Vieri si racconta: “Quel gol con l’Atletico? Valse una Ferrari”

Vieri si racconta: “Quel gol con l’Atletico? Valse una Ferrari”

L’ex cannoniere della Serie A Christian Vieri racconta sé stesso in una biografia libera e aperta da domani nelle edicole con Gazzetta. Soprannominato “lo zingaro del calcio” per la tante casacche indossate nel corso della carriera, Christian (chiamato “Bobo”) è figlio d’arte, dal momento che suo padre, Roberto, è stato anch’egli calciatore. Al momento della nascita del primogenito Bobo (il fratello Massimiliano nascerà nel ’78), Roberto milita nel Bologna. Ma i primi passi da “baby calciatore” li muoverà in Australia, nei Marconi Stallions di Sidney, squadra fondata dalla comunità italiana e vestita d’azzurro, vantante nella propria bacheca ben quattro titoli nazionali. Partendo dalla militanza australiana, Christian Vieri ricorda divertito il suo esordio come attaccante, dopo una breve consultazione con il suo allernatore:

“Sai che ti dico, Christian? Hai ragione! Complimenti, mister. Da solo ci saresti mai arrivato? Evidentemente no – si legge nella biografia – Ha avuto bisogno dell’aiutino, il mister. E l’aiutino gliel’ho dovuto dare io, un ragazzino di quattordici anni che da terzino sinistro segna più gol degli attaccanti. Mister, non è che stare in difesa non mi piaccia, ma forse è meglio se mi metti a giocare davanti”. Siamo a Sidney, nel campetto d’allenamento dei giovani del Marconi Football Club: “La mia storia di attaccante è cominciata così”.

Dalla Toscana passerà poi al Piemonte, essendo stato ingaggiato dal Torino, ove esordirà in Coppa Italia contro la Lazio con il grande allenatore Emiliano Mondonico (30 ottobre 1991). A breve avrà anche l’onore del debutto (tra l’altro, vittorioso) nella massima serie in un Torino-Fiorentina 2-0 del 15 dicembre e segnerà la sua prima rete contro il Genoa in un sonante 4-0 per i granata.

Arriveranno, in seguito la serie cadetta (con il Pisa ed il Venezia) e la serie C con il Ravenna; su quelle esperienze in B, Vieri dice: “Madonna, quante botte ho preso in B. A quei tempi pure Inzaghi era fra i cadetti, eravamo già amici e mi divertivo a chiamarlo e spaventarlo alla vigilia delle partite per così dire ‘critiche’: “Oh Pippo, domani ti spaccano, quel matto che ti deve marcare mi ha detto che gli stai sui coglioni! In B ti facevi davvero le ossa. Uomo contro uomo, ogni partita una guerra. Un campionato che mi ha forgiato: campi bastardi, soprattutto al Sud, dove arrivavi, sorridevi e al tuo sincero ‘Buongiorno’ ricevevi un ‘Buongiorno ‘sto cazzo’ tanto per gradire. Esperienze che ti temprano. Sì, ti facevi le ossa, e qualcuno te le spaccava pure”.

Arriva, alla fine, il ritorno in Serie A, con l’altra squadra di Torino, la Juventus: acquistato per poco più di 7 miliardi delle vecchie lire, esordisce l’8 settembre 1996 contro la Reggiana, segnando subito una rete. Così spiega il suo addio alla compagine piemontese: “Un giorno Moggi mi chiama a rapporto: entro nel suo ufficio e trovo già lì mio procuratore e Bettega. Il direttore, con i suoi modi tranquilli e gli occhi semichiusi, dice che è pronto ad aumentarmi l’ingaggio, ma che non può andare oltre i 2 miliardi di lire a stagione”. L’Atletico Madrid offre 3 miliardi e mezzo. “Si va in Spagna, dico. E la riunione finisce all’istante. Lo ammetto, decisi guardando solo il portafogli. Potendo tornare indietro, sarei rimasto”.

Nella capitale spagnola va per 34 miliardi e là, con la “camiseta” bianca, rossa e blu, segnerà ben 24 reti (in altrettante presenze) nella Liga, alle quali vanno aggiunte altre 5 segnature e 7 presenze in altre competizioni: conquisterà, unico italiano finora, il Trofeo Pichichi. Di quella militanza in terra iberica, Vieri ricorda questo episodio: “Alla vigilia di Atletico-Paok parlo con Futre, il mio punto di riferimento”. Paulo è il pupillo del presidente Jesus Gil. “Devi dire al presidente che se segno tre gol anche in Coppa mi aspetto in regalo una Ferrari 550 Maranello”. Futre va davvero da Gil, poi torna: “Ok Bobo, fai tripletta e la Ferrari è tua. Ve lo ricordate il tiro impossibile dalla linea di fondo, quasi dalla bandierina del calcio d’angolo? Le immagini di quel gol fanno il giro del mondo, ma nessuno sa che vale anche una Ferrari”.

Il 28 agosto del 1998 sbarca a Roma, sponda Lazio, sfiorando lo Scudetto (vinto poi dal Milan) e vincendo la Coppa delle Coppe, segnando un gol nel 2-1 al Maiorca nella finalissima disputata a Birmingham.

Dell’esperienza romana, Vieri ricorda questo: “Ai tempi della Lazio non mi facevo problemi a farmi vedere a cavallo della Ducati. A una settimana dalla finale di Coppa delle Coppe, Julio Velasco mi prese da parte: ‘Guarda Bobo, in società non stai facendo dormire nessuno, potresti almeno in quest’ultima settimana regalarci qualche ora di sonno in più e usare la macchina?’ E così feci. Ma io almeno la moto la sapevo guidare bene. Salas invece era un disastro. Prese una Harley Davidson e dopo pochi giorni andò a schiantarsi contro un palo: sette punti di sutura sullo stinco, ma nessuno l’ha mai saputo”.

Nell’estate del 1999, il presidente dell’Inter Massimo Moratti lo acquista dai biancocelesti per 90 miliardi: nella squadra meneghina conquisterà la Coppa Italia nel 2005, segnerà ben 100 reti (con il famoso striscione in curva nord “100 volte fieri di Bobo Christian Vieri”) ed eguaglierà il record di Felice Borel vincendo la classifica cannonieri con una quota gol maggiore rispetto alle presenze (stagione 2002-2003, 24 reti in 23 partite).

Parlando della sua tappa in nerazzurra, Vieri ripensa al mancato arrivo dell’ex compagno di squadra Alessandro Nesta: “Dopo il 5 maggio convinsi Ronaldo e Recoba. ‘Tagliamoci lo stipendio, che arriva Nesta’. Ale era d’accordo…Una mattina sono all’ippodromo e mi telefona Mao, il figlio del presidente Moratti: ‘Bobo, lo so che sei incazzato, ma Nesta costava davvero troppo’. Eravamo pronti a tagliarci lo stipendio… “Anche papà è arrabbiato, ma non ti preoccupare: abbiamo preso comunque un campione’. Ma chi? Non ci sono sul mercato giocatori come Nesta…Chi è? .’Gamarra’. Non dico niente. Senza chiudere la chiamata lancio il cellulare verso la pista dei cavalli con tutta la mia forza. Mai più rivisto, quel telefonino. A pensarci adesso, nulla contro Gamarra, un bravo difensore, ma Nesta ai tempi era il massimo, ed era pronto a venire da noi”.

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