Rizzo Nervo a Tempi Supplementari: “Restyling Dall’Ara? Contiamo di fare presto”

Rizzo Nervo a Tempi Supplementari: “Restyling Dall’Ara? Contiamo di fare presto”

L’Assessore comunale con delega allo Sport, Luca Rizzo Nervo, è stato ospite in studio nella puntata di ieri sera di Tempi Supplementari, in onda su Radio Nettuno condotta da Ugo Mencherini e Vittorio Longo Vaschetto, con la collaborazione di Ugo Bentivogli. Queste le sue dichiarazioni relative alla possibile ristrutturazione del Dall’Ara.

Assessore, nelle scorse settimane lei ha avuto modo di vedere il concept del nuovo Dall’Ara. In una sola parola, come lo descriverebbe?

“Futuro”.

Qual è, ad oggi, la situazione?

“Un aspetto positivo che anima nel modo giusto il confronto è che c’è la volontà assolute di fare le cose nella massima trasparenza e dialogando anche con la città rispetto a un’opera che è importante non solo per i tifosi del Bologna e per il Bologna calcio ma per la città nel suo complesso. Dicembre doveva essere un mese importante, e lo è stato. Doveva essere il mese di un primo incontro, ancorché non decisivo, con la Soprintendenza per verificare la disponibilità ad una collaborazione istituzionale che potesse verificare in termini preventivi quel progetto e dare un’indicazione sulla fattibilità soprattutto rispetto ad alcune questioni nodali, una su tutte la copertura completa dello stadio. Questa collaborazione si è instaurata positivamente, c’è stato un incontro a cui eravamo presenti io, Claudio Fenucci e l’architetto Gino Zavanella. C’è stata questa disponibilità e c’è una tempistica che vede da qui a pochissimo, entro i prossimi 10 giorni, la presentazione anche in modo formale del progetto alla Soprintendenza anche con una relazione che evidenzi come quel progetto abbia anche l’obiettivo assolutamente centrato di valorizzare quel bene storico e architettonico che è il Dall’Ara: un bene che oggi non si può dire valorizzato in mezzo a quel masso di ferro di Italia ’90”.

Ci sono già date in agenda per la prossima riunione?

“No, non è prevista ancora la data della riunione. Si è parlato di metà gennaio e saremo comunque pronti per quella data, i tempi sono assolutamente rispettati nella volontà di tutti di arrivare quanto prima un elemento di chiarezza che possa consentire al Bologna di prendere definitivamente la sua scelta”.

L’idea è quella di ridurre la capienza dello stadio e attualmente si parla di circa 25mila posti. Una riduzione così sensibile non rischia di compromettere la crescita del club? Potrebbe non esserci spazio per nuovi tifosi…

“Questo è un tema assolutamente centrale e in questo momento è al centro del dibattito. E’ vero che il progetto allo stato dell’arte (e ricordo che un concept è meno di un preliminare), immagina una capienza che si aggira intorno a quelle cifre. Da tifoso qualche domanda me la sono fatta, soprattutto immaginando un Bologna che dando fede all’impegno e alle promesse della società, nei prossimi anni possa andare incontro a una grande crescita dal punto di vista sportivo e del conseguente entusiasmo. E’ evidente che la società Bologna non gioca comunque contro se stessa e quindi le valutazioni preliminari sono fatte anche nell’interesse di avere uno stadio pieno. Ci sono aspetti ormai noti, come la struttura dello stadio e il fatto che l’idea è quella di avvicinare le curve al campo, quindi immagino una tifoseria vicinissima con un fattore acustico che vuole fare la differenza. Questo chiede uno stadio pieno, e questo è l’obiettivo. Credo che le prossime settimane e i prossimi mesi siano anche quelli per valutare se questo obiettivo debba essere raggiunto con una maggiore prudenza o un maggiore entusiasmo. E’ comunque un tema centrale del progetto e penso che ci sia spazio per discuterne”.

Avere una capienza da 30mila posti potrebbe anche consentire di disputare finali internazionali. Al di sotto di quella capienza si rischia di essere ‘periferia del calcio’.

