Un giorno sbagliato

Un giorno sbagliato

Ciao Niccolò. Sono già passati quindici anni da quel maledetto 9 febbraio 2001

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Ci sono giorni sbagliati. Giorni che semplicemente non dovrebbero esistere, non dovrebbero avere né alba né tramonto, niente casella sul calendario. Eppure, questi intervalli di tempo senza senso, trascorrono placidi e sbagliati come se niente fosse, come se non fossero consci dei propri errori.

Sono passati esattamente quindici anni da quel maledetto venerdì 9 febbraio 2001, un giorno che più sbagliato non si può. Sembrava un pomeriggio qualunque a Casteldebole: il solito tran tran di allenamenti, chiacchiere e scherzi. Una pioggerella fitta e ghiacciata, di quelle che ti entrano anche nelle ossa e nell’anima, bagnava i tetti, i campi da gioco e purtroppo anche le strade. “Dai, ti accompagno io a casa, non prendere il motorino..”. “Ma và vekkio, vado piano. Ci si vede domani!”. No, nei giorni sbagliati per qualcuno non c’è un domani, per questo sono fallati.

Niccolò Galli, classe 1983, figlio dell’ex portiere Giovanni. Gioca in difesa come il padre, ma non proprio sulla riga di porta, un po’ più avanti. Tira i primi calci ad un pallone nelle giovanili del Torino, poi nel 1999 il grande salto. Lo vuole l’Arsenal, lui risponde presente. Con i Gunners vince il Campionato Under-17 e la Coppa d’Inghilterra Under-18. Nel 2000, forse la nostalgia di casa ha la meglio e arriva a Bologna in prestito. Il primo ottobre debutta in serie A. Sembra una delle più belle promesse del calcio italiano.

Non è che sembra una bella promessa, lo è. Ma il 10 febbraio non torna a Casteldebole ad allenarsi. La sera prima va a sbattere con il motorino contro un guard rail in manutenzione, un maledetto tubo d’acciaio che si trasforma in assassino. Per lui è tempo dei titoli di coda. Ma a 17 anni è troppo presto per la fine del film, ci sarebbe ancora tutto il copione da recitare. Hai un bel po’ da dire che c’è un nuovo angelo in cielo, che Niccolò è lassù a giocare in paradiso. No, non basta.

Due giorni dopo va in scena una delle più brutte pagine sportive che il calcio cittadino ricordi. A calendario ci sarebbe Bologna Roma, i rossoblù chiedono il rinvio della gara. No, bisogna andare in campo. Ma che senso ha giocare una partita di calcio in queste condizioni. Chi può aver voglia di giocare con un senso di vuoto e incredulità che sovrasta ogni cosa, che ti avvolge il cervello. Il Dall’Ara è attonito, i giocatori nel minuto di silenzio piangono tutte le loro lacrime. Guidolin è distrutto. L’unico pensiero, talmente forte che si può quasi sentire, è “cosa ci facciamo qui?”. Ma bisogna giocare. Svogliati, svuotati, inerti, non importa, oggi deve andare in scena una ridicola partita di calcio.

Gli viene intitolato il Centro Tecnico di Casteldebole e il Bologna ritira la maglia di Niccolò, il numero 27 non verrà mai più indossato da nessuno. Ma ciò non può bastare a colmare il vuoto lasciato da quel giorno sbagliato di quindici anni fa.

 

Ciao Niccolò.

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