Corvino: “Serve tempo, dobbiamo imparare a gestire il risultato. Parliamo con Marios per il rinnovo”

Corvino: “Serve tempo, dobbiamo imparare a gestire il risultato. Parliamo con Marios per il rinnovo”

Insolita conferenza stampa per tempistiche per il direttore sportivo del Bologna Pantaleo Corvino. Il dirigente ha affrontato gli aspetti più delicati di questa fase del campionato che vede il Bologna ultimo in classifica. Per Corvino occorre pazienza, lasciare lavorare Rossi e la squadra, convinto che il valore della rosa possa uscire alla distanza. In apertura, una notizia: Corvino lavora al rinnovo di Marios Oikonomou. “Abbiamo avuto un appuntamento con il procuratore di Oikonomou, stiamo parlando del prolungamento di contratto” ha affermato Corvino in avvio di conferenza. Si passa alle domande.

Sei sconfitte su sette partite, successe anche a Lecce una cosa simile e con lo stesso allenatore. Come ne veniste fuori allora e come pensate di venirne fuori ora?

“Sempre attraverso il lavoro, con la quotidianità, l’impegno, facendo in modo che i risultati siano il premio del lavoro”

Budget sbilanciato sul centrocampo a discapito dell’attacco?

“La mediana è il reparto dove si gioca con più uomini, tenendo conto di come siamo partiti, cioè rivoluzionando la squadra, abbiamo dovuto bilanciare in funzione a quello che era obbligatorio fare. Abbiamo preso 18 calciatori, la cifra impegnata è sicuramente alta ma forse congrua con quello che dovevamo fare”.

Siete avanti con il lavoro rispetto al futuro, forse un po’ troppo visto che la squadra è ultima in classifica. Cosa non torna?

“Il calcio cerca sempre il colpevole, non ha pazienza e la cultura di dare il tempo per crescere. Dobbiamo sempre capire da dove siamo partiti, ma se lo dico sembrano le classiche scusanti per giustificare un risultato non buono. Ognuno di noi si sente colpevole, sono qui da nove mesi, ho avuto venti giorni nel mercato di gennaio, sono arrivati Saputo e Fenucci e le aspettative si sono alzate. Nel girone di ritorno siamo quasi sempre stati secondi, poi siamo arrivati in Serie A per ultimi, con sessanta giorni per ripartire con due titolari che sono Oikonomou e Masina. Dovevamo fare un mix tra esperienza e gioventù, siamo accusati di essere inesperti ma se in campo ci sono Mirante, Rossettini, Gastaldello, Brienza, Giaccherini e via dicendo credo ci sia anche l’esperienza”.

Perché non avete mai pensato ad un cambio di allenatore?

“Del cambio di guida tecnica avete scritto voi, noi abbiamo sempre dovuto smentire perché siamo consapevoli del fatto che serve tempo. C’è bisogno di lavorare e di avere pazienza”.

La fiducia in Rossi è dovuta al suo lavoro o alla convinzione nei confronti del valore di questa rosa?

“Ognuno di noi ha una cultura diversa, qui si dà molta importanza al lavoro. Si parla di Rossi, ma era così anche l’anno scorso quando ci avete rimproverato per non aver cambiato prima. Non diamo fiducia a Rossi perché ha già lavorato con noi in passato ma per quello che fa, noi non abbiamo la cultura dell’esonero ma quella del lavoro, attraverso questa pensiamo di ottenere i risultati che ci siamo prefissati”.

Il difetto principale della squadra?

“La classifica nei primi tempi ci vede al quinto posto, un’analisi andrebbe fatta. Questi dati significano una cosa, che la squadra ha delle qualità. Si tratta di mantenere certi risultati fino alla fine. Ci vuole lavoro, calma e pazienza. Sono passate sette giornate, ci sono delle assenze importanti ma credo che la squadra crescerà sempre di più”.

C’è una dead line?

“Il campionato va letto, oggi arrivi in Serie A e ti trovi con sette-otto squadre pronte per essere ai vertici. Squadre come Samp e Torino sono di livello medio alto, Chievo, Atalanta e Sassuolo hanno una struttura consolidata, non è facile ritagliarsi uno spazio. Noi puntiamo a consolidarci, dobbiamo fare tutti gli straordinari per raggiungere i nostri obiettivi”.

Si rimprovera qualche errore in sede di mercato?

“Quando fai 18 operazioni in entrata e in campo vanno in undici, ce ne sono 7-8 che non giocano. Questi possono sembrare acquisti sbagliati o situazioni non all’altezza. Credo che il giudizio si possa dare quando si tratta di inserire 3-4 pedine. Chi non gioca può apparire non all’altezza ma è così, si fanno semplicemente delle scelte. Gli errori possono diventare evidenti in futuro, ma quando uno porta a termine una operazione è perché crede sia giusta”.

Destro? Non pensa faccia fatica da solo in avanti?

“Non rimpiango di aver preso Destro, sono convinto che un attaccante con queste qualità faccia la differenza. Destro ha grandi qualità realizzative, se accanto ha Mounier, Giaccherini o Brienza non credo cambi qualcosa. Mi dovrei preoccupare se non avessi preso un giocatore come Destro a 6.5 milioni di euro. Ci sta che a volte possa non segnare, fa parte del gioco”.

Il Bologna è una delle squadre che corre di più, ma forse corre male.

“L’importante è avere una squadra che corre. Se non corresse sarebbe un problema. Il tecnico analizzerà questo aspetto per cercare di migliorarlo”.

Se la sente di dare un messaggio?

“Cerco di essere meno banale possibile. Noi crediamo nel lavoro e pensiamo che solo così potremo uscire da questa situazione”.

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