Uno, nessuno e centomila: tutte le facce di Mattia Destro

Uno, nessuno e centomila: tutte le facce di Mattia Destro

Dalle prime difficoltà al gol di domenica all’Atalanta: ecco il momento dell’attaccante rossoblù, tornato ad essere il gladiatore di Siena. Da ‘Stadio’

Smarrito, perso fra i colli bolognesi, un caso da “Chi l’ha visto”. Poi un lampo improvviso, quanto basta per scacciare paure, incertezze e rimpianti. Tutto questo è Mattia Destro, bomber (apparentemente) ritrovato. La gioia del gol mancava da troppo tempo: l’ultima vittima era stata Morgan De Sanctis, in un Milan-Roma dello scorso Maggio. Quest’anno in campionato non si era ancora sbloccato, non riusciva in quella che per un attaccante è una vera e propria ragione di vita. Occasioni fallite miseramente, pochi palloni giocabili, tante insomma le cause di questo digiuno. Destro però è ormai un giovane navigato, uno che la serie A l’ha aggredita sin dall’inizio, quando al suo primo vero anno, in quel di Siena, gonfiò la rete per dodici volte in stagione, trascinando la sua squadra alla salvezza e attirando le attenzioni della Roma. Nella Capitale il classe 91′ non era chiamato più ad essere il trascinatore che era stato nella città del Palio, ma a lui il compito di finalizzare gli assist illuminanti di gente come Totti e Pjanic. Alla fine i gol in giallorosso furono ventinove in quasi tre anni, contraddistinti da svariati infortuni. Dopo la sfortunata parentesi al Milan, ecco l’arrivo alla stazione centrale di Bologna nello scorso Luglio, accolto e osannato come una vero divo. Nei tanti cori, nelle urla quasi isteriche, nell’affetto e nell’entusiasmo della gente, tutte le speranze di una piazza che ritrovava il Paradiso della massima serie dopo il Purgatorio della B.

L’impatto di Destro non è stato però quello che ci si aspettava. Grossolani gli errori sottoporta, anche sfortunati magari, poca voglia di lottare però, quasi segno di rassegnazione. L’ex Primavera dell’Inter aveva perso il sorriso e la fiducia. L’ambiente lo ha sempre sostenuto, tifosi in primis, ma le critiche degli addetti ai lavori non si sono fatte attendere, con però un credo collettivo: il ragazzo ha talento, si deve solo sbloccare, è una questione di testa più che di piedi.

La svolta è stata mercoledì, con l’arrivo in panchina di Roberto Donadoni. Non che Destro si trovasse male con Delio Rossi, solo che aveva bisogna di qualcuno con cui ripartire da zero e che lo responsabilizzasse. E i risultati si sono visti subito. Il bomber è tornato ad essere tale: discesa di Masina, palla all’attaccante rossoblù e tiro all’angolino, imprendibile per Sportiello. Un lampo, seguito da un urlo e da un abbraccio liberatorio con il vice Luca Gotti. Ma Destro non ha riscoperto solo il fiuto del gol, ma anche lo spirito da gladiatore, la voglia di trascinare i compagni: caratteristiche che lo avevano reso grande a Siena.

Dopo il successo con l’Atalanta tanti sorrisi, il tweet emblematico (“Il gol mi è mancato come l’aria”), il concerto di Cremonini e la partita della Fortitudo. Un Mattia Destro insomma ritrovato, sia in campo che fuori. Adesso la prova del nove, in tutti i sensi, in quel di Verona, per non smarrirsi di nuovo fra i colli bolognesi.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy