Donsah e Diawara: il passato in Africa e la gioia trovata qui a Bologna

Donsah e Diawara: il passato in Africa e la gioia trovata qui a Bologna

Ieri sera Donsah e Diawara hanno partecipato a un evento organizzato dalla FIGC dove hanno raccontato ai tanti ragazzini presenti le loro prime esperienze nel calcio e le difficoltà dell’infanzia in Africa.

Donsah e Diawara sono due colonne del centrocampo bolognese, sono giovanissimi sulla carta d’identità ma sembrano veterani sul campo. Diawara con la sua tecnica e visione di gioco imposta le azioni e fornisce assist per il reparto offensivo, mentre Donsah recupera tanti palloni e con la sua grinta domina la zona centrale del campo.

I due ragazzi potevano avere un destino molto diverso, entrambi provengono infatti da zone dell’Africa molto povere, Diawara dalla Guinea mentre Donsah dal Ghana, così il calcio li ha salvati da un futuro molto più difficile di quello che stanno vivendo ora. Come riporta il Corriere di Bologna, ieri sera erano entrambi presenti a un evento organizzato dal settore giovanile della FIGC al cinema Bristol dove davanti a 200 persone hanno raccontato storie del loro passato. Ha iniziato Diawara raccontando ai tanti ragazzini curiosi i suoi primi calci a un pallone: “Giocavo di nascosto, i miei volevano che studiassi. Se lo scoprivano mi menavano. Non è come in Italia che ai genitori fa piacere se i figli giocano a pallone”. Ora quel ragazzino è diventato il regista titolare del Bologna in serie A e probabilmente i genitori hanno smesso di sgridarlo quando lo vedono scendere in campo al Dall’Ara. Come lui anche il suo compagno di squadra Donsah è cresciuto in un paese povero dove fin da piccolo giocava a calcio, spesso scalzo e su campi sterrati: “A Palermo quando ho indossato per la prima volta gli scarpini non riuscivo a correre: mi davano fastidio. Se non avessi fatto il calciatore sarei stato in un campo a raccogliere cotone, mi ritengo fortunatissimo.”

Diawara in questi giorni è stato al centro della polemica in seguito ai fatti di Genova che gli sono costati una giornata di squalifica, Di Vaio ha voluto chiudere il caso: “Nel calcio c’è integrazione, è fuori che bisogna lavorare sul rispetto dell’altro”.

I due giocatori qui a Bologna sono diventati grandi amici e hanno raccontato un simpatico aneddoto che farà sorridere i tifosi rossoblu: “Non andiamo mai a cena fuori perchè Amadou mi costringe a cucinare africano: e sì, lo ammetto, preferisco il nostro riso con carne che i tortellini.”

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