Donadoni: “Vietati i cali di tensione, le prossime 4 partite ci diranno chi siamo”

Donadoni: “Vietati i cali di tensione, le prossime 4 partite ci diranno chi siamo”

L’intervista di Roberto Donadoni al ‘Resto del Carlino’

Protagonista assoluto mister Donadoni, la vittoria contro il Napoli ha fornito risalto nazionale al mister che lunedì sera è stato ospite di Tiki Taka su Italia 1 e a tutto il Bologna. Il suo arrivo ha portato 10 punti in 5 partite, frutto di tre vittorie, un pareggio e una sconfitta, di sicuro c’è tanto di suo in questa rinascita rossoblù. A Bologna però gli echi dello scalpo al Napoli non si sono ancora assopiti e il mister è stato intervistato dal Resto del Carlino per parlare non solo del momento del Bologna, ma anche del futuro, di Destro, dei cori dei tifosi e anche di stadio.

Si parte dagli inizi, dalla decisione di venire a Bologna: “E’ stato Saputo a convincermi ad accettare. Lo ammetto, avevo dei dubbi, la situazione di classifica, la squadra costruita in fretta e pensai che forse era meglio aspettare. Poi mi chiamò Saputo mentre stavo andando a ritirare il premio Liedholm, il chairman mi ha parlato in onestà facendomi un quadro realistico delle cose. E’ bastato per convincermi”. Una volta accettato, è stato normale gettare uno sguardo al futuro. Gli chiedono dove può arrivare questo Bologna, Donadoni risponde così: “Sono ragionamenti che potremo fare alla fine del girone di andata, le prossime quattro partite ci daranno la misura del campionato che potremo fare. L’ultima vittoria ci ha dato slancio, adesso c’è il Genoa che è un altro step da superare”. In questa rinascita rossoblù c’è anche tanto di Mattia Destro, ecco cosa ne pensa il mister: “Ha qualità di primissimo piano e se avrà costanza nel lavoro, in Nazionale ci torna sicuro”. Anche gli altri ragazzi della rosa hanno dato una grossa mano, lavoro e sacrificio per ripartire. Donadoni racconta un episodio: “Martedì abbiamo fatto lavorare quelli che domenica non hanno giocato, ci sta che chi è un po’ ai margini non vada ai mille all’ora, invece sono andati a tutto gas. Il gruppo ha dato una grande disponibilità al sottoscritto”.

Rimanendo sul presente, durante la partita contro il Napoli Donadoni ha ringraziato la curva per alcuni cori a lui dedicati: “Mi sono emozionato, questo accrescerà il mio senso di responsabilità. La città mi ha accolto in maniera eccezionale, conoscevo Bologna solo per sentito dire e sapevo della cultura del luogo, ma viverla è tutta un’altra cosa. A gennaio ci porterò anche la mia famiglia”. Si passa poi allo stadio, il Dall’Ara a Donadoni piace: “Profuma di storia, chi ci entra non può non percepirlo. Mi piace l’idea di un impianto ristrutturato, con le curve più vicine al campo per creare più atmosfera. Servirebbe poi la copertura totale”.

Ritornando a temi di campo, per Donadoni è vietato abbassare la guardia: “Dovrò mettere i ragazzi ancora più sotto pressione, il rischio di un calo di tensione dopo la vittoria sul Napoli è alto”. Poi Diawara, il gioiellino del mercato: “E’ un ragazzo molto positivo e ricettivo, ne ho conosciuti pochi con la sua capacità di ascolto. Può migliorare ancora tanto ma sono convinto che i ragazzi vadano lasciati tranquilli, invece a volte chi gli gira intorno non fa il loro bene”. Con Diawara stabilmente in campo, a farne le spese è Crisetig, ma Donadoni ha parole di stima anche per l’ex Inter: “Lorenzo è tra i migliori per forza di volontà e sono in difficoltà nel tenerlo fuori, venerdì ha preso una botta alla caviglia ma non ha saltato un allenamento”. Sotto il profilo della gestione del gruppo e del lavoro, Donadoni ammette chiaramente di fare ricorso alle multe: “Se il cane morde non è sempre colpa del cane, tocca a me educarli e dare delle regole. Ci sono le multe, se dico che ci si allena alle 11, alle 10 bisogna essere lì e prepararsi, e non si guarda il cellulare”.

L’ultima parte di intervista è invece dedicata alla sua avventura in nazionale, un periodo – a detta di Donadoni – molto complicato: “Arrivai dopo il Mondiale vinto e con una federazione commissariati, si cercava di venire fuori dal vecchio sistema. Trovai un ambiente difficile, in un club qualcuno ti protegge mentre in nazionale tutti ti sparano addosso. E’ stata un’esperienza bellissima, lascia la Nazionale al secondo posto del ranking, e ora?”.

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