“Già di per sé, rispetto ad oggi, il restyling del Dall’Ara dà a Bologna possibilità che prima non aveva. Ho scritto e firmato insieme al sindaco due giorni fa una lettera indirizzata al presidente del Coni Malagò in risposta a una sua lettera in cui ci chiedeva informazioni e la disponibilità rispetto allo stadio Dall’Ara per farne una delle sedi delle Olimpiadi per quanto riguarda le gare di calcio. E’ evidente che il Dall’Ara attuale non potrebbe fare questo e se Bologna è al centro dell’attenzione anche del Coni in relazione alla candidatura dell’Italia alle Olimpiadi, è perché stiamo parlando di un’altra categoria, stiamo parlando di quello che dovrebbe diventare uno degli stadi più belli d’Italia e lo dico senza timore di essere smentito. E con requisiti sufficienti. Uno di quelli attento a quegli aspetti, proprio perché viene elaborato adesso, che oggi sono decisivi per competere in quelle assegnazioni. Un elemento è quello del numero dei posti, sui quali però bisogna avere un’attenzione particolare. Da tifoso anche io mi spingerei a dire 30-35mila, ovviamente se hai l’obiettivo di tenere lo stadio pieni il numero dei posti lo devi immaginare rispetto alla media di spettatori attuale, che al momento è di circa 18mila. Immaginare che in prospettiva, in un tempo che non è più quello passato e in cui peraltro la tv ha, ahimè, un ruolo decisivo preponderante, si possano raddoppiare gli spettatori dev’essere valutata sono solo in termini di sentimento. 25-28 vorrebbe dirle aumentare gli spettatori di circa 10mila”.

Un altro tema particolarmente sentito dai tifosi è quello della viabilità e dei posti auto. Qual è l’idea da questo punto di vista?

“La premessa è che comunque, purtroppo, il progetto perfetto non esiste. Il bello dello stadio Dall’Ara è anche il fatto che è nel cuore della città, quindi tutto intorno è ‘costruito’. Il tema degli spazi e dei parcheggi è tra quelli decisivi. Anche questo tema è all’attenzione del Comune e del Bologna, e mi preme precisare una cosa: sento dire che il Bologna fa lo stadio e il Comune alla viabilità ma non è esattamente così. In questo genere di progetti la squadra di calcio e il Comune fanno insieme il progetto che deve tenere in considerazione tutti gli aspetti, compreso quello della viabilità. Nel progetto del nuovo stadio della Roma, che è fuori dalla città, è addirittura previsto che venga fatto un pezzo di metropolitana a spese del club giallorosso. Il tema è a pieno titolo all’interno della discussione e ragioneremo con il Bologna. Questo è uno dei temi che deve trovare una soluzione, ancorché è evidente che i parcheggi hanno anche l’aspetto della gestione, quindi per fare dei parcheggi importanti bisogna trovare il modo di gestirli non solo per la giornata oppure ogni 15 giorni quando c’è la partita. Piazza della Pace è un esempio, anche se è una situazione diversa perché è un parcheggio pertinenziale e ci sono gli abbonamenti anche dei residenti. Altri parcheggi fatti per Italia ’90 sono un esempio: il Giuriolo dà l’evidenza di cosa si rischia e bisogna fare valutazioni attente. Il tema della viabilità, dei parcheggi e dell’impatto sui residenti della zona non può non essere al centro del dibattito sul nuovo stadio”.

Qual è la tempista, anche in relazione al nulla-osta della Soprintendenza?

“Ovviamente non c’è la possibilità che in una riunione si abbia un sì o un no. La Soprintendenza di solito lavora così: si presenta un progetto definitivo, molto più articolato ed elaborato di quello attuale, e la Soprintendenza dice sì o no. Noi abbiamo chiesto una cosa diversa. Ovvero che preventivamente, all’inizio del percorso, la Soprintendenza si faccia partner di questo percorso e a fronte di un progetto e di una relazione che presenteremo cominci con noi – Comune e Bologna calcio – a definire cosa va e cosa non va, cosa potrebbe andare meglio, per arrivare a un progetto definitivo e agevolare la cosa. Contiamo di fare presto, ovviamente stiamo parlando di alcuni mesi e quindi di primavera inoltrata. Nel frattempo c’è un’altra cosa che deve essere studiata, ed è lo strumento concessorio del Comune al Bologna, la famosa concessione per 99 anni. I beni pubblici non si danno in concessione con una pacca sulla spalla ma attraverso bandi pubblici, quindi anche in questo caso ci sono normative che vanno ulteriormente studiate. Ci sono norme che si incrociano, come quelle europee e quella nuova sugli stadi, che pure ha facilitato l’individuazione della squadra di calcio professionistica della città come soggetto attuatore dei nuovi stadi. Quando il lavoro della Soprintendenza darà elementi per dire che aspetti come la copertura non sono un problema e si può andare avanti, quello sarà il momento in cui il Bologna dirà che si parte e prenderà il via anche l’iter formale con l’obiettivo, chissà, forse di arrivare a fare le prime cose in estate: questo è auspicabile anche se non semplice”.

