta di più di quando ero capitano. Da giocatore il campo ti dà subito una mano, da dirigente no”. Molte responsabilità e momenti nei quali il ruolo ti costringe a prendere posizioni un po’ scomode: “Uno degli episodi più difficili è stato quando ho dovuto spiegare le scelte del club a due amici come Garics e Acquafresca. Ero molto teso, mi sono trovato dall’altra parte e dovevo spiegargli che non c’era niente di personale”. 

Di Vaio sta frequentando ora la sua Università: “Sto imparando tantissimo grazie anche a persone come Corvino. E’ un professionista, lo osservo quando parla con la squadra e quando si rapporta con la società. Un grazie anche a Fenucci e a tutti i professionisti validi grazie ai quali mi arricchisco ogni giorno”.

Un pensiero speciale va anche al recente passato rossoblù. Marco spende parole per Fusco – “Mi ha aiutato molto nel mio primo periodo in società, è una persona corretta, parlava molto ha detto il club manager – e per Diego Lopez. 

Rispetto all’ex tecnico Di Vaio analizza pregi ed errori commessi dal mister sardo: “E’ stato molto bravo nella costruzione del gruppo ma nella gestione dello spogliatoio è stato più capitano che allenatore. E questa squadra, specialmente negli ultimi mesi, aveva bisogno di una figura forte che facesse alzare l’asticella. Era alla sua prima esperienza, tutto questo gli servirà”.

Nella sua esperienza all’interno della società di Vaio non potrà mai dimenticare le emozioni provate nelle ore prima e dopo lo scontro finale al Dall’Ara. Come da lui stesso dichiarato, non aveva dormito così poco neanche la sera prima della finale di Champions giocata con la Juve: “Il giorno di Bologna-Pescara mi sono svegliato alle sei e mezza di mattina, mai successo in vita mai. Vagavo per casa, ho fatto due colazioni e dopo un’ora avevo già letto tutti i giornali. Poi non sapendo più che fare ho fatto un giro per la città, vivendola dentro di me”.

Poi la vittoria e la serie A conquistata, un obiettivo centrale e fondamentale, come lui e Saputo si erano detti fin da subito:  “Ce lo eravamo detti, tornare in A era l’obiettivo primario. Questa promozione la dedico a lui, a Saputo, non solo per il capitale che ha investito. Come prima cosa ha regalato speranza a questa città”.

Di Vaio racconta anche di un Saputo indiavolato: “E’ un uomo di grande calma ma io posso dire di averlo visto infuriato. E’ successo a Montreal, dopo un derby perso contro il Toronto. Entrò negli spogliatoio e prese a calci le ceste della biancheria. Spero di non vederlo mai così a Bologna…”.

Adesso c’è da lavorare sodo, l’estate sarà piena e ci sono moltissime cose da sistemare. “Inizia una fase di costruzione -spiega il club manager- c’è da cambiare la squadra, rinnovare, valutare i giocatori in scadenza”. Tutto questo partendo dai giovani e da chi, in questa stagione, si è meritato la riconferma.

“I giovani come Masina, Oikonomou, Mbaye e Ferrari restano sicuramente, non si può parlare di squadra del futuro se cediamo i nostri giovani. Dobbiamo dare loro il tempo di crescere da noi e non mandandoli via. Matuzalem è in scadenza ma parleremo preso, c’è la volontà che rimanga”. Per il resto, come Saputo ha dichiarato, sarà un mercato tracciato sulla linea dei giovani tenendo, però, tutte le situazioni interessanti monitorate: “Saputo ha detto che verranno privilegiati i giovani però noi siamo aperti a tutto, vediamo cosa proporrà il mercato”.

Alla domanda su Diamanti, Di Vaio risponde sinceramente: “Ale qui ha lasciato il segno. Non si è lasciato bene con la città e ti confesso che quando è andato in Cina sono rimasto deluso e lo dissi pubblicamente. Poi gli ho chiesto scusa, avevo parlato da tifoso”.

Se in campo i punti interrogativi sono tanti, in panchina Delio Rossi sembra avere il posto assicurato. “Rossi ora potrà costruire la sua squadra -spiega Di Vaio- ha bisogno del ritiro. E’ arrivato motivatissimo, è un maestro di calcio, sa valorizzare i giocatori. Non bisogna comunque valutarlo per questo mese”.

Infine Marco racconta qualche piccolo particolare della sua nuova esperienza da dirigente: “Sono stati sei mesi molto intensi, vado a letto molto più tardi rispetto a quando ero calciatore. Spero di portare un po’ di filosofia canadese, più tranquillità e meno isterismi. Mi manca giocare, in alcune partite la voglia di tornare in campo c’è stata, però almeno posso seguire le partite in panchina, mi piace starci, mi sfogo, fin che non mi cacciano sto lì”. 

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