Signor Piraino, ci faccia il piacere

Signor Piraino, ci faccia il piacere

Rosanna D’Atri

Caro signor Piraino, in questo folle circo che è il calcio contemporaneo, Lei non è l’unico a voler difendere gli interessi per cui lotta quotidianamente; Lei non è l’unico a volere vedere il suo investimento fatto di carne e ossa lanciato nell’olimpo dei migliori e sicuramente. Sa, il potere contrattuale è sempre stato un’arma a doppio taglio, arma che nel tempo ha portato a lotte sociali che a loro volta hanno portato a morti che si sono susseguite e ancora si susseguono, per avere dei diritti e la possibilità di concentrarsi sui doveri. Lei sostiene che, testuali parole: “Per mille motivi si è arrivati ad un punto di completo scollegamento tra il club e il giocatore, quindi abbiamo optato per questo tipo di atteggiamento.” (http://www.tuttobolognaweb.it/news/ag-diawara-dal-club-arrivavano-pressioni-enormi-il-ragazzo-ha-perso-tranquillita-e-ha-deciso-di-allontanarsi/)

Quindi mi chiedo, tra i mille motivi di cui parla, il più importante non è forse il guadagno che il “lavoratore” Diawara avrebbe dovuto percepire? Perché sa, quando un lavoratore si paragona a un altro lamentando di percepire meno, alla base di tutto c’è il rispetto delle regole del lavoro e di conseguenza, l’atteggiamento di cui parla, una sorta di sciopero, è un qualcosa che la mente di un ragazzo di 19 anni ha partorito da sola oppure Lei, da uomo consapevole che in tutte le relazioni lavorative ci sono diritti e doveri, ha suggerito di adottare? Domani mattina, se decidessi che chi occupa la postazione di fianco la mia guadagna più di me ma lavora le mie stesse ore ed ha, un’anzianità lavorativa differente – con tutto il rispetto per il San Marino, è lì che Diawara giocava fino allo scorso anno – cosa dovrei fare, sparire fino a quando il mio datore di lavoro rinuncia a cercarmi o mi vende al miglior offerente? Qui, caro signor Piraino, non si parla dei diritti lesi di un lavoratore, si parla di un giocatore che ha deciso di non presentarsi in ritiro. Non si parla di una lotta per acquisire il diritto al lavoro perché il suo assistito ha deciso di scegliere la via più breve, prima con un certificato che lo dichiarasse “stressato” e poi con la fuga. Fossi in voi, ringrazierei la società per averlo venduto, concedendogli la possibilità di guadagnarsi quei diritti da un’altra parte perché purtroppo la recente cronaca italiana, racconta che l’operaio di Piacenza schiacciato da un tir, questa possibilità non l’avrà mai più.

Infine, caro signor Piraino, di cosa esattamente la piazza bolognese dovrebbe essere grata in questa situazione? Chi ha la coscienza pulita, sapendo di avere il diritto di cambiare lavoro, non si da “alla macchia” e Le assicuro che, il rispetto e la riconoscenza che Lei chiede nei confronti di Diawara, i tifosi non vedono l’ora di concedere perché significherebbe aver riconosciuto e attribuito al “lavoratore” delle doti che, attualmente, incarna solo gente come Totti per dirne uno: il resto, sono solo chiacchiere.

Ci saluti Amadou, Lei che di certo sa sempre dove trovarlo e, come diceva il grande Totò: ci faccia il piacere

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