Albertini al QS: “Bologna piazza ideale dove giocare, Donadoni grande lavoratore”

Albertini al QS: “Bologna piazza ideale dove giocare, Donadoni grande lavoratore”

L’ex vicepresidente della Figc parla del suo rapporto con l’attuale mister rossoblù e fa un confronto fra il Donadoni calciatore, col quale ha vissuto l’esperienza al Milan e in Nazionale, e il Donadoni allenatore.

Se c’è qualcuno che conosce bene Roberto Donadoni, questo non può che essere Demetrio Albertini. I due sono stati compagni nel Milan e in Nazionale, dove hanno condiviso trionfi e delusioni. Uno, l’attuale mister del Bologna, era all’apice della sua carriera; l’altro, invece, era un giovane emergente. Eppure il rapporto era e è rimasto saldo, tanto che fu Albertini, nel 2006, quando ricopriva la carica di vice commissario straordinario della Figc, a fare il nome di Donadoni come possibile CT azzurro.

Si era in piena Calciopoli e Guido Rossi mi chiese di sottoporgli i profili di allenatore migliori che in quel momento non erano sotto contratto: fra quei quattro-cinque misi anche Roberto – confida l’ex, fra le altre, di Lazio e Barcellona -. Troppo giovane per quel ruolo, disse qualcuno: ma da vent’anni masticava il calcio di vertice“.

Donadoni, insomma, aveva la staffa da leader già quando giocava nel Milan, quello dell’avvento di Berlusconi e delle tante vittorie in campo nazionale ed internazionale. Ma che tipo di calciatore era? “Quello l’avete visto tutti: abbinava la qualità ad una grande tenuta fisica. Nello spogliatoio era “Osso” – racconta Albertini -, quello che non mollava di un centimetro e guidava il gruppo. Nel modo che è sempre stato la sua cifra: poche parole e molti fatti“.

Una filosofia che Donadoni ha conservato una volta diventato allenatore e che lo ha contraddistinto sin dal suo arrivo all’ombra delle Due Torri. “Non mi stupisco di come abbia trasformato il rendimento della squadra, perché ha due grandi pregi: primo, è un lavoratore instancabile, uno che fa sempre una cosa in più piuttosto che una in meno; secondo, è un’aziendalista, nell’accezione migliore del termine – sottolinea Arbertini -. Dialoga con la società e sa tirar fuori il meglio dal gruppo che gli danno”. 

Il matrimonio Donadoni-Bologna per ore va a gonfie vele: i rossoblù stanno risalendo sempre di più la classifica e il mister, dopo l’ultimo, travagliato anno di Parma, ha trovato la piazza ideale dove poter esprimere tutte le proprie doti. “Se oggi fossi calciatore, in un club come quello di Saputo verrei di corsa. Città stupenda e un progetto per crescere: non manca niente. In più c’è Fenucci, col quale – dice Albertini – sono amico fin dai tempi di Lecce. So quanto sia serio e competente: una garanzia in più per il Bologna“.

L’ex dirigente Figc chiude con una battuta su Destro e Giaccherini, due nomi possibili per la Nazionale che si presenterà al prossimo Europeo in Francia: “Hanno fatto bene a scegliere Bologna. Nelle cosiddette grandi, Juve a parte, di calciatori italiani ne giocano davvero pochi. Se vuoi candidarti alla maglia azzurra, non vedo club più indicato di quello rossoblù“.

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