Taco vs Saputo, il giudice vuole che si trovi un accordo

Taco vs Saputo, il giudice vuole che si trovi un accordo

Primi botta e risposta davanti al giudice per quanto riguarda la disputa tra Joe Tacopina e Joey Saputo. Al momento è come se si fosse in parità. Andiamo con ordine, gli avvocati si sono confrontati davanti al giudice Jeffrey Oing, ognuno cercando di far valere le proprie ragioni. Secondo i documenti in nostro possesso, il legale di Tacopina continua a battere sul tasto degli accordi violati da Saputo per quanto riguarda le quote del presidente all’interno del Bologna e i suoi compensi per il ruolo ricoperto. Secondo la difesa, con gli aumenti di capitale necessari al salvataggio del club, già a luglio Tacopina sarebbe stato a conoscenza del fatto che Saputo non gli avrebbe prestato il denaro per mantenere almeno il 30% delle quote, in questo modo, scendendo sotto il 15%, si sarebbero estinti i termini dell’accordo precedente. La situazione, secondo Saputo, è chiara: gli aumenti di capitale erano necessari, altri investitori hanno aderito mentre l’unico a non farlo sarebbe stato Tacopina. Inoltre, gli sarebbero stati concessi altri 5 giorni di tempo (dopo la data del 31 agosto) per risalire sopra il 15%, Tacopina però non ha mai rilanciato le sue quote. Non è finita qui, perché Saputo ha attaccato ancora sottolineando come Tacopina abbia deciso di comportarsi da presidente senza che nessuno glielo impedisse anche dopo il primo settembre 2015. Tacopina invece, a giustificazione del mancato aumento di capitale, tira in ballo la Park Lane Investments che non avrebbe partecipato con sostanziosi capitali rispetto agli accordi iniziali, da qui la necessità di un maggior impegno da parte di Joey Saputo. Ricapitolando: l’avvocato di Joe Tacopina, John Goldman, che aveva chiesto anche un ordine restrittivo temporaneo, negato dalla corte, chiede la difesa dei capitali utilizzati da Tacopina nel club, il presidente, sceso sotto il 15%, non avrebbe più possibilità di partecipare alle decisioni del club ritrovandosi con una netta minoranza nel consiglio di amministrazione. Da ciò, l’accusa di violazione dei patti originali. La difesa di Sheila Sadighi, avvocato di Saputo, è altrettanto netta: gli aumenti di capitale erano necessari per la sopravvivenza del club, inoltre, Tacopina non ricoprirebbe nessun ruolo operativo da febbraio 2015, tant’è che la Sadighi specifica come sia l’amministratore delegato Claudio Fenucci a farlo da diversi mesi a questa parte. Il giudice Oing, in conclusione, ha negato l’ordine restrittivo, ma preme affinché i due trovino un accordo evitando una battaglia legale senza esclusione di colpi. Necessario dunque arrivare ad una conclusione, anche perché la rottura è totale su tutti i fronti e il Bologna è troppo piccolo ormai per contenere sia Saputo che Tacopina. Sempre più probabile una liquidazione, anche se Saputo non è minimamente intenzionato ad elargire 5 milioni di dollari a Tacopina più i suoi compensi da presidente. Si tenterà, presumibilmente, la classica via di mezzo.

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