Luca Gotti, un grande personaggio al fianco di Roberto Donadoni

Luca Gotti, un grande personaggio al fianco di Roberto Donadoni

Un racconto conciso ed efficace su Luca Gotti, attuale vice-allenatore del Bologna: la sua carriera agonistica, quella tecnica e quella…culturale!

di Amos Segal

Quando il grande Roberto Baggio, idolo nazionale e trascinatore in campo, fu nominato Presidente del Settore tecnico della Federazione Italiana il 4 agosto 2010, la sua prima richiesta – secondo quanto riporta Stadio . fu lui: Luca Gotti, attuale vice di Roberto Donadoni sulla panchina del Bologna.

Ma chi è Luca Gotti? In quest’articolo analizzeremo la sua carriera e, soprattutto, le sue idee, che l’hanno portato ad essere una delle persone più apprezzate nel panorama calcistico nazionale.

Partiamo dagli inizi, Luca Gotti è nativo di Adria (13 settembre 1967), secondo comune più popolato della provincia di Rovigo, nel Veneto inizia la sua carriera nell’Associazione Calcio Contarina, squadra appartenente ad una cittadina ora frazione di Porto Viro, sempre nel rodigino, dopodichè passa al San Donà, nella provincia di Venezia e finisce al Caerano, in provincia di Treviso: in totale trascorre 11 anni tra i dilettanti (1986-1997).

Smessi i panni di calciatore, nel 1998 diventa allenatore degli Allievi del Milan, a seguire del Montebelluna, del Pievigina, del Bassano Virtus fino ad arrivare alla Primavera della Reggina. Nel 2006 viene chiamato dalla Nazionale Italiana Under 17 (compagine in cui incrocia Destro) dove sta un paio d’anni per poi tornare nelle terre natie venete al Treviso, passando poi alla Triestina.

Nel 2010 viene appunto chiamato da Roberto Baggio per rivoluzionare l’ambiente azzurro, l’idea è quella di ricalcare il sistema tedesco fondando diversi centri federali nelle varie regioni della penisola, con Coverciano sede centrale, ma è destino che il progetto del fuoriclasse di Caldogno debba infrangersi contro gli ostacoli sorti in Federazione, con una frase piena d’amarezza a fare da epitaffio: “Non ci tengo alle poltrone. Il mio programma di 900 pagine, presentato a novembre 2011, è rimasto lettera morta, e ne traggo le conseguenze”.

Nel dicembre del 2010, come un faro nella nebbia, arriva il richiamo di Roberto Donadoni, all’epoca sulla panchina del Cagliari e lì inizia un rapporto destinato a diventare indissolubile, legando i due tecnici calcistici anche a Parma e oggi a Bologna: ci sono stima e fiducia reciproci in questo legame, che si può paragonare, cinematograficamente parlando, a quello tra Tim Robbins e Morgan Freeman nel film “Le ali della Libertà”, dove i detenuti Andy Dufresne (Robbins) e Ellis Boyd Redding (Freeman) diventano amici dentro le mura di un carcere per poi ritrovarsi fuori, in Messico, nel finale, a riprova di quanto profondo fosse tale rapporto.

Il grande Josè Mourinho, che in Italia viene ricordato per la famosa prodezza del “triplete” con l’Inter, disse una volta “chi sa solo di calcio non sa niente di calcio” e, partendo da questa citazione dell’allenatore portoghese, aggiungiamo un altro fatto importante per completare il quadro finale di Luca Gotti:

è un uomo dalle grandi fondamenta culturali, con un orizzonte vastissimo che va ben oltre il campo di calcio, ama mettersi sempre in gioco e affrontare ogni nuova situazione a viso aperto, ben sapendo che le novità nascono appunto dall’incontro tra diverse esperienze e punti di vista.

Gotti è una persona che sale in cattedra non solo nell’ambiente del calcio, ma anche in quello dell’insegnamento (è stato docente a contratto dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano); inoltre è diplomato Isef ed ha una laurea in Lettere e Filosofia, quindi un curriculum di prim’ordine.

Da ultimo, tutti coloro che l’hanno conosciuto a livello professionale, lo hanno definito con due semplici, ma efficaci, parole: serio e competente.

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