Zanetti non scemo, Saputo sì? Se in quel 2014…

Zanetti non scemo, Saputo sì? Se in quel 2014…

Due anni fa il Bologna passava di mano, dopo un duello thrilling tra Zanetti e Saputo il Bologna sbarca a oltreoceano. Ma se non fosse andata così…

La storia è nota, inutile ripeterlo. Quell’autunno 2014 passato in trepidante attesa che il Bologna passasse di mano da Guaraldi agli americani non lo dimenticherà nessuno, così come tutti ricorderanno il fatto che a Vicenza Massimo Zanetti parlò da presidente in pectore dalle tribune del Menti, dopo aver negato udienza a Saputo per una pennichella. Proprio recentemente Zanetti è tornato a parlare, stavolta da sponsor Virtus. Persiste la sua oculata strategia di fare quasi sempre il compitino, nel Bologna mise circa 4 milioni poi i briscolini vollero farlo fuori e lui colse l’attimo per uscire dalla porta evitando, magari, di perdere altro denaro visto il groviera rappresentato dal bilancio del Bologna di allora, un problema che, ahinoi, continua a protrarsi anche ora se Saputo ogni anno è costretto a ripianare di un trentello. Ora, in Virtus, ha dichiaratamente affermato di non voler diventare proprietario unico, lui che con il suo sterminato patrimonio potrebbe riportare la Virtus ai vertici italiani. Ma non ne ha bisogno, perché il suo sponsor è già famoso a livello internazionale e non nutre la necessità di esporsi interamente in una realtà in declino come il basket. Diciamo che Zanetti evita che le società falliscano, ma poi si ferma lì. Imprenditore ricco ma non scemo, direbbe lui.

Quindi Saputo lo è, scemo? Apparentemente sì, in fin dei conti sta mettendo 100 milioni nel Bologna a fondo perduto, una cifra che ha addirittura fatto ammettere a Zanetti che forse, in quell’autunno 2014, è andata bene così. In realtà, c’è una sottile ma grande differenza. Saputo ha scelto di investire pesantemente nel Bologna non per un gioco personale, o per il classico divertimento stagionale del riccone di turno in attesa che si stufi e se ne vada altrove, bensì per rendere la realtà Bologna nuovamente prestigiosa con un progetto ambizioso e di difficile realizzazione, che però ha fornito nuove prospettive alla piazza e al tifo. Se da un lato Zanetti avrebbe consentito al Bologna di vivacchiare e andare avanti, sopravvivere alla giornata un po’ come fatto da altre proprietà, dall’altro Saputo sta cercando di cambiare radicalmente le cose. Probabilmente con Zanetti gli investimenti sarebbero stati fatti con il bilancino, mentre ora in due anni siamo già a 100 milioni.

Il bilancino, a detta di molti, sta arrivando ora? In un certo senso sì, in attesa che il Bologna possa beneficiare di un aiuto determinante in termini di ricavi sia con lo stadio che con una riforma dei diritti tv. Vero, si potrebbe sostenere che gli investimenti fatti sulle strutture andrebbero dirottati sulla squadra, ma sarebbe una comparsata nelle parti alte senza una adeguata base di sussistenza. Spendere e spandere per giocatori senza un ritorno economico è il primo modo per sperperare denaro e fare in modo che uno degli imprenditori più ricchi del pianeta dica: non siamo all’Eldorado! Spendere 50-60 milioni in giocatori e creare un bilancio da profondo rosso senza ricavi adeguati che senso avrebbe? Dove risiederebbe la crescita? Ora, di sicuro la compagine dirigenziale è molto ampia e ci sarebbe modo di risparmiare denaro, ma sono tutti aspetti che il chairman sta già analizzando da tempo e non solo da qualche giorno. A Casteldebole decide Fenucci, a Montreal Saputo, ma pensare che il chairman non sia a conoscenza di determinati aspetti è folle. Ovvio, anche al sottoscritto piacerebbe avere tutto subito, ma razionalmente parlando non è possibile. Anche perché non è facile immaginare Zanetti e Baraldi che guidano in Lega Calcio una fronda interna per cambiare i diritti tv e incontrano il sindaco per ristruttura interamente uno stadio in via di decomposizione. Nessun scemo dunque, nessuna ‘lucida follia’ (Porcedda docet), solo un ricco proprietario che sta cercando di cambiare le cose con denaro e idee, con ambizione e determinazione, perché oltre ai soldi serve altro. Non potrà mai essere il chairman il problema…

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