Dall’amore alle contestazioni, Lopez e Bologna una storia tormentata

Dall’amore alle contestazioni, Lopez e Bologna una storia tormentata

di Marta Daveti

Nel calcio, si sa, amore e risultati vanno a braccetto. Un mese sei l’idolo dei tifosi mentre quello dopo, se malauguratamente le cose smettono di girare bene, la piazza inizia a contestarti. Chi si trova sicuramente più esposto a tutto ciò è l’allenatore. 

E’ vero che allenare è un lavoro e, come vale per tutte le professioni, se non svolgi bene la tua mansione ci sono delle conseguenze non piacevoli, l’unica differenza è che, a volte, l’operato per cui un mister viene giudicato non sempre dipende al 100% da lui. Per quanto può essere competente e saper allenare bene, in campo scende la squadra e non è detto che riesca a mettere in pratica quello che viene fatto durante il lavoro settimanale. 

E’ anche vero che questo aspetto è uno dei rischi del mestiere di allenatore. Se le cose vanno male non è possibile cambiare un’ intera squadra, è difficile riuscire a dare le colpe ad uno o due giocatori, si tenta così di risolvere i problemi effettuando cambi di panchina. Un rischio del mestiere quindi.

Le cose, per un mister, si fanno paradossalmente più complicate quando si trova alla guida di un gruppo ritenuto  “forte, dalle grandi potenzialità” e ,come nel caso del Bologna “il più forte,il favorito”. Perché i rossoblù erano, a detta di tutti, i favoriti, la squadra con l’organico più forte. Il campionato di serie B è proseguito con questa sicurezza dopo il mercato di gennaio, ripetuta da quasi tutti fino a pochissimo tempo fa e sicuramente accompagnata da tutti gli scongiuri da parte di Lopez. Se alleni la squadra con il potenziale più forte ma questa non fa girare la palla a dovere, non segna, è lenta e non vince…i guai si fanno grossi.

Era partita benissimo, questa estate, l’avventura di mister Diego Lopez. Scelto dalla dirigenza di allora, bruciando la concorrenza di Gautieri e Baroni (e sostituendo Zeman diretto a Cagliari), Lopez si era accasato al Bologna sfidando tutte le insicurezze legate all’allora incerta situazione finanziaria (situazione che al contrario spaventò Zeman) con l’obiettivo dichiaratissimo di riportare i rossoblù in A. Bella atmosfera a Sestola, l’ambiente sembrava essersi ripreso bene dalla retrocessione, c’era entusiasmo intorno alla squadra e grande supporto al mister. Si respirava aria nuova. Novità poi effettivamente arrivate direttamente dall’America, con cambio di dirigenza e capitale in entrata la favola sembrava davvero essere completa. 

La stagione non era partita esattamente come ci aspettava: due sconfitte e un pareggio nelle prime quattro partite. C’era però solo bisogno di un periodo di ambientamento, passato quello infatti, la squadra ha inanellato una serie di sette risultati utili consecutivi, prendendo pochissimi goal e segnandone tanti. I rossoblù si sono catapultati tra le prime posizioni, iniziando la conquista della promozione diretta da protagonista anche grazie ad un’ altra serie risultati utili consecutivi: ben 8 tra la 20esima e la 27esima giornata. Entusiasmo alle stelle, grandi giocatori e un allenatore super.

Poi i tanti pareggi interni e la sconfitta al Dall’Ara contro il Vicenza, in quello scontro diretto che doveva essere la partita della vera svolta, la partita che avrebbe dimostrato il valore dei rossoblù. Ed è stata infatti la partita della svolta…ma in negativo. Da allora è storia nota: solo due vittorie, 5 pareggi e 2 sconfitte, pochi goal realizzati, gioco lento e noioso, poca corsa, infortuni, squalifiche, cambi di modulo continui, contestazioni, secondo posto perso. E l’allenatore, in costante cammino su un filo sottilissimo, è definitivamente scivolato. La piazza ha iniziato a infervorirsi piano piano. Prima pensieri, pensieri che con il tempo si sono progressivamente trasformati in mugugni, in esternazioni colorite fino ad arrivare agli urli dell’altro giorno “Tornatene in Sardegna! Per fortuna che tra un mese vai via!”.

Se sia tutta colpa dell’allenatore, se sono i giocatori a non essere all’altezza, se è stata la società a non aver operato come ci si aspettava, se sia un momento di normale flessione, i motivi possono essere tanti ma quel che succede in questi casi è una cosa cosa: l’amore per il mister si trasforma in delusione e in disapprovazione.

Il finale di questa storia è ancora tutto da scrivere e, come la vita ci insegna, può sempre succedere di tutto, soprattutto se stiamo parlando del Bologna, di una squadra che nel giro di pochi mesi è  assata dalla depressione post-retrocessione e dalla crisi finanziaria, ad essere una società americana con lo sguardo proiettato verso il futuro.

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