Bombardini: “Mi rivedo in Masina, mi piacerebbe lavorare in questo Bfc”

Bombardini: “Mi rivedo in Masina, mi piacerebbe lavorare in questo Bfc”

L’ex calciatore rossoblù Davide Bombardini è intervenuto ieri sera nel corso di Tempi Supplementari, in onda sul circuito Radio International – Radio Nettuno e condotta da Ugo Mencherini e Vittorio Longo Vaschetto con la collaborazione di Ugo Bentivogli. Di seguito l’intervista.

Davide, dopo Palermo-Bologna prevale la soddisfazione per il punto comunque conquistato o il rammarico per non aver fatto bottino pieno?

“Effettivamente il Bologna avrebbe potuto raccogliere i tre punti, però non mi fermerei alla prestazione di oggi ma guarderei a quello che sta facendo la squadra in questa stagione. E’ un bellissimo Bologna, io mi diverto e da tifoso sono contento di vedere una squadra che è cresciuta e sta crescendo partita dopo partita dandoci delle grandi soddisfazioni. Contro il Palermo qualche occasione l’abbiamo avuta, non era facile e certamente noi giocavamo più sciolti di loro visto che per i rosanero i punti iniziano a pesare. Io mi accontento: un punto fuori casa va sempre preso”.

Da uomo di calcio ti era mai capitato di assistere a un cambio di marcia così deciso e rapido come quello che ha impresso Donadoni?

“E’ davvero raro vedere un cambio di passo come quello che c’è stato quest’anno a Bologna. Tutti abbiamo visto le prime dieci partite e personalmente io ero preoccupato, poi nel giro di una o due settimane è cambiato tutto. Giocatori che prima erano irriconoscibili ora sono diventati quelli che sono e che tutti ci aspettavamo. Non ricordo un cambio di allenatore così azzeccato al momento giusto”.

Qual è il giocatore che più ti ha colpito? 

“Diawara è stato una grandissima sorpresa, contando anche che ha 18 anni e lo scorso anno giocava in Lega Pro. Aspettarsi una stagione così da lui, al primo anno in A, era probabilmente fantascienza. Invece sta mostrando grandissima personalità, ha tempi di gioco, è bravo, è sempre dappertutto e sa chiudere tatticamente: è la sorpresa più grande di questo Bologna. Poi i vari Masina, Oikonomou, Donsah, ragazzi che non hanno mai fatto la serie A e che stanno mostrando il loro valore”.

C’è qualcuno che rispecchia le tue caratteristiche?

“Il mio erede? Ce ne sono anche di più forti. Come attaccamento mi rivedo un po’ in Masina, vedo che vuole rimanere a Bologna e gioca terzino sinistro anche lui (ride, ndr). Le analogie non sono ovviamente calcistiche, ma caratteriali. E’ cresciuto lì, ha avuto la fiducia della società ed è normale che senta la maglia”.

Qual è il ricordo più bello che hai della tua esperienza a Bologna da giocatore e da tifoso?

“Da tifoso, ricordo quando ero piccolo e andavo in trasferta a Cesena. Ma non dimenticherò mai quel giorno a Verona, quando eravamo in 7-8mila, e la soddisfazione di quel gol. Non ricordo quel giorno tanto per la nostra partita quanto per il gol del Genoa contro il Torino: lì mi scesero le lacrime, ero un bambino felice. E’ stata una liberazione, tutto quello che avevamo vissuto e accumulato dentro durante l’anno, la tensione, a un certo punto è volata via. Per me è sempre stato così, Bologna l’ho vissuta sempre con un po’ di ansia. Il primo anno dovevamo vincere il campionato e siamo stati in ballo fino all’ultimo giornata. L’anno dopo dovevamo salvarci e  anche in quel caso siamo stati in ballo fino alla fine: qualcosa di tranquillo non c’è mai stato. Con il fatto che abitato a Imola, in molti mi fermavano chiedendomi di volta in volta “Allora, vinciamo il campionato?”, “Allora, ci salviamo?”. Era uno stress…. Ero il giocatore più felice del mondo, ma emotivamente la vivevo sempre con l’ansia di non potercela fare. Se fossi retrocesso a Bologna mi sarei portato dietro una croce addosso incredibile. Alla fine è andata bene”.

Visto il tuo grande attaccamento alla maglia, il Bologna ti ha contattato per un ruolo?

“No. Ognuno prende la propria strada e non è facile: i ruoli a Bologna ci sono, sono definiti e chi li ha li tiene stretti. Mi piacerebbe ovviamente molto, essendo legato alla società. Per certe cose devi essere al posto giusto al momento giusto, devi aver mantenuto rapporti con chi poi ti ritrovi in società”.

A Bologna però ti rivedremo in curva?

“Certamente si. Sempre forza Bologna!”.

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