La rivolta degli ex: Mihajlovic e Donadoni contro il loro passato

La rivolta degli ex: Mihajlovic e Donadoni contro il loro passato

Milan-Bologna non sarà solo Bacca contro Destro, Bonaventura contro Giaccherini e Mirante contro Donnarumma. La sfida nella sfida si giocherà fra i due allenatori: Mihajlovic e Donadoni, uomini con filosofie agli antipodi ed ex di turno.

Milan-Bologna non sarà solo Bacca contro Destro, Bonaventura contro Giaccherini e Mirante contro Donnarumma. La sfida nella sfida si giocherà fra i due allenatori: Mihajlovic e Donadoni, uomini con filosofie agli antipodi ed ex di turno. Il serbo ha debuttato da “head coach” in A proprio sulla panchina rossoblù, mentre il mister bergamasco è stato una bandiera del club di via Turati, vestendo la maglia rossonera per dodici anni e collezionando 287 presenze.

Si diceva, due figure molto diverse fra loro. Mihajlovic tende a perdere spesso le staffe, ad attaccare, più o meno metaforicamente parlando, i propri giocatori al muro e a ringhiare contro tutto e tutti. Un carattere molto forte e rude insomma, dovuto sicuramente anche alle sue origini. Non a caso viene spesso paragonato a Conte, un altro che non le manda certo a dire.

Di tutt’altro stampo Donadoni. Persona equilibrata, con un certo aplomb e con un carattere pacato. Non lo vedrete mai sbraitare in conferenza stampa o aggredire verbalmente gli arbitri: un monumento alla calma olimpica. Eppure qualcosa che li lega c’è. Entrambi hanno infatti avuto il privilegio di poter guidare le Nazionali dei loro paesi, con alterne fortune.

Esperienze che hanno segnato entrambi, così come come l’avventura sulla panchina del Bologna. Donadoni si sta esaltando in questo suo percorso e non a caso, dal suo insediamento, i rossoblù stanno viaggiando ad una media di 1,85 punti a partita, superiore anche a quella del Milan di Mihajolovic, fermo ad 1,64.

Il serbo sotto le Due Torri è arrivato al posto di Arrigoni nel novembre 2008 e l’inizio fu positivo, proprio come quello dell’attuale mister del Bologna. Nonostante una lunga serie di pareggi, fino a gennaio la salvezza non sembrava poi così impossibile. Poi venne il crollo, suggellato dall’1 a 4 subito al Dall’Ara per mano del Siena e che ad aprile gli costò l’esonero.

Il filo diretto che unisce i due non finisce qui. Impossibile non pensare a quello che poteva essere e che invece non è stato: Donadoni era uno dei candidati alla panchina del Milan, ma poi le scelte sono andate in un’altra direzione. Il destino ha voluto che poi l’ex Parma arrivasse a Bologna, una piazza che ha saputo innamorarsene sin dalla prima conferenza stampa per l’equilibrio e l’oculatezza delle sue parole. Tutto l’opposto di Mihajlovic, uno che sapeva incendiare la tifoseria durante le interviste. Domani saranno l’uno contro l’altro: diavolo contro angelo, male contro bene, non è una storia di fantasia, è Milan-Bologna.

 

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