Mudingayi: “Ho sempre sognato la maglia del Napoli. Spero che il Bologna si salvi”

Mudingayi: “Ho sempre sognato la maglia del Napoli. Spero che il Bologna si salvi”

“Non aver vestito la maglia azzurra resta uno dei maggiori rimpianti della mia carriera. Ci sono andato molto vicino…”. Correva l’anno 2009 e la voce di Gaby Mudingayi si riempiva d’orgoglio all’idea di calpestare l’erba del San Paolo: “E’ la mia prima scelta. Ho visto la partita della squadra di Donadoni contro il Livorno e mi è piaciuta molto. Sarebbe un onore giocare nel Napoli”. La seconda occasione due anni dopo: nel 2011 Bigon intavolò una nuova trattativa col Bologna; nell’affare anche il cartellino di Mascara, ormai ai margini del progetto Mazzarri, ma non bastò: “A mancare – rivela il giocatore ad AreaNapoli.it – fu l’accordo tra le due società”. Il centrocampista belga ripercorre così la sua carriera in vista di Napoli-Bologna: una sfida che, per lui, ha un sapore speciale

Riportiamo indietro le lancette di un anno: perchè hai lasciato l’Italia e la Serie A?

“Sono stato molto sfortunato nella mia esperienza all’Inter. Ho subito un infortunio grave, poi mi sono ripreso, ho iniziato il ritiro con i nerazzurri, ho fatto la preparazione e giocato ogni volta che potevo, ma non è bastato a farmi confermare. Da lì alla Spagna il passo è stato breve, però è durata poco”.

Cosa non ha funzionato?

“Con l’Elche non ho mai giocato perchè il club aveva problemi economici. Se non hai un bilancio solido, in Liga non puoi tesserare nessuno, devi aspettare di risanare i conti. Mi avevano detto: ‘L’allenatore ti vuole tantissimo, è solo questione di tempo: in un mese sistemiamo tutto e puoi firmare’, e così mi sono trasferito, ho iniziato ad allenarmi, ad imparare la lingua… ma poi sono passati due mesi, mi hanno chiesto di attenderne tre, quattro, e alla fine è arrivato il Cesena”.

Come mai il tuo addio a giugno?

“Con Lugaresi avevo sottoscritto un contratto di sei mesi e non ho voluto prolungare. Cesena era una buona opportunità per farmi rivedere ad alti livelli e trovare una nuova squadra per questa stagione. Avevamo un accordo in caso di permanenza in Serie A e dopo la retrocessione e ci siamo separati. Le mie prestazioni sono state buone, su quindici partite ne ho giocate una decina, ne ho saltata una per squalifica e in un’altra ero in panchina. Avendo fatto bene, speravo di trovare un’altra soluzione nella massima serie, ma purtroppo non è andata così. Il Cesena mi aveva proposto di rinnovare, voleva tenermi, io ho tergiversato e loro hanno puntato su altri giocatori”.

Come Stefano Sensi… ma è davvero il nuovo Verratti?

“L’ho ammirato in più occasioni, è un ragazzo interessante, sicuramente promettente. Ha buone geometrie e un bel carattere, però parliamo di un giovane: certi paragoni possono pesare, bisogna dargli fiducia e tempo per crescere”.

So che simpatizzi per il Napoli. Domenica gioca al Dall’Ara: per chi tiferai?

“I miei figli amano il calcio, lo seguono con passione. Tifano Lazio, ma viviamo a Formia e nella nostra zona ci sono molti tifosi partenopei. Il loro cuore è biancoceleste, però il Napoli ci piace molto. A Bologna ho giocato tanti anni e spero che Donadoni si salvi, ma la squadra di Sarri è da Scudetto, sta viaggiando a livelli altissimi ed è difficile batterla. Guarderò la partita con attenzione e spererò in una gara spettacolare al di là del risultato”.

