Donadoni: “Bologna è una città meravigliosa, ma un po’ trascurata”

Donadoni: “Bologna è una città meravigliosa, ma un po’ trascurata”

L’ultima parte dell’intervista del Qs a Roberto Donadoni.

Roberto Donadoni in una lunga intervista concessa a Il Resto del Carlino ha toccato anche temi che riguardano al sfera privata della sua vita. Il tecnico esprime anche il suo parere sulla città di Bologna:

Viviamo appena fuori dal centro, a me piace la tranquillità  anche se ho vissuto a Milano dall’87 e nonostante il caos mi sono integrato. Bologna è meravigliosa, ma un po’ trascurata. Non capisco come si possano tollerare certe scritte sui muri invece che una bella tinteggiatura. Ma dobbiamo essere noi i primi a contribuire, se vogliamo che il mondo sia migliore. Dobbiamo farlo con i piccoli comportamenti quotidiani: se fumo una sigaretta, perché devo buttarla per terra? Non pretendo di risolvere la fame nel mondo, ma posso contribuire a rendere la mia città più pulita e più sicura, nel mio piccolo. Moltiplicato per un milione di persone, anche un piccolo gesto dà risultati spettacolari. Il terremoto? E’ sbagliato pensare che calcio o altre realtà possano fare qualcosa, se non nel momento del bisogno. Dovremmo pensarci un po’ prima e cercare di prevenire, questa è la vera mano che possiamo dare. Le vittime di queste disgrazie sperimentano il coraggio, quando vedi certe cose ti chiedi: se capitasse a me, che forza avrei di reagire e ripartire? Ma dobbiamo prepararci perché questo sia meno imprevedibile. Vedo i potenti del G20 riuniti, speriamo che tutte queste belle intenzioni e parole portino a qualcosa di concreto, non solo a farsi belli”.

Ecco chi è Donadoni, fuori dal campo di calcio: “Io non sono molto diverso in privato, rispetto alla mia versione pubblica. Una volta ci stavo più attento. Ora ho capito che non avendo niente da nascondere, posso fare quello che mi sento sempre, ovviamente senza con questo andare a ledere il bene degli altri. E’ chiaro che sul lavoro devi saperti relazionare con persone differenti, ma non sono molto diverso al campo o in famiglia. Cerco di essere naturale. Sono cattolico, i miei mi hanno tirato su con certi valori, poi con l’uso della ragione ho capito che non puo’ finire tutto con la morte, credo che ci debba essere qualcosa anche oltre. Purtroppo non riesco ad andare a messa con regolarità, e non ho una chiesa né un giorno fissi. Ci vado quando ne sento il bisogno. A volte non sono dell’umore giusto ed evito, altre volte non c’è il tempo”.

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