Il dopo Corvino è Bigon: una carriera di alti e bassi nel segno della professionalità

Il dopo Corvino è Bigon: una carriera di alti e bassi nel segno della professionalità

La carriera del futuro Ds rossoblu, tra Reggina, Napoli e Verona.

Riccardo Bigon sarà il nuovo direttore sportivo del Bologna. Nella sua carriera ha sempre dato prova di grande professionalità e si è distinto per la sua capacità di adattarsi alle esigenze della società mostrando ottima disponibilità alla collaborazione. Anche per queste sue qualità, come riporta ‘Il Resto del Carlino‘, è sempre rimasto a lungo nei club in cui ha lavorato: prima cinque anni alla Reggina, dal 2004 al 2009, poi sei anni al Napoli dal 2009 al 2015 e infine l’eccezione di Verona dove ha trascorso soltanto una stagione. Riccardo ha 45 anni, è laureato in giurisprudenza ed è figlio di quell’Alberto Bigon, allenatore del Napoli campione d’Italia con Maradona ed ex centrocampista del Milan, inoltre anche lui ha avuto un passato da calciatore giocando nelle serie minori.

Nella sua esperienza a Napoli, grazie all’ampia disponibilità economica di De Laurentiis, è riuscito ad arrivare a giocatori del calibro di Cavani, Inler, Reina, Albiol, Jorginho, Mertens ma soprattutto Higuain e Gabbiadini. Nei suoi sei anni sotto il Vesuvio ovviamente ci sono anche operazioni meno riuscite come Donadel, Uvini, Reveillere, Edu Vargas, Santana, Britos, Michu, Fideleff e Datolo, ma nel complesso il dirigente padovano ha lasciato un’impronta positiva vincendo due Coppa Italia, una SuperCoppa italiana e due secondi posti in campionato. Inoltre ha dimostrato anche ottime capacità nel gestire le cessioni multimilionarie di Cavani e Lavezzi, il Napoli ha incassato 64 milioni dal primo e 30 milioni dal secondo. L’ultima avventura al Verona è stata invece sfortunata: è stato chiamato per rivoluzionare la squadra ma nonostante le 37 operazioni in entrata e le 41 in uscita non è riuscito a salvare l’Hellas, colpito anche dalla sfortuna e dagli infortuni.

La più grande differenza tra Corvino e Bigon riguarda sicuramente il carattere, il modo di operare. Il primo è sempre stato autoritario e spesso preferiva gestire le operazioni da solo senza rendere conto a nessuno, mentre il futuro Ds rossoblu ha grandi capacità di collaborazione ed è bendisposto a condividere le scelte col club: a Napoli è stato addirittura accusato di essere troppo aziendalista. Al momento dell’addio ai partenopei aveva risposto così alle polemiche sul suo modo di lavorare: “Non era mia intenzione lasciare nel Napoli il segno indelebile dell’uomo forte, decisionista e autoritario. Spero solamente di aver lasciato un’impronta di professionalità, serietà e competenza”. A Bologna avrà il compito di ritoccare un gruppo già ben delineato con 4-5 pedine che garantiscano una crescita. Si aspetta la firma, poi Bigon inizierà a lavorare al fianco di Donadoni per costruire una squadra che mira al decimo posto.

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