Al tema della capienza si lega quello dei prezzi. Lo stadio è e deve rimanere popolare. C’è il rischio che lo stadio diventi d’élite, con prezzi che lievitano al lievitare della crescita della squadra?

“La preoccupazione è legittima e credo che il calcio debba rimanere uno spettacolo popolare. Lo è sempre stato, e il suo fascino scaturisce anche da lì. Credo che non debba diventare un secondo Teatro Comunale, non perché ci sia qualcosa di male ad andare al Comunale ma perché il calcio è un’altra cosa e la sua natura popolare deve essere salvaguardata. Sottolineerò e difenderò questa cosa strenuamente durante il percorso”.

Se arriverà il via libera ai lavori al Dall’Ara, durante il restyling i rossoblù rimarrebbero a giocare lì o potrebbero sposarsi?

“E’ un aspetto su cui ragionare. Il tema non è ancora così all’ordine del giorno. Sappiamo che ci sono stadi vicini ma sui cui ci sarebbero anche problemi ambientali non solo per noi tifosi ma anche per le Questure. E’ una scelta che andrebbe ponderata, evitando che il Bologna per un anno sia in un posto in cui non va nessuno. Bisognerà ragionarci, ma non siamo ancora a questo livello. Prima portiamo a casa il risultato di dare a Bologna uno stadio moderno che parla di futuro”.

Un altro tema caldo è quello della copertura: qual è il suo punto di vista?

“Il progetto anche dal punto di vista della tutela di un bene storico e architettonico riporta alla bellezza del passato, quindi problemi non ci saranno. Il tema della copertura, volendo scegliere di rimanere uno stadio storico, è ormai ineludibile. Se si vogliono mantenere gli stadi nelle loro sedi storiche, il tema di una loro ristrutturazione funzionale è assolutamente decisivo. Abbiamo buoni presupposti dopo il primo incontro e ci auguriamo che possa trovare riscontro presso la Soprintendenza”.

Quando è prevista la sistemazione dei portici di via De Coubertin? 

“E’ un tema su cui siamo pronti, i lavori concretamente partiranno in queste settimane. Ho avuto modo di parlarne con l’Assessore ai Lavori pubblici recentemente perché questa è un’esigenza assoluta. Si tratta di lavori impegnativi perché sono anche lunghi, e c’è la necessità di imprimere un’accelerazione: ci vuole quasi un anno per mettere a posto tutto il portico”.

Il fatto che si debba mettere mano a quanto fatto per Italia ’90 porta a pensare che quelli non furono proprio i migliori lavori possibili?

“Ovviamente anche in quel caso ci furono delle autorizzazioni da parte della Soprintendenza. Forse non è stato il miglior lavoro possibile, però guardare a uno stadio e una sua ristrutturazione 25 anni dopo, si guarda con altri occhi. Oggi non lo faremmo così, allora nessuno si scandalizzò. Portò lo stadio a una capienza di molto superiore rispetto alla precedente. Il progetto di cui parliamo vuole portare il Dall’Ara al suo antico splendore e quindi anche a valorizzare il porticato esterno dello stadio”.

Cosa succederà alle Curve?

“Innanzitutto, va ricordato come l’autorità preposta a decidere è il Bologna calcio. In uno stadio in cui le Curve vengono avvicinate, non c’è una sola Curva del tifo del Bologna. E’ immaginabile che la parte più organizzata del tifo possa stare nella parte della Curva Andrea Costa e l’altra in una San Luca che avrà un sapore tutto diverso da quello attuale. Dico questo sottolineando che è davvero molto difficile immaginare e giudicare fino in fondo un progetto che è meno che preliminare e quindi con ampi spazi di valutazione e modifica con gli occhi dello stadio Dall’Ara di oggi perché stiamo parlando di qualcosa di profondamente diverso. Il fatto che si ipotizzino circa 10mila posti tra le due Curve risponde anche all’esigenza di tenere i posti popolari di cui parlavamo prima. Cambia proprio l’idea dello stadio e ci sarà modo di discuterne”.

E nel caso in cui il parere della Soprintendenza portasse alla necessità di fare uno stadio nuovo, cosa  ne sarà del Dall’Ara?

“Ho più volte detto che tifo per il Dall’Ara, credo che la casa del Bologna sia il Dall’Ar: un Dall’Ara bello come quello che ho visto nel concept credo sia davvero una bella prospettiva. Se il Bologna dovesse invece scegliere di andare da un’altra parte, il tema di cosa fare del Dall’Ara sarebbe non solo del Comune e dei cittadini ma anche del Bologna calcio. Anche in quel caso dovremmo fare un ragionamento comune, che non c’è ancora stato perché non stiamo ragionando su opzioni secondarie e piani. Stiamo lavorando alacremente per provare a realizzare il piano A. Certamente sarebbe un problema, anche nella relazione che faremo alla Soprintendenza affronteremo il tema relativo al fatto che tutelare un bene vuole anche dire mantenerlo funzionale, altrimenti si rischia di lasciarlo all’incuria del nulla. E questo verrà sottolineato con molta forza, si ricordi cosa è diventato il Flaminio a Roma e anche l’altro stadio di Torino. Esemi di stadi che sono cattedrali nel deserto ce ne sono, ahimè, molti”.

Quindi non si è neppure pensato ad aree alternative?

“No, non c’è un piano B, perché si è tutti molto convinti, a partire dal Bologna, e abbiamo motivi ottimismo per realizzare il piano A, che la ristrutturazione del Dall’Ara. La fortuna di Bologna è che in passato sono stati fatti importanti accordi sia con il Demanio che con le Ferrovie dello Stato per la dismissione di aree importanti che in alcuni casi sono già passate e in altri passeranno presto sotto la proprietà del Comune. Di aree su cui eventualmente sviluppare il piano B senza andare in aperta campagna e immaginare Romilia 2 ce ne sono. Per adesso però siamo tutti molto concentrati e determinati per portare a casa il piano A”.

Cosa possono fare i tifosi per intervenire attivamente in questo progetto e arrivare a una capienza che abbia numeri che soddisfino anche loro?

“La scelta della trasparenza è palese, certo è che parlare di un progetto senza vederlo nel suo complesso è sempre una discussione molto parziale. Stiamo parlando di un concept e nel momento in cui il Bologna deciderà di ristrutturare il Dall’Ara partendo con un progetto che a quel punto dovrà diventare definitivo, gli spazi di discussione e di approfondimento da parte del Bologna calcio ci saranno sicuramente. La voglia di trasparenza lo renderà più che possibile. Come Comune siamo aperti al dialogo, siamo lì a rappresentare i cittadini, quindi anche i tifosi e le loro istanze. Dentro al dialogo e alla collaborazione positiva che c’è con la nuova proprietà del Bologna il tema sarà in discussione ed è già oggetto di discussione e segnalazione da parte mia. Non mancheranno le occasioni per discuterne anche con un’idea più complessiva dello stadio, ragionare solo per settori dello stadio pur comprensibilissimo non esaurisca un dibattito che più opportunamente deve essere fatto parlando dell’intero stadio”.

Lo Stade Saputo di Montreal può essere preso come esempio per capire come sarà il futuro Dall’Ara?

“Sinceramente non credo che lo stadio di Montreal sia l’esempio da cui partirà. Gli stadi di cui invece si è occupato Zavanella in questi anni sono invece un esempio più credibile”.

Quali caratteristiche deve avere, secondo lei, il nuovo Dall’Ara?

“Uno stadio comodo, vicino alla squadra e inclusivo credo sarebbe un bel tridente”.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy