Diawara, Donsah e Mbaye: Tre stupende storie di immigrazione

Diawara, Donsah e Mbaye: Tre stupende storie di immigrazione

Un riassunto delle vite, dentro e fuori dal campo, dei tre centrocampisti Diawara, Donsah e M’baye, che sono partiti da tantissime difficoltà per cominciare le loro carriere in Serie A.

di Amos Segal

Parliamo di un trio di giocatori interessanti che militano nel Bologna, nel reparto di centrocampo ed i loro nomi sono: Amadou Diawara, Godfred Donsah e Ibrahima Mbaye.

La storia del primo menzionato parte a Conakry, città portuale e popolosa della Guinea con più di 1 milione e mezzo di abitanti. Come tanti altri ragazzini in tutto il mondo, inizia a tirare calci al pallone nella squadra parrocchiale e, come il destino bacia sulla fronte non solo il più meritevole in evidenza ma anche colui che si impegna senza mai chiedere niente, lo scout Robert Visan lo nota durante un torneo giovanile e decide di portarlo in Italia. E’ il 2013 ed una carriera sta per essere inaugurata con le migliori intenzioni nella massima serie italiana, il sogno che tutti hanno avuto nella vita, ma che purtroppo pochi sono riusciti a realizzare; ma quel giorno è destino che le cose vadano diversamente. Visan dice di lui che è: “Un africano atipico, con piedi da brasiliano e maturità da giocatore europeo già formato“. Un biglietto di visita che non tutti, nel mondo del calcio, possono vantare, specie a 16 anni.

Portandolo in Italia inizia la prima, estenuante, battaglia: quella con la burocrazia. Ma il giovane Diawara, con la pazienza e la costanza proprie dei più forti, sopporta tutto quanto stringendo i denti e andando avanti aiutato dal proprio entourage, composto dall’avvocatessa Martina Montanari nel ruolo di tutor e dall’agente FIFA Mauro Cevoli. Viene portato nella squadra dilentattistica della Virtus Cesena ma Visan, conscio delle qualità del ragazzo, decide di farlo confrontare subito con i più grandi e lo segnala pertanto al presidente del San Marino Luca Mancini, che non ci pensa un attimo a contrattualizzarlo.

In un nuovo ambiente, in una nuova cultura, passato in breve tempo dalla natìa Guinea all’Italia, Diawara continua inarrestabile la sua marcia verso una sempre più crescente indipendenza, la quale richiama la nostra immaginazione ai più grandi atleti della storia. Studia e si integra a dovere nella società italiana e, sorpresa delle sorprese, sul cammino del guineiano si inserisce Pantaleo Corvino, che oltre ad essere un amico di vecchia data di Visan, decide di scommettere sul baby-talentino e lo porta con sè a Bologna, dove in breve tempo si guadagna la fiducia prima di Delio Rossi, poi di Roberto Donadoni, due allenatori non certo agli esordi, ma ricchi di esperienza: la fiducia di Corvino e del Bologna è ampiamente ripagata, il popolo petroniano si affeziona subito al ragazzo guineiano, che sta lavorando sodo anche per diventare cittadino italiano ed indossare la maglia azzurra.

Amadou Diawara non rinnega le proprie radici africane, ma nel suo cuore coltiva un grande e forte amore per l’Italia, sua patria d’adozione sia calcistica che umana. Questa è una sua bellissima frase: “Tutto mi sembra un sogno. E’ accaduto tutto molto in fretta. Ho solo 18 anni ma voglio migliorare. L’età non è un problema, perché penso che la qualità non abbia età. Non serve aspettare per sfruttare le qualità che si hanno“.

Dalla Guinea al Ghana, ma con un’altra storia, forse un po’ diversa, ma fatta sempre di grandi sforzi per arrivare verso il traguardo finale, rodando il fisico e lo spirito: Godfred Donsah è nato ad Accra, capitale del Ghana (come i più famosi Marcel Desailly, Michael Essien e Stephen Appiah) il 7 giugno del 1996.

Nel 2007 il padre decide di emigrare verso un nuovo paese, per garantire una nuova vita per la sua famiglia, vissuta fino a quel momento lavorando duramente nelle piantagioni di cacao, sfidando il clima e la natura ostile: ma non riesce a pagare nè il cibo nè la scuola per i figli. In Italia fatica nei campi di pomodori in Campania e Puglia e poi trova un posto come magazziniere a Como. Godfred, intanto, inizia a giocare con Palermo e Como dopo essere arrivato a 15 anni – anche senza scarpe – ma viene rimpatriato perché privo di permesso di soggiorno. Tornato nel 2013 su richiesta dell’Hellas Verona, entra nella Primavera, facendo il suo esordio il 19 aprile 2014 nella vittoria partita dei gialloblù veneti contro l’Atalanta (2-1).

Poi arriva la chiamata dal Cagliari di Zdenek Zeman, il quale intuisce subito che il ragazzo ha delle grandi qualità: di lì l’arrivo a Bologna dopo la retrocessione dei sardi nel 2014-2015; nel capoluogo emiliano ritrova Domenico Maietta, suo capitano ai tempi della militanza scaligera, che lo sprona a dare il massimo. Il duro lavoro, anche minorile, la fame e la miseria: tre tremende componenti che metterebbero in difficoltà tantissime persone, ma che non hanno scalfito l’animo di Godfred, il quale continuerà ad affrontare a viso aperto le intemperie della vita con la forza dei suoi anni migliori; speriamo ci regali, grazie ad essi, emozioni e gioie.

L’ultimo “vez” del terzetto giovanile africano-petroniano è Ibrahima M’baye, senegalese di Guèdiwaye (19 novembre 1994), giunto sotto le Due Torri dall’Inter nel gennaio 2015, quando la squadra rossoblù stava lottando per tornare in Serie A; il suo sogno è stato realizzato grazie al gran lavoro di mediazione svolto dal suo agente Giuseppe Accardi, che l’ha preso a vivere con la sua famiglia, aiutandolo a sentirsi, giorno dopo giorno, italiano. E’ una storia di adozione tra il procuratore e il giocatore assistito.

Accardi, come ha precisato in un’intervista, ha mantenuto i contatti anche con la famiglia naturale di Ibrahima, in quanto il padre lavora in Italia.  Proprio il padre naturale disse al figlio calciatore una cosa bellissima: “Ricordati una cosa: considera Beppe come un padre perchè quello che sta facendo per te non sono riuscito a farlo nemmeno io”. Mbaye ha un compito importante: crescere come giocatore e raggiungere livelli sempre più alti, svelando le proprie qualità alle platee italiane ed internazionali.

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