Che sinfonia questo Bologna: dirige il maestro Donadoni

Che sinfonia questo Bologna: dirige il maestro Donadoni

Squadra corta e compatta, contraddistinta da un movimento all’unisono di tutti gli interpreti. Col Napoli però si è visto anche qualcosa di nuovo.

Lo aveva detto anzitempo mister Donadoni: dovrà essere un Bologna con una precisa identità di gioco, a prescindere dall’avversario. Quell’identità di gioco si è intravista nel match con l’Atalanta, il primo dopo il cambio in panchina, ed è stata evidente sin dal blitz del Bentegodi col Verona. Squadra corta e compatta, contraddistinta da un movimento armonico di tutti gli interpreti.

C’è un dato che testimonia tutto questo: con Donadoni la lunghezza media della squadra è stata di 24,55 metri, mentre con Rossi era di 56,875 metri. Questa statistica fa la differenza nel calcio moderno, perché è sintomo dell’equilibrio o meno di una formazione. Non a caso, nelle migliori uscite col vecchio allenatore, quelle con Frosinone e Inter, la squadra era rimasta corta, pur senza avvicinarsi ai numeri fatti registrare ultimamente. Due casi rimasti comunque un’eccezione, visto che contro Lazio, Udinese, Juve e Palermo si è arrivati quasi a 70 metri di lunghezza media, con reparti lunghissimi e sfilacciati fra loro.

Col Napoli però si è visto qualcosa di nuovo. Pressing per mettere in difficoltà Jorginho e compagni, e rossoblù con un baricentro alto, quasi altissimo: 10 metri oltre la metà campo. Atteggiamento aggressivo ordinato su precisa indicazione di Donadoni, che ha preparato al meglio la partita. Un adeguamento che ha portato al dominio in mediana, con 30 palloni recuperati, a fronte di sole 13 palle perse. Una statistica ribaltata rispetto alla serata no di Torino.

Il tutto è stato favorito da una condizione atletica straripante, se si pensa che il Bologna ha scavalcato proprio gli azzurri in testa alla classifica delle squadre di A che corrono di più, con 109,2 chilometri di media contro i 108,8 dei ragazzi di Sarri. Le gambe che girano a mille però non bastano, si è visto con Rossi: fondamentali sono l’equilibrio e la compattezza che Destro e compagni hanno raggiunto. L’orchestra suona ormai all’unisono: mettetevi comodi, dirige il maestro Donadoni.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy