ESCLUS. TBW – Savoldi: “Vi racconto del Donadoni diciottenne. Per la Nazionale dipenderà da lui”

ESCLUS. TBW – Savoldi: “Vi racconto del Donadoni diciottenne. Per la Nazionale dipenderà da lui”

In vista della sfida fra Atalanta e Bologna, Giuseppe Savoldi ci ha raccontato le sue impressioni sul match e sul compagno di squadra ai tempi di Bergamo, Roberto Donadoni.

di Francesco Bocchini

La redazione di Tuttobolognaweb ha intercettato in esclusiva il doppio ex della gara di domenica fra Atalanta e Bologna, Giuseppe Savoldi, all’ombra delle Due Torri dal 1968 al 1975 e nella stagione 1979/80.

Salve sig. Savoldi, che partita si aspetta domenica all’Atleti Azzurri d’Italia?

L’Atalanta è messa male e quella di domenica sarà una delle ultime occasioni per centrare la salvezza. La sconfitta sarebbe un dramma, anche perché in casa i bergamaschi hanno sempre fatto bene. L’ambiente, però, è in fermento e arriva un Bologna che gioca bene e che si trova in una posizione di classifica tranquilla”. 

Come si spiega questa flessione della squadra di Donadoni?

“Normale perché ha speso tante energie fisiche e mentali per risalire la classifica. L’obiettivo salvezza è praticamente raggiunto, quindi ci sta un calo di tensione”.

Da ex attaccante, un giudizio su Mattia Destro e sulle sue possibilità di conquistare un posto per i prossimi Europei, nonostante l’infortunio. 

E’ un centravanti che mi piace molto e che può tornare utile alla Nazionale. Al rientro in campo dovrà dare una dimostrazione di forza al CT, per dimostrargli di essere pronto a far parte di un gruppo importante come quello azzurro”. 

Lei conosce molto bene Donadoni, avendolo avuto come compagno all’Atalanta. Ci racconta com’era a quei tempi? Si intravedevano in lui le potenzialità da grande allenatore? 

Con Roberto ho giocato quando lui era un ragazzino e già allora dimostrava non solo di avere grandi abilità tecniche, ma di essere uomo di spessore. A livello caratteriale era una persona riflessiva, intelligente e posata: caratteristiche che ha mantenuto anche da mister. La dialettica è il suo punto di forza, perché cerca sempre di stimolare i calciatori col dialogo e col ragionamento. Non mi meraviglio che stia avendo una carriera del genere“.

Quello di Donadoni può essere un nome buono per il dopo Conte?

Sicuramente, anche se dipende da cosa vorrà fare lui. Il CT leccese lascerà la Nazionale perché gli manca il lavoro quotidiano in un club e non so se la stessa cosa potrebbe riguardare pure l’allenatore ex Parma”.

Sotto le Due Torri lei ha vinto due Coppe Italia. Questa squadra può ripetere i fasti del suo Bologna?

Come la formazione attuale, anche noi inizialmente faticammo e i primi anni abbiamo sofferto parecchio, salvandoci sempre all’ultimo. Poi il gruppo è cresciuto, i giovani hanno acquisito esperienza e abbiamo trovato gli equilibri giusti in campo pur non potendo contare su grandi fenomeni. Il futuro della squadra di Donadoni dipende soprattutto da quanti soldi vorrà investire Saputo, perché servono giocatori di qualità“.

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