Rizzo Nervo: “Il Bologna non ha ancora deciso se rimanere al Dall’Ara, in ogni caso lo stadio dovrà restare un luogo popolare.

Rizzo Nervo: “Il Bologna non ha ancora deciso se rimanere al Dall’Ara, in ogni caso lo stadio dovrà restare un luogo popolare.

Nel corso della trasmissione Tempi Supplementari – in onda la domenica sera sul circuito Radio Nettuno – Radio International e condotta da Ugo Mencherini e Vittorio Longo Vaschetto – è intervenuto l’Assessore allo Sport del Comune di Bologna Luca Rizzo Nervo. Di seguito l’intervista

Assessore, nelle ultime ore sembra farsi sempre più concreta l’ipotesi della ristrutturazione del Dall’Ara. E’ qualcosa di più di una semplice idea?

“Allo stato attuale delle cose credo di no. Non sono sorpreso del fatto che Joey Saputo abbia una preferenza, nemmeno tanto nascosta, sul rimodernamento del Dall’Ara rispetto all’ipotesi di un nuovo stadio, che avrebbe anche la complessità dell’individuazione del luogo e delle opere accessorie che una nuova urbanizzazione richiederebbe. Il fatto che Saputo abbia più volte detto che lo affascina poter conciliare la storia e la bellezza architettonica del Dall’Ara con le esigenze di uno stadio moderno non è certo una novità. A me risulta però che la riflessione del Bologna sia ancora in corso e non vi siano decisione assunte. E’ comunque normale che avvicinandosi il mese di dicembre, da tempo indicato come data possibile per la decisione, il Bologna stia approfondendo le diverse ipotesi. Allo stato delle cose non mi sbilancerei nel dire che il Bologna ha assunto la decisione di rimanere al Dall’Ara. In tempi non sospetti ho detto che l’idea di rimanere al Dall’Ara, cogliendo la possibilità di rinnovamento mantenendo la tradizione, dovrebbe essere una priorità, pur nel rispetto delle valutazioni che, anche dal punto di vista economico, il Bologna deve fare. La notizia della permanenza al Dall’Ara mi troverebbe particolarmente lieto, ma mi pare che ancora non ci siano ancora decisioni assunte in maniera definitiva: si stanno valutando le varie ipotesi”.

C’è già una data ufficiale per la decisione?

“No. Fenucci disse che entro la fine dell’anno, con il lavoro dell’advisor immobiliare incaricato dal Bologna, poteva essere maturo il tempo delle decisioni”.

Il Comune come verrà coinvolto?

“Il rapporto con il Bologna calcio, con la nuova stagione della nuova proprietà, è pressoché quotidiano, di grande frequentazione, cordialità e soprattutto di grande operatività. In ogni occasione ho colto sia da parte di Saputo che di Fenucci e dei dirigenti del Bologna un interesse a un coinvolgimento pieno e a una collaborazione con il Comune, non solo in quanto proprietà, ma perché è evidente che la scelta dello stadio è un fatto che riguarda la città. Intorno alla riqualificazione del Dall’Ara c’è la possibilità di immaginare una riqualificazione di un quadrante importante: se si decidesse per la riqualificazione del Dall’Ara, sarebbe un’occasione per una riflessione più complessiva di tutta l’area intorno allo stadio. Se invece si dovesse scegliere la strada di un nuovo stadio, anche in questo caso il tavolo del Comune sarebbe la priorità per scegliere insieme un’area adeguata”.

Recentemente alcuni organi di informazione hanno riportato la notizia secondo cui il Dall’Ara potrebbe avere una struttura simile a quella dello stadio del Rijeka, progettato sempre dall’architetto Zavanella. Lei ha qualche dettaglio in più?

“Non ho anticipazioni. Conosco però lo stadio del Rijeka e so che ha le caratteristiche di uno stadio ammodernato: da questo punto di vista ci sono delle similitudini. Per il resto non ci sono indicazioni precise, ma è evidente che se si sceglierà la strada della riqualificazione del Dall’Ara alcuni elementi sono certi, come quello di togliere la struttura in ferro costruita per i Mondiali di Italia ’90. Addirittura il Bologna ha in qualche occasione immaginato che questa scelta potesse essere fatta comunque, a prescindere dalla scelta finale, per offrire alla città uno stadio Dall’Ara riportato alla sua naturale bellezza. E certamente il tema della copertura dello stadio, al di là del richiamo alla Motor Valley è un’esigenza che il calcio moderno assolutamente impone”.

Qualora dovessero essere prese in esame aree alternative, si potrebbe pensare alle zone Pallavicini o Parco Nord?

“In questo momento il tema non è all’ordine del giorno: non si è ragionato su soluzioni alternative. Da sostenitore della soluzione Dall’Ara la cosa mi fa anche piacere perché dimostra che la priorità su cui si vuole provare a lavorare è l’attuale stadio. La cosa che ci siamo detti è che nel momento in cui dovesse fare una scelta diversa ci siederemmo immediatamente attorno a un tavolo e valuteremmo le diverse soluzioni. Molte sono quelle di cui si parla da anni, come quelle in questione, ma non solo. Certamente ci sono anche altre aree. La città di Bologna ha la fortuna di aver fatto accordi con il Demanio e le Ferrovie dello Stato per aree dismesse o in via di dismissione che, anche nell’ottica del nuovo stadio, potrebbero essere verificate. Anche rispetto al tema dei costi, l’area scelta fa la differenza rispetto al contenere o meno i costi. Immaginare aree che siano già nel perimetro urbano, anche in un’ottica di non consumo di nuovo suolo, può consentire di localizzarsi in zone della città già servite dalle infrastrutture necessarie, con un conseguente contenimento dei costi”.

Tra i temi maggiormente sentiti dai tifosi ci sono quelli della copertura e della capienza dello stadio. Quali sono le novità, da questi punti di vista?

“Non c’è una soluzione di stadio, che sia il Dall’Ara o un nuovo impianto, che non preveda la copertura: è una prima esigenza. Per quanto riguarda la capienza, sono riflessioni di competenza della proprietà. Negli ultimi anni si deve fare i conti con il fatto che attraverso la tv, la partita spesso viene guardata a casa, quindi dovranno essere fatte valutazioni per offrire uno stadio che sia pieno, che sia una marcia in più, il 12° uomo in campo, attraverso un pieno riempimento. Credo che i numeri saranno figli di questa valutazione, anche sulla base dello storico della capienza e degli abbonamenti”.

C’è una caratteristica che, per lei, dovrebbe necessariamente avere lo stadio?

“Qualunque sia il progetto futuro, una cosa a cui tengo è che lo stadio mantenga una natura popolare, che non diventi solo un salotto per ricchi signori ma possa avere spazi adeguati magari più belli e funzionali di oggi, a prezzi popolari per chi vuole seguire la squadra, che spesso è quella parte che la segue anche durante le trasferte con una passione davvero grande. Anche rispetto ad alcuni modelli di stadi europei, credo che questo fatto, non necessariamente scontato, debba essere tenuto nella dovuta attenzione”.

Quando sarà possibile vedere il progetto dell’architetto Zavanella?

“Sarà possibile vederlo, credo, appena la decisione sarà assunta. Siamo in una fase precedente ai progetti esecutivi: non mi risulta che il Bologna abbia affidato già progetti esecutivi che quindi possano essere oggetto di dibattito. Come Comune, dicemmo che sarebbe stato bello anche un concorso di idee fra studi di architetti della città e non solo perché su quello che non è solo uno stadio ma ha un valore superiore a un oggetto urbanistico ed architettonico potessero esercitarsi le migliori teste e i migliori architetti per far emergere progetti diversi tra cui scegliere il migliore. Non so se questa sarà la strada che sceglierà il Bologna, la scelta è del Bologna e di chi mette le risorse, in ogni caso credo che il club, nel momento in cui ci sarà un progetto, un confronto con la città e con i tifosi lo metterà in campo”.

In questi giorni si sta parlando anche della possibilità che il “Premio Bulgarelli” possa lasciare Bologna, con la questione sollevata da Repubblica. Bisognerebbe fare sistema per far sì che il premio non si trasferisca a Milano.

“Innanzitutto, ho molto apprezzato il lavoro giornalistico d’inchiesta che è stato fatto, riportando all’attenzione del Comune e della città l’importanza di questo premio e la necessità di preservarlo. Il fatto di mantenere modalità per ricordare il nome di Bulgarelli è condiviso non solo dai tifosi bolognesi ma da tutti coloro che hanno conosciuto Giacomo Bulgarelli e ne hanno apprezzato la figura per tanti anni nella nostra città. Recentemente, come Comune abbiamo recentemente inaugurato un parco dedicato alla sua memoria, a pochi passi dal Dall’Ara. E’ un giardino che guarda allo stadio, e lo ritengo un fatto bello grazie a un ordine del giorno votato da tutto il Coniglio comunale. La cosa mi trova attento. Devo comunque dire che in questi anni né il Comune né personalmente, né il sindaco sono mai stati invitati alla consegna del premio, ed è abbastanza normale che invece quando le cose vanno male o ci sono dei problemi, si chiami in causa l’attenzione del Comune, che non mancherà. Io ho già posto questo tema all’attenzione, da oggi la cosa sarà operativa. Voglio parlare con chi questo premio lo ha promosso e sostenuto in questi anni per capire bene quali sono le necessità e cosa serve fare per tenerlo a Bologna. Credo che non solo come Comune ma anche come Bologna ci possano e ci debbano essere le condizioni per mantenere il premio a Bologna: sarebbe un gran peccato se non si tenesse più nella nostra città, penso che perderebbe anche un po’ di senso farlo altrove”.

Quando si avranno risposte?

“Da oggi me ne occuperò. Se davvero la questione sta nei termini che ho letto, credo che una città come Bologna possa avere le risorse e la voglia di mantenere il premio a Bologna. Spero di avere già nelle prossime settimane delle risposte da dare, nella capacità di coinvolgimento delle realtà bolognesi”.

Si potrebbe pensare anche a un modo per ricordare Biaviati e Schiavio, magari tramite una via?

“Assolutamente sì. Abbiamo dedicato in questi anni tante strade a sportivi bolognesi, cosa che prima era più che rara. Siamo partiti da Bulgarelli per ragioni che non penso vadano spiegate ma certamente questa attenzione rispetto ad altri personaggi importanti che hanno fatto la storia del Bologna è possibile e volentieri la mettiamo in campo”.

Volendo aprire una parentesi politica, c’è chi la vorrebbe candidato sindaco.

“Io sono felice di fare pro tempore quello che faccio, proverò a farlo bene fino all’ultimo momento. Il candidato sindaco, per quanto riguarda la mia parte politica, c’è già e sono contento di lavorare con lui. Se ho intenzione di continuare a farlo? Questo non dipende solo da me, ci sono delle elezioni e quello è il passaggio. Probabilmente alle elezioni mi candiderò anche in Consiglio comunale, credo sia giusto far questo passaggio anche se per gli assessori non è obbligatorio perché sono nominati  dal sindaco. Credo comunque che lo farò, perché mi piace verificare se il lavoro fatto viene giudicato positivamente o meno e credo sia giusto farlo. Per il futuro vedremo come la cosa si svilupperà, a partire dall’esito delle elezioni”.

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