Proprio Donadoni poteva essere il tuo allenatore nel Napoli…

“E’ vero, ci sono andato molto vicino e confesso che per me sarebbe stato il coronamento di un sogno: il Napoli è la società di cui ho sempre voluto vestire la maglia. Quando sono approdato nel calcio italiano, ho desiderato subito vedere il San Paolo, lo stadio di Maradona. Non aver giocato nel Napoli resta un mio grande rimpianto: la possibilità era concreta, ci fu una trattativa, l’interessamento era reale, ma le dirigenze non trovarono l’accordo e così saltò tutto. Per me sarebbe stato un grandissimo onore poter giocare a Fuorigrotta”.

Tempo due anni, ti saresti ritrovato in squadra con Mertens.

“Probabilmente sì. Dries è un amico, sarebbe stato bello. Il Napoli è una di quelle società da non lasciare mai, quando arrivi in una piazza così importante fai l’impossibile per restare, sarei rimasto per molto tempo. Ho sempre ammirato i napoletani: gente calda, i tifosi ti fanno sentire a casa, è veramente qualcosa di molto gratificante… Giocare nel Napoli con un connazionale sarebbe stato il massimo”.

Conosci Dries sin dai tempi del Gent. Ti aspetti arrivasse così lontano?

“Allora era molto giovane, però già si intravedevano le sue qualità e si iniziava a parlare di lui come attaccante di grandi prospettive. Abbiamo giocato insieme qualche partita in Nazionale, ha sempre avuto potenzialità fuori dal comune. Lo seguivo quando era in Olanda e lo ammiravo, mi piace tantissimo. Ogni volta che scende in campo, anche in Italia, fa la differenza “.

Il Napoli non gli ha ancora adeguato il contratto. Lo venderesti per una cifra ‘folle’?

“Fossi in De Laurentiis me lo terrei stretto a prescindere, non lo cederei nemmeno per un’offerta importante. E’ anche vero, però, che calciatori simili hanno bisogno di giocare. Insigne sa facendo molto bene e Callejon ha caratteristiche uniche, ma Dries vuole giocare. Come tutti, del resto”.

L’Inter è lamentata dell’arbitraggio al San Paolo. Per Mancini hanno giocato meglio loro nella ripresa.

“Non sono d’accordo: dall’inizio sino agli ultimi 15 minuti il Napoli ha giocato nettamente meglio; poi l’Inter, che è una grande squadra, è venuta fuori sfruttando la prima occasione buona. Sarri ha gestito la partita, ha dominato l’avversario, e con un bomber come Higuain vincere diventa più facile. Tutto l’organico del Napoli ha giocato bene. L’Inter è una squadra che ha carattere, ha dimostrato d’essere consapevole della sua forza. Seppur in dieci, è riuscita a creare dei pericoli a Reina, è stata una partita avvincente”.

Più forte questo Pipita o il miglior Milito?

“Bella questa… Ho giocato con Diego, ma Gonzalo è un fenomeno. Difficile scegliere: parliamo di due grandissimi attaccanti, probabilmente tra i più forti in Italia negli ultimi anni. Milito ha scritto la storia dell’Inter, ha vinto la Champions, lo Scudetto… Higuain deve cercare di fare altrettanto col Napoli, deve vincere qualcosa qui e non solo in Spagna. Ho avuto la fortuna di conoscere Diego, è un uomo ed un professionista esemplare, lavorare con lui era un piacere. Il Pipita lo guardo solo in Tv, è un campione vero come Milito e oggi riuscire a fermarlo è quasi impossibile”.

Ti aspettavi di più dalla Lazio? E dire che solo qualche mese fa ha espugnato il San Paolo per 2-4.

“Conosco bene Pioli, ha perso diversi punti per strada però è molto bravo e saprà come riprendersi. La Lazio non è morta, risalirà la classifica, deve lottare per un posto in Europa. Il mister sa il fatto suo, l’ho avuto due anni a Bologna ed ha sempre ottenuto ottimi risultati. La stagione scorsa ha conquistato la Champions con merito, auguro a lui e a tutta la società di tornare dove gli compete”.

Un pregio e un difetto di Lotito.

“Domanda di riserva?”

Riprenderesti Behrami al Napoli?

“Sicuramente. Valon ha un temperamento unico, è un grande uomo-spogliatoio. Ha fatto cose importanti sia nella Lazio sia nel Napoli, trasmette una grande carica ai compagni e già conosce l’ambiente”.

Che allenatore è Mihajlovic? De Laurentiis ha pensato anche a lui prima di virare su Sarri.

“Sinisa era pronto per qualsiasi grande piazza, prenderlo non sarebbe stato un errore. Quando venne al Bologna era alla sua prima esperienza su una panchina di Serie A, eppure già si vedeva che era predestinato ad un futuro luminoso. Non sono sorpreso della sua crescita, ha sempre avuto carattere. Era molto preparato, convinto dei propri mezzi. Dovevamo salvarci e la prima cosa che ci disse fu: ‘Non voglio sentire scuse, non resteremo in Serie A!’. Ha una mentalità forte, il suo modo di fare è vincente, il Milan è in ottime mani”.

Riporteresti in Italia Osvaldo e Diamanti?

“E’ un peccato che Fiorentina e Inter li abbiano fatti partire. Ho giocato con entrambi e ho grande stima di loro sul piano umano e professionale. Alino ha tecnica e vuole sempre vincere, mentre Pablo è un bomber importante. Farebbero comodo a tante squadre in Serie A”.

Tielemans, Praet e Dembelè: su chi punteresti, se fossi il Napoli?

“L’intero movimento calcistico del Belgio sta crescendo in modo esponenziale, Tielemas e Praet sono due giovani interessanti come ce ne sono tanti nell’Under-21. Personalmente pescherei molto in Pro League. Non solo il Napoli, tutto il mondo dovrebbe investire su questi ragazzi, possono rivelarsi un vero patrimonio per il futuro. Quanto a Dembelè, parliamo di un centrocampista completo, fortissimo. Il Napoli farebbe un grande acquisto puntando su di lui, si ritroverebbe in casa uno dei più forti in Europa in quel ruolo”.

Garcia a Napoli potrebbe giocarsi la panchina. Si parla di Mazzarri come sostituto.

“Auguro al mister di fare sempre bene, di allenare ancora squadre importanti, ma non so se sia adatto per la Roma. L’ambiente giallorosso è particolare, bisognerebbe conoscerlo dall’interno per capire certe cose”.

Torniamo a noi in chiusura: cosa vuol fare Mudingayi da grande?

“Il calciatore: ho ancora tanto da dare. Non posso stare fermo, per un giocatore conta il campo, dare tutto e divertirsi: questo aspetto mi manca molto. Sto lavorando col mio procuratore in attesa di una sistemazione. All’inizio della stagione ho ricevuto un po’ di offerte dall’estero, ma sono in Italia da tanti anni e la mia priorità è restare qui. Ho avuto proposte da fuori, volevo rimanere e ho aspettato qualcosa che non è arrivato”.

Quindi non sei ‘disperato’ come ha scritto qualcuno.

“Per niente. C’è chi ha descritto la mia situazione facendone un dramma, ma non è affatto vero. Ho rilasciato una bella intervista ad quotidiano belga, eppure in Italia ne hanno riportato solo una parte estrapolando certe frasi e cambiando il loro senso. Dei giornalisti sono venuti qui per tre giorni, abbiamo parlato di tutto e ci è scappata anche qualche battuta. Mi hanno seguito durante l’allenamento e poi la sera sono andato a giocare con gli amici al calcetto e, scherzando, ho detto: ‘Ora pago io’. I media italiani hanno montato un caso, hanno scritto di questo e non della mia storia. E’ un peccato, perchè sono davvero contento di quello che sono riuscito a fare in Italia: mi ha dato l’opportunità di giocare a calcio ad alti livelli, di farmi conoscere al pubblico, che era ciò che volevo, e la mia intervista parlava di questo. Ora vivo tra Formia e Roma e mi alleno nel centro sportivo degli atleti olimpionici, ho un preparatore atletico, i massaggiatori… insomma , sono pronto a tornare a giocare quanto prima. Possibilmente a gennaio: ciò che manca – conclude Mudingayi ad AreaNapoli.it – è solo l’offerta giusta”.

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