Chiesa racconta lo scudetto 1927: “Andrebbe assegnato al Bologna”

Chiesa racconta lo scudetto 1927: “Andrebbe assegnato al Bologna”

Lo storico Carlo Chiesa spiega cosa accadde in quella stagione.

In casa Bologna è tornata di attualità la vicenda legata allo scudetto 1927 revocato al Torino e non assegnato ai rossoblu che si erano classificati come secondi.

Lo storico Carlo Chiesa prova a fare chiarezza sull’accaduto ai microfoni della Tv ufficiale del Bologna: “Siamo nel primo campionato a divisione nazionale e lo vince il Torino, al suo primo scudetto, conquistato nello stadio Filadelfia appena inaugurato. Due settimane dopo, due giornali, Lo Sport di Milano e il Tifone di Roma se ne escono con degli articoli nebulosi in cui si fa un contorto accenno ad un illecito che sarebbe accaduto nel giorno del derby di ritorno tra Torino e Juventus del 5 giugno, nel girone finale per lo scudetto, partita vinta dal Torino per 2-1 e decisiva per la vittoria del campionato. A fine agosto-inizio settembre parte l’indagine della Federcalcio, condotta dal nuovo presidente federale Leandro Arpinati, podestà di Bologna e sottosegretario del partito, bolognese di adozione perchè era romagnolo di Civitella, uomo molto potente, puntiglioso e coerente, il quale aveva voluto questa riforma che aveva razionalizzato il calcio italiano. Assieme a Giuseppe Zanetti, segretario generale della Federcalcio, conduce un’indagine: vengono trovati, in un cestino della pensione in cui abitavano i protagonisti a Torino, i frammenti di una lettera che, ricomposta come un puzzle in un lavoro di 18 ore, costituirà elemento decisivo. In novembre, esce il clamoroso verdetto del processo sportivo: revoca dello scudetto al Torino, squalifica a vita per il presidente Granata Enrico Marone, squalifica a vita per Luigi Allemandi, giovane emergente e difensore della Nazionale, passato dalla Juventus all’Inter dopo poche settimane dalla fine del campionato. In realtà per legge generale dello sport, come scritto allora anche dalla Gazzetta, se viene revocato il titolo al primo classificato, il titolo passa automaticamente al secondo, che allora era il Bologna. Arpinati, però, non volle che lo scudetto andasse al Bologna perchè era un personaggio in vista e tifoso del Bologna. Ci furono, poi, due appendici: un processo penale che si svolse a Bologna per una causa di diffamazione per cui tutto lo svolgimento della vicenda venne fuori; il 21 aprile del 1928, Ferretti promulgò un’amnistia generale per tutti i tesserati delle federazioni sportive che portò Allemandi a tornare in campo e Marone a tornare presidente del Torino. Non so su cosa siano fondate la richieste del Torino di avere di nuovo intitolato lo scudetto del ’27, perchè si parla genericamente di ingiustizie. L’inchiesta aveva appurato che un dirigente del Torino, confesso, aveva corrotto un giocatore della Juventus, poi identificato in Allemandi ( che si professò sempre innocente) tramite uno studente di ingegneria siciliano iscritto al Politecnico di Torino, versandogli 25000 lire, cifra altissima a quei tempi”.

“La vicenda finì lì – continua Chiesa – ci fu soltanto il tentativo dei consiglieri del Torino di togliersi di dosso questa squalifica a vita che riuscì per 17 di loro ma non per presidente e vicepresidente. A partire dal 1976, quando il Torino tornò a vincere lo scudetto, si è cominciato, da parte del Torino, a richiedere ufficialmente la restituzione del ‘maltolto’, ma non si capisce perchè ‘maltolto’ in realtà: l’illecito è conclamato, provato e confessato. Io personalmente mi sono appassionato a questa storia e ho risolto il mistero; tra pochi giorni uscirà un libro in cui spiegherò, documenti alla mano, come andarono le cose in quella famosa primavera del 1927. Il mio parere storico è che andare a rimettere le mani in decisioni prese 90 anni fa sicuramente è molto complicato, ma qualora si decidesse di farlo, dico che non ci sono dubbi: lo scudetto andrebbe assegnato al Bologna – perchè non c’è più lo scrupolo personale che impedì all’allora presidente della Federcalcio di applicare la legge generale dello sport – e non può essere ‘restituito’ al Torino perchè purtroppo questa fu una decisione corretta in quanto un dirigente del Torino fu colto in flagranza di illecito sportivo”.

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