Rete 7 in liquidazione, il comunicato dei dipendenti

Rete 7 in liquidazione, il comunicato dei dipendenti

Duro comunicato dei dipendenti di Rete 7 dopo la messa in liquidazione della società. Nel mirino l’editore Spallanzani e l’amministratore delegato Giovanni Mazzoni

Giorni difficili per Rete 7, l’emittente continua a vivere in mezzo a mille difficoltà economiche e, secondo i dipendenti, paga scelte gestionali errate. Ieri è stata comunicata la messa in liquidazione della società, un atto che ha portato ad una reazione immediata dei dipendenti. Giornata di sciopero ieri mentre è stato presentato ai sindacati un pacchetto comprendente altre 10 giornate di stop se la situazione non dovesse cambiare. Ecco il comunicato dei dipendenti in risposta alla messa in liquidazione della società:

“I dipendenti del gruppo Rete 7 èTv esprimono forte preoccupazione per la decisione dell’editore Spallanzani di mettere in liquidazione la società, nonostante la possibilità di un contratto di solidarietà in deroga fino al 31 dicembre.

Per sette anni i lavoratori hanno accettato ammortizzatori sociali e decurtazioni salariali allo scopo di dare un futuro all’emittente che continua a non pagare le retribuzioni con regolarità.

L’azienda, nonostante i consistenti finanziamenti pubblici ricevuti, ha saputo solo depotenziare le produzioni, l’informazione giornalistica, il reparto commerciale, la presenza sul territorio, a differenza dei gruppi più virtuosi che stanno investendo per superare la crisi e riguadagnare mercato.

Sono emersi gravi e reiterati errori gestionali della proprietà. Come la “finta” chiusura delle sedi di Modena e Reggio Emilia, annunciata ai sindacati come inevitabile per ragioni di bilancio. Quelle sedi sono state invece trasferite ad altre società del gruppo allo scopo di ricorrere a lavoro precario e irregolare.

L’azienda ha aperto anche una procedura di licenziamento collettivo senza rispettare le previsioni di legge e di contratto. La proprietà è arrivata persino ad ammettere ai tavoli sindacali ed istituzionali tali irregolarità, ma non ha ritenuto in alcun modo di revocare quell’atto palesemente illegittimo.

L’editore Spallanzani non può continuare ad avallare la linea dell’amministratore delegato Giovanni Mazzoni che, da anni, naviga a vista e senza alcun piano industriale, nonostante le reiterate sollecitazioni dei sindacati.

Se l’intenzione della famiglia Spallanzani è quella di disimpegnarsi completamente dal settore televisivo occorre individuare una strada non traumatica, con uno sforzo vero alla ricerca di un compratore che assicuri una prospettiva industriale e che si faccia carico dei dipendenti rimasti, diminuiti da 50 a 20 in pochi anni ed ora ben al di sotto dell’organico necessario alle funzionalità minime dell’azienda.

In questo senso i lavoratori si rivolgono anche a Coop Alleanza 3.0: in un comunicato stampa insieme a Rete 7 ha, infatti, appena confermato l’acquisizione del canale 42, il principale asset del gruppo. Ad oggi questo significa, di fatto, venti licenziamenti. Non crediamo sia questa l’idea di responsabilità sociale d’impresa di Coop Alleanza 3.0 che, tuttavia, ha finora rifiutato il dialogo coi sindacati sulle gravi conseguenze determinate da quella operazione. Coop Alleanza 3.0, che ha dichiarato di avere agito “per arginare la grave crisi del settore radiotelevisivo privato e salvaguardare il maggior numero di posti di lavoro” accetti di aprire un tavolo negoziale con le rappresentanze sindacali per individuare soluzioni condivise.

A difesa dei posti di lavoro i dipendenti di Rete 7 èTv proclamano lo stato di agitazione e affidano alle rappresentanze sindacali un pacchetto di 10 giornate di sciopero, compresa una giornata di sciopero immediato”.

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