Investimenti sulle strutture e acquisti futuribili: la ricetta di Saputo per crescere

Investimenti sulle strutture e acquisti futuribili: la ricetta di Saputo per crescere

Il progetto del Bologna continua.

La gestione di Saputo va in controtendenza con quello che fanno la maggior parte dei club europei in questo periodo storico. Quasi tutti sono totalmente dipendenti dagli introiti derivanti dalla Tv, l’Italia è il secondo paese in Europa per incassi dai diritti televisivi, e investono gran parte delle risorse sul presente, per un miglioramento immediato della rosa senza tener conto del lungo termine e del bilancio. Le serie A infatti in questa sessione di mercato è stato il campionato che ha speso di più, 653 milioni, dietro solo alla ricchissima Premier League ma davanti alla Bundesliga e alla Liga.

Saputo invece ha innestato una politica diversa per il Bologna. Dopo il primo anno di rifondazione, con 45 milioni spesi, in questa sessione il chairman ha sborsato per il mercato solo, si fa per dire, 11 milioni che sono serviti a portare a Bologna talenti in ascesa come Nagy, Verdi, Krejci, Sadiq e Di Francesco. Giocatori che potranno crescere e in futuro fare le fortune del club rossoblu o creare plusvalenze di valore. In più la società felsinea ha effettuato diverse operazioni in prestito con diritto di riscatto che saranno valutate nella prossima estate. Tutti le operazioni sono state finanziate dal tesoretto creato con la cessione di Diawara, Rossettini e Crimi che hanno permesso al Bologna di chiudere il saldo del mercato in positivo di 5,6 milioni.

Non c’è solo il mercato però. Infatti Saputo deve anche pagare 43 milioni lordi di ingaggi, spesa sostenuta grazie ai 30 milioni derivanti dai diritti televisivi. In più il presidente ha investito ben 11 milioni per i lavori di ammodernamento di Casteldebole e ne serviranno altri 50-60 per il restyling del Dall’Ara. Progetti dispendiosi nell’immediato ma che in futuro garantiranno introiti capaci di far crescere il club nel tempo, sulla scia di quanto fatto da società tedesche e inglese nei primi anni 2000. A riportarlo è Il Resto del Carlino.

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