Zavanella: “Da due a tre anni per ristrutturare il Dall’Ara”

Zavanella: “Da due a tre anni per ristrutturare il Dall’Ara”

Gino Zavanella, ospite della trasmissione Tempi Supplementari, ha raccontato i suoi principi generali sulla realizzazione degli stadi: per accordi col BFC non può entrare nel dettaglio del suo lavoro e del progetto presentato a Saputo nel corso di una riunione tenuta venerdì scorso

Dunque ha incontrato il patron del Bologna, Joe Saputo.

“L’incontro c’è stato: Joe Saputo era in Italia, abbiamo parlato dello stadio e di tante cose e non solo dello stadio”.

Il tavolo è allargato non solo al Comune ma anche alla Soprintendenza delle Belle Arti, oltre naturalmente al Bologna.

“Dobbiamo pensare che lo stadio è un contenitore in qualunque città, probabilmente il più grande contenitore presente in ogni città. È ovvio che progettare uno stadio, ovunque esso sia, è un grande impegno per chi lo costruisce ma anche per tutta la città che lo accoglie”.

Quali sono, in generale, i criteri attuali per la ristrutturazione o costruzione di nuovi stadi? Stadi che sono sempre più creati nel centro delle città e non più in estrema periferia come tempo fa.

“Ogni città e ogni stadio hanno una storia a sé. Non esiste il prototipo di stadio perfetto, ma esistono tante possibilità differenti. Non mi è mai piaciuto generalizzare, comunque oggi, intanto, c’è un tentativo di recupero degli stadi che sono in funzione. Si cerca di far diventare gli stadi una forte componente cittadina: io li chiamo un’agorà con un forte cordone ombelicale al centro della città. È fondamentale un attaccamento alla città stessa: lo stadio ha un volume di persone che lo affollano talmente importante che utilizzarlo ogni due settimane e venti volte in un anno, sarebbe un approccio sbagliato al progetto. Lo stadio deve far parte della vita della città e deve essere utilizzato dagli amici che lo frequentano per la partita, ma anche da tutti quei cittadini, a livello di servizi, che poi alla partita non ci vanno. Quindi un utilizzo tutti i giorni della settimana a disposizione della città da vivere quotidianamente. Già lo stadio Dall’Ara viene utilizzato abbastanza, con palestre e piscina: è stato concepito in maniera piuttosto moderna e credo che, qualora si scegliesse per una ristrutturazione del Dall’Ara, dovrebbe essere ancora aumentato questo utilizzo”.

Come mai la tendenza nella costruzione dei nuovi stadi è quella di ridurre la capienza?

“Intanto nei nuovi stadi, prendiamo ad esempio lo Juventus Stadium, aumenta il comfort, quindi noi pensiamo che uno stadio debba essere molto più avvicinato al teatro. La tendenza è quella di aumentare la permanenza all’interno dell’impianto stesso: magari arrivare due ore prima dell’inizio della partita e lasciarlo due ore dopo. Lo Juventus Stadium docet: invece dei 90’ della partita, la gente sta iniziando a fermarsi tre o quattro ore, godendo dei servizi offerti che le permettono di godere della giornata o della domenica. L’ideale sarebbe avvicinare tutta la famiglia allo stadio: poi al momento della partita chi è interessato alla gara va a vederla, chi non è interessato va a fare shopping, va al cinema o in palestra. Insomma a fare tutte le attività che gli propone lo stadio stesso. Per quanto riguarda la capienza non sono io che lo dico ma lo dicono le statistiche: il pubblico sta diminuendo allo stadio. Dunque per me maggior comfort, maggiori servizi e minor capienza. Del resto la televisione ha “rubato” moltissimi spettatori allo stadio e dunque vanno alla partita soltanto quelli veramente interessati alla gara in sé”.

Tra i comfort c’è anche la copertura completa dell’impianto.

“È ovvio: uno dei primi segni di civiltà avere stadi coperti e comodi. Al Nord ci sono alcuni stadi nei quali sono addirittura riscaldate le poltroncine. Non si può essere eroici per vedere la partita: deve essere un divertimento e anche piacevole restare”.

Quanti anni ci vorrebbero per ristrutturare il Dall’Ara?

“Io credo che costruire uno stadio mantenendolo attivo, sia un grosso problema di programmazione. Ma con le tecniche moderne si può continuare a giocare e nel contempo realizzarlo, come ad esempio è accaduto per lo stadio di Udine. Probabilmente se non si fosse giocato sarebbe stato pronto in un anno, così invece ne sono occorsi due e mezzo. Però ci sono riusciti, riducendo in questo periodo la capienza. Ci sono poi scelte tecniche, della società e dell’amministrazione comunale. Ma tutto si può fare. Gli anni per ristrutturare uno stadio come il Dall’Ara possono variare da due a tre a seconda di quanto si intende ridurre la capienza”.

In Germania stadi nuovi nel 2006 ma con uno spazio per la tifoseria organizzata, ovvero gli ultras. Cosa potrebbe accadere in Italia.

“Credo che Joe Saputo abbia ben presente questo tema: a Montreal, del resto, esiste lo stadio Saputo. Nell’eventuale ristrutturazione del Dall’Ara questo problema sarà tenuto sicuramente presente”.

Che ruolo ha la Soprintendenza alle Belle Arti?

“Il visto è assolutamente imprescindibile. Se dovessimo presentare un progetto di ristrutturazione del Dall’Ara, e visto che lo stadio ha più di 50 anni, la Soprintendenza ha il diritto-dovere di esprimersi in merito al restauro dello stadio”.

Tra tutti i progetti qual è il suo preferito?

“L’ultimo perché io penso sempre a domani e mai a ieri. In questo momento sono impegnato sul Dall’Ara che mi sta appassionando per varie vicende. Non lo dico per piaggeria, ma è vero: io consumo i progetti non solo quelli che realizzo ma quelli che creo. Alla Gau Arena, lavorano con me 18 tra architetti e ingegneri: mi piace dire che io sono la mente e loro il braccio, ma ovviamente sono la mente anche loro!”.

Nel caso di restyling del Dall’Ara i tifosi chiedono una valorizzazione della Torre di Maratona

“Sono perfettamente d’accordo: la Torre di Maratone va esaltata”.

L’architetto Gino Zavanella nasce a Torino e ora vive tra il capoluogo piemontese, Roma e Viareggio. È iscritto all’ordine dal 1970 e dal 1986 con Gau Arena inizia ad occuparsi con regolarità di impiantistica sportiva.

Tra gli stadi attualmente progettati, lo Juventus Stadium, l’Euganeo di Padova e lo stadio di Rijeka. Suoi i progetti del nuovo stadio della Roma, del Palermo, del Pisa. Ha firmato anche gli studi per lo Juventus Training Centre a Vinovo, il Palermo Training Center, Sportilia, la città dello sport sulle colline cesenati. All’estero sono suoi lavori, il Samawa Stadium e il Mosul Stadium in Iraq nonché lo Yichang Sport Complex e il Tunisi Stadium.

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