Futuro Rossoblù si muove, domani tavolo di discussione sul progetto “Linee di sviluppo per il BFC1909”

Futuro Rossoblù si muove, domani tavolo di discussione sul progetto “Linee di sviluppo per il BFC1909”

di Manuel Minguzzi

Si terrà domani il tavolo di discussione curato dal Dott. Marco Bonazzi e dal presidente di Futuro Rossoblù Manuel Gulmanelli riguardante la sociologia nello sport, come essa possa ispirare iniziative e progetti per promuovere sul territorio un brand sportivo. Si tratta di un progetto che l’associazione ha presentato nell’ambito della Fiera Internazionale della Storia e che ha l’intento di coinvolgere la proprietà stessa del club, l’amministrazione comunale e i semplici tifosi. L’idea, come sottolinea Futuro Rossoblù nel progetto che domani illustrerà, è quella di un concetto di marketing in cui le risorse messe in campo provengano non più da un unico soggetto ma da una pluralità di attori. Nelle intenzioni dell’associazione, il Bfc 1909, si legge sulle linee di sviluppo del progetto, non farà più marketing per i propri clienti ma con i propri clienti.

A tal proposito, riceviamo e pubblichiamo una breve intervista al Dottor Bonazzi che illustra le linee guida del progetto che il sociologo, assieme a Manuel Gulmanelli, spiegherà domani agli studenti del corso di ‘Sociologia generale’ nell’aula ex-Bodoniana in via S. Donato 19/2. Appuntamento fissato per le ore 9.

Come può la sociologia aiutare il rilancio del Bologna Calcio? Il suo progetto si basa sullo schema AGIL: cos’è  e come si applica?

“Come appassionato di calcio, il mio scopo è di coinvolgere nel progetto, giovani, adulti, tifosi e simpatizzanti. L’obiettivo è sostenere economicamente il club, perché non basta una squadra forte, ma bisogna lavorare sul territorio, fare battaglia commerciale. Oggi le “aziende” squadre calcio hanno main sponsor, perché la loro importanza risiede nel potere economico prima che nei risultati. Per quanto riguarda lo schema Agil, l’ho scelto perché lo studio dal 1998, anno in cui mi sono laureato in Sociologia con il Prof. Donati, l’ho approfondito e adattato anche per un progetto socio- sanitario. Con esso, si mette in evidenza il quarto settore e si crea un rapporto tra famiglia e solidarietà primaria. Si coinvolgono più realtà, esattamente come avviene nelle associazioni di volontariato (ad esempio le Misericordie in Toscana), le quali operano facendo rete e così meglio fornire beni relazionali”.

Dove ha scelto di diffondere il progetto? Le scuole sono incluse? Si potrebbero anche coinvolgere gli studenti universitari?

“Si vuol diffondere il progetto nelle scuole valutando la fascia d’età per scelte di consumo. Solitamente si sceglie il calcio intorno ai 6-7-8 anni di vita, quindi bisognerebbe entrare in contatto già con i bambini delle scuola Primaria. Oggi, purtroppo, il Bologna Football Club 1909 va nelle aule senza un’idea di continuità, senza creare un rapporto con i “piccoli” cittadini e tifosi ma in modo estemporaneo, si presenta negli istituti senza ritornarvi. In realtà, si dovrebbe andare nelle scuole assieme ai rappresentanti dei tifosi, con banchetti all’esterno (vendendo gadget a basso costo o addirittura gratis), così da fare un sondaggio fra gli studenti chiedendo loro per quale squadra tifano. Anche l’Università potrebbe entrare nel programma, i professori potrebbero tenere lezioni sulla storia del BFC 1909, illustrare il valore sociale dello sport, sviluppare una ‘cultura dello sport’ capace di andare ‘oltre la cronaca’ per ispirare stili di vita attivi. Questi interventi aiuterebbero a costruire nei ragazzi una memoria collettiva, cosa che il Bologna non ha oggi.

Si pensi al fatto che i diritti televisivi vengono distribuiti alle squadre di serie A che hanno vinto scudetti solo nel dopoguerra; così vengono ‘dimenticati’ 9 scudetti vinti dal Genoa, 6 dal Bologna e altrettanti dal Torino, e le storie di grandi giocatori, come Angiolino Schiavo e Valentino Mazzola. Costruire un percorso locale aiuterebbe i bambini ad apprezzare e a crescere nella realtà cittadina. Diverso è il discorso per gli studenti universitari: il progetto è incentrato sulla città di Bologna ed è, dunque, limitato ai suoi cittadini. Si potrebbe, però, far conoscere il progetto agli universitari che vengono a studiare qui, affinché la diffondano e la applichino nelle loro città”.

Secondo lei quale ruolo hanno i Social Network nella divulgazione della memoria di una squadra? Quale impatto possono avere nell’incrementare il numero di tifosi?

“I Social sono importanti perché garantiscono la comunicazione. Il Bologna FC 1909, oggi, non parla ai tifosi, ma è autoreferenziale… Basta guardare la campagna degli abbonamenti, si è svolta in sordina, senza una logica promozionale; non c’è stata neppure una presentazione ufficiale, ma solo un post sul sito internet. Un sito che, inoltre, è scritto solo in italiano e che invece avrebbe bisogno almeno di una traduzione in lingua inglese. Come la comunicazione in azienda dovrebbe soddisfare il modello bottom-up completando il top-down, ovvero connettere il vertice aziendale con i clienti o gli utenti, così il Bologna FC 1909 dovrebbe parlare ai propri tifosi, e questi con la dirigenza del club.  Non si può fare marketing nel calcio con una proposta, che è priva di un canale di comunicazione con la tifoseria. Diversificare l’offerta e non omogeneizzarla può attrarre un maggior numero di appassionati. É importante fare una scelta di semplicità evitando complessità nella comunicazione. La società deve prende in considerazione i feedback dei propri tifosi. Prova ne è una società di serie B come La Spezia: essa usa la comunicazione meglio del Bologna”